Vagavo solitario come una nuvola.
È il verso forse più famoso di William Wordsworth tratto dalla poesia I narcisi, ma anche e soprattutto l’immagine vivida della sua filosofia creativa. E di uno stile di vita che cancella qualunque preconcetto sulla fragilità per tradizione associata ai poeti.
Al contrario il vate inglese, nato il 7 aprile, è un camminatore da record: secondo i calcoli, un po’ ironici, di un contemporaneo, durante l’intera vita avrebbe percorso circa 175 mila miglia a piedi. La meta? Il distretto dei Laghi, nel nord della Gran Bretagna, dove vive, ma non solo.
William Wordsworth: un poeta a piedi attraverso l’Europa
Ne 1790, durante la pausa annuale dell’Univerità di Cambridge, Wordsworth cammina attraverso la Francia rivoluzionaria, supera le Alpi diretto in Italia e torna attraverso la Germania. Arrivando comprensibilmente in ritardo per l’avvio delle lezioni. Del nostro paese ama soprattutto i dintorni del Lago di Como: forse gli ricordano casa e li immortala in pagine che restituiscono bellezza ed emozione. Insomma, è un esperto dei tour a piedi su vasta scala.
Ma non solo: le passeggiate fanno parte della sua routine quotidiana per l’intera vita. Un’abitudine che è esercizio, svago, piacere. E componente indispensabile per l’ispirazione poetica. Spesso si muove in compagnia della sorella Dorothy, che nei suoi Diari di Grasmere (editi da Sellerio, a cura di Marina Rullo, 2002) registra i dettagli memorabili delle escursioni quotidiane. Scrittrice talentuosa e abile, racconta la quotidianità nascosta dietro alle poesie più celebri, con piglio essenziale ma capace di ironia.
Ha personalità da vendere, Dorothy, costretta nei limiti imposti dalla società all’universo femminile, eppure capace di uno stile vivace. E svela un retroscena segreto sul celebre fratello:
Di solito compone i versi all’aperto, e mentre è così impegnato a malapena si accorge dello scorrere del tempo, o difficilmente se piove o è sereno.
Comporre versi mentre si cammina
Niente stanze in penombra, raccoglimento o silenzio. Wordsworth crea mentre cammina, in piena luce. Non è un caso che le sue poesie abbondino di paesaggi boschivi, fiori in pieno rigoglio, scene campestri. Lo stesso poeta, nell’autobiografia poetica intitolata The Prelude (Il Preludio, Mondadori, 2020, a cura di Massimo Bacigalupo) racconta con un sorriso il suo modo di lavorare insolito: compone a ritmo dei suoi passi,
come un fiume mormorando e parlando a se stesso mentre tutto intorno è silenzio.
Con un piccolo aiuto: il suo cane, un terrier di nome Pepper, lo precede sulla pubblica via e torna ad avvisarlo se qualcuno si avvicina dalla direzione opposta.
Grato per l’avviso, io taccio, correggo la mia andatura, e con l’aria e l’aspetto di uno libero da pensieri, avanzo per scambiare un saluto che possa salvare il mio nome da quelle pietose dicerie, che si diffondono sugli uomini sospetti di pazzia.
Così, in questa promessa di primavera che tarda ad iniziare, il suo esempio invita a percorrere itinerari nuovi, riscoprendo il piacere di camminare. Esercizio di libertà e creatività in contatto con la natura che anticipa il turismo lento in voga nell’età contemporanea.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: William Wordsworth, il poeta che componeva versi camminando
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