Curiosando tra accessori e abitudini storiche troviamo spesso delle sorprese. Si scopre così che certi comportamenti, più che modernissimi vizi, sono abitudini piuttosto datate e con radici a volte vecchie di secoli. Prendiamo, ad esempio, l’utilizzo dei famosi, e famigerati, filtri che permettono di modificare fotografie e scatti contemporanei. Ecco, tra 1700 e 1800 era in voga qualcosa di molto più semplice, ma basato sullo stesso principio. Si chiama Claude glass (specchio di Claude) ed è illustrato da un recente video della National Gallery di Londra. I fruitori? Turisti abbienti, pittori paesaggisti. E, sì, lo usavano anche scrittori e poeti.
Cos’è il Claude Glass e perché si chiama così
L’oggetto in sé è semplice. Si tratta di uno specchio, spesso di piccole dimensioni e forma convessa, con la superficie oscurata. Il nome deriva dal suo ideatore e primo utilizzatore, il pittore paesaggista francese Claude Lorrain, noto per i suoi sfumati e per un particolare utilizzo della luce nei quadri. Come funzionava? I viaggiatori, proprio come i moderni turisti muniti di telefono cellulare, davano le spalle al panorama. Quindi lo osservavano riflesso nello specchio. La tinta scura della superficie, proprio come una moderna lente fotografica, attenuava le linee e i contrasti di luce, garantendo un effetto filtrato, o se preferite, pittoresco, molto gradito dai tecnici del settore e dai semplici visitatori.
Il filtro del Settecento tra fruitori e detrattori
Come ogni tecnologia o moda legata all’estetica, anche lo specchio di Claude creò profonde divisioni tra gli intellettuali dell’epoca.
I sostenitori: l’entusiasmo di Thomas Gray
Tra gli usufruttori troviamo il poeta Thomas Gray che, nel 1775, nel suo Diario di viaggio nel Distretto dei laghi ne racconta l’utilità e gli svantaggi. Troppo preso dal riflesso, ad un certo punto del vagabondaggio, scivola ferendosi le nocche delle mani. Proprio come un qualunque contemporaneo distratto dalla tastiera.
I detrattori: il rifiuto di Wordsworth e Jane Austen
Dall’altra parte della barricata troviamo i puristi della natura. La famiglia di William Wordsworth ne possiede uno, quindi è verosimile che il poeta lo abbia usato e ne conosca bene la funzione. Eppure è un fermo sostenitore del rapporto diretto e quasi simbiotico con la natura, per lui fonte di ispirazione per la creazione di versi eterni. Lo specchio, secondo lui, sarebbe un ostacolo tra l’osservatore e il paesaggio.
Così la pensa anche Jane Austen che in Northanger Abbey ironizza sulla superficialità dei turisti alla moda: un probabile riferimento ai fruitori del Claude glass?
Come testare lo specchio di Claude con il tuo smartphone
Per chi volesse riprovare l’esperienza d’uso dello specchio di Claude oggi, grazie alla National Gallery possiamo contare su un suggerimento pratico. Oggi i Claude glass sono introvabili e non esistono in commercio. Ma è possibile sperimentarne uso e funzione proprio grazie al nostro cellulare... a patto di mantenerlo spento. In questo modo lo schermo nero funziona da specchio oscurato e ci consente di visionare un paesaggio come avrebbe fatto un turista del 1800. Mi raccomando, però, non ditelo a zia Jane.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Claude Glass: come funzionava lo specchio antenato dei filtri Instagram
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