- Autori: Jacqueline Reich e Catherine O’Rawe
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Donzelli
- Anno di pubblicazione: 2015
- ISBN: 9788868432362
Il divismo, inteso come ammirazione anche sfrenata verso un artista e verso le sue qualità anche estetiche, è fenomeno antico che ha sempre accompagnato ogni forma di spettacolo. Tuttavia, generalmente si indica l’Italia come il paese nel quale è nato il divismo così come lo intendiamo oggi. In realtà il divismo nasce nell’Ottocento in ambito teatrale con la figura del grande attore, ma è con il cinema che il fenomeno esplode e ha la sua massima diffusione.
Le prime dive, com’è naturale, sono le donne: su tutte, la grandissima Francesca Bertini, ma anche Lyda Borelli, Pina Menichelli, Leda Gys. Il primo divo di nascita italiana è invece Rodolfo Valentino, la cui carriera si svolge però essenzialmente all’estero, e sarà solo dopo la sua prematura morte che in Italia ne arriveranno gli echi. Se le dive sono letteralmente dee, eteree e irraggiungibili nella loro personificazione dell’ideale, gli uomini sono molto più incentrati sulla fisicità, sulla schiettezza e perfino su di una vena comica spesso anche decisa.
Consigliato a chi volesse avvicinarsi allo studio del cinema italiano, questo breve e gradevole saggio di Jacqueline Reich e Catherine O’Rawe intitolato Divi. La mascolinità nel cinema italiano (Donzelli, 2015) offre una prima panoramica sul fenomeno del divismo maschile in Italia.
Non si pensi necessariamente al divo come a un bellone palestrato circondato da donne pronte a perdere i sensi per lui: il divismo è essenzialmente fascino, e il fascino non nasce solo dalla bellezza. Anzi, a volte anche l’incarnare un modello di uomo più “normale”, un poco imbranato, magari anche sfortunato, può rendere un attore più divo di un bel visino e di un fisico muscoloso.
Innanzitutto, come nasce un divo e qual è il ruolo del pubblico nel consacrarlo tale? E, soprattutto, alla luce delle nuove tecnologie, com’è cambiato questo rapporto fra divo e fans? La prima parte del libro cerca di dare risposta a queste domande e di tracciare, a grandi linee, una storia del cinema visto attraverso il fenomeno del divismo maschile italiano. Vengono esaminate le dinamiche e i rapporti di causa-effetto, collocando il divo nel suo tempo e nel suo contesto e cercando di capire che cosa rappresenti, per il pubblico, un determinato attore.
La seconda parte è dedicata a undici monografie (anche se due di esse parlano di due attori ciascuna) che portano alla nostra attenzione i maggiori divi italiani di ieri e di oggi. Si inizia con Bartolomeo Pagano ed Emilio Ghione, due nomi oggi dimenticati dal grande pubblico. Il primo basò la sua carriera quasi interamente sul personaggio di Maciste, l’altro invece interpretò ruoli diversi. Dopo di loro si passa a Vittorio De Sica, caso più unico che raro di attore passato dietro alla macchina da presa ma sempre presente anche sotto i riflettori, sia cinematografici che televisivi. Segue Amedeo Nazzari, così perfetto nel ruolo dell’italiano ideale da venire votato come tale in un sondaggio televisivo del 1982, qualche anno dopo la sua scomparsa. Ci sono poi il paternalistico Raf Vallone, l’istrionico Vittorio Gassmann, l’italiano medio Alberto Sordi, Marcello Mastroianni che mostra le proprie debolezze, l’idolo della sinistra Gian Maria Volonté. E ancora Benigni e Verdone a confronto, Servillo il divo di qualità, Scamarcio l’ex idolo delle ragazzine. Un campionario vario e di alta classe.
Jacqueline Reich insegna materie inerenti al cinema e alla comunicazione alla Fordham University of New York ed è professore ospite all’Università di Firenze. Catherine O’Rowe è lettrice di cultura italiana moderna all’università di Bristol. Entrambe esperte e studiose di cinema, costruiscono un saggio appassionante e divertente che funge da ottima introduzione a un argomento che potrà essere approfondito con la lettura di molte altre loro pubblicazioni.
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A chi ama il cinema ma non ha vissuto la sua stagione d’oro, se vuole saperne di più.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Divi. La mascolinità nel cinema italiano
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