- Autore: Charlotte Wood
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2026
Una donna di cui, per l’intera narrazione, non si conosce il nome abbandona la vita cittadina e il matrimonio per tornare nei luoghi della sua infanzia e si rifugia in una piccola comunità religiosa nascosta nel territorio australiano. Finalista al Booker Prize britannico, il romanzo Devozione (Fazi, 2026, trad. di Manuela Francescon) scaturisce dalla penna di Charlotte Wood, autrice di saggi e di romanzi di successo.
La scelta della protagonista è coraggiosa ma allo stesso tempo dettata da mille timori e insuccessi: un matrimonio che non è più quello di un tempo, un mondo in cui lei non si ritrova più, l’inquietudine di un passato con cui non ha mai fatto definitivamente i conti. La sua non è una scelta religiosa. La donna non è mossa da profonda fede, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana vita solitaria quasi per caso. Si allontana solo da ciò che è ed è stato il suo mondo.
Ma la mia fuga è di un genere diverso e meno definitivo.
scrive in questo modo riferendosi alla scelta fatta invece dalle monache della comunità. Inizialmente si reca lì solo come ospite che, come si legge nell’opuscolo che descrive la vita di quel convento,
ha diritto se vuole a una solitudine completa ed è libero di declinare qualsiasi invito a unirsi agli altri per pregare o consumare i pasti.
Eppure, dopo essere rimasta nella vuota cella così spoglia da annullare anche i suoi pensieri, la donna si reca con le suore alla recita dei vespri durante i quali s’avvicina ad alcune religiose non più giovani e intravede anche una figura maschile che le sembra già conosciuta. Al termine di quei canti, dell’ascolto di quelle voci eteree, prova, per la prima volta, un inaudito senso di pace.
Nonostante i primi approcci densi di serenità, la protagonista non diviene una postulante, anzi è turbata da quelle che definisce “barbarie della Chiesa cattolica”, incredula nei confronti delle suore che si definiscono “innamorate di Gesù” e vogliono vivere con lui in Paradiso. Eppure con quelle monache condivide una rasserenante tranquillità scevra da quei dolori, turbamenti e difficoltà che l’avevano fatta fuggire dalla vita sociale.
Dopo un primo allontanamento, la donna ritorna al convento e si adatta gradualmente ai ritmi della vita monastica: si dedica come le suore ai più svariati lavori di vita in comune. Le sue giornate sono lente, ripetitive, fatte di pulizie, riordino, preparazione di pasti. Lì ritrova se stessa anche non sa spiegare il motivo.
Non ho mai saputo trovare la parola giusta per ciò che provavo e che il mio corpo sapeva, ovvero un bisogno, un bisogno animale, di un posto in cui non ero mai stata ma che era, in modo inconfutabile, casa mia.
Le suore del convento sono tutte dedite alla preghiera e ai lavori quotidiani. Il cambiamento nella vita tranquilla viene dall’esterno, sotto forma di tre arrivi. Prima di tutto ecco l’invasione dei topi, prima intrufolatisi per nutrirsi del mangime dei polli, poi per divorare i piccoli pulcini e, in seguito, per appropriarsi dell’intero convento nutrendosi di cibi, carte e di qualsiasi cosa possa essere rosicchiata. A mutare e turbare ulteriormente la tranquilla atmosfera del convento giungono le spoglie mortali di Suor Jenny, una consorella assassinata in Thailandia anni prima e assai conosciuta da alcune monache del convento. Un’improvvisa alluvione ha riportato alla luce le sue ossa, che ora devono essere sepolte nella casa madre. Le suore vegliano, lottando contro sentimenti di perdita e di rabbia. Ad accompagnare nel suo ultimo viaggio suor Jenny c’è suor Helen Parry, un’attivista climatica ora religiosa, un’antica conoscenza della voce narrante che, al sentire il suo nome, torna indietro ai tempi della scuola superiore. E mentre i topi aumentano in modo costante spadroneggiando anche nei corridoi e nelle stanze del convento, la protagonista si ritrova a fare i conti con ricordi di un passato che pareva cancellato ma che è ancora vivo. Le immagini di una Helen Parry poco fortunata che aveva subito atti di bullismo proprio nella stessa scuola della voce narrante recano in lei turbamento profondo, perché lei stessa aveva fatto parte di un gruppo che si era preso gioco della compagna. Quest’ultima, però, aveva un carattere forte e aveva saputo reagire alle offese. Ora Helen Parry adulta è invulnerabile e sicura di sé. Una bambina dal cuore spezzato è diventata un’attivista appassionata e da molti apprezzata.
Qui i temi del rimpianto e del perdono la fanno da padroni: le storie della narratrice ci fanno pensare che perdonare o non perdonare fa parte della vita di ognuno e che può diventare un nodo gordiano quando pensiamo a persone che ci hanno fatto del male. Charlotte Wood presenta alcuni concetti piuttosto basilari, ma poi sviluppa questi temi in scenari complessi e coinvolgenti.
In Devozione non c’è un finale risolutivo anche se, va detto, alcuni punti cruciali con il passato trovano una risposta. La storia è coinvolgente e umanamente toccante per l’analisi introspettiva e il linguaggio metaforico dell’autrice. Oggi più che mai molte persone avrebbero bisogno di silenzio e semplicità per ritrovare se stesse, ma spesso invece scelgono luoghi caotici per ottenebrare ancor di più quanto irrisolto.
Nel complesso, quindi, Devozione è un romanzo contemporaneo e coinvolgente che porta la voce narrante a rivalutare tanto del proprio passato e che lo stesso può fare in chi si dedica a questa lettura.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Devozione
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