Incontriamo Chiara Fraternale alla Libreria Ubik di Ferrara, prima della presentazione del suo Via Remolli 94, edito da BookTribu e nelle librerie da giugno 2026, il suo secondo romanzo venuto dopo Cosa succede dopo Alice.
Si tratta di una storia fresca e divertente che si sviluppa nell’arco di un’estate durante il periodo di vacanza, in un B&B partenopeo, e che ci guida, assieme alla giovane protagonista Nenè, alla ricerca di che cosa sia l’amore. Lo sguardo puro e ingenuo della ragazza si intreccia con riflessioni filosofiche e profonde che, attraverso tutti i colori delle stanze del B&B, cercano di analizzare ogni forma di amore all’interno delle relazioni umane. Una vena mistery rende pepata e accattivante la storia, con inaspettati colpi di scena e rivelazioni.
L’intervista a Chiara Fraternale
- Da dove nasce questa storia, come ti è arrivata e cosa hai voluto raccontare?
Nasce un po’ per caso: stavo andando a Ischia a presentare il mio primo romanzo, Cosa succede dopo Alice, e mi sono fermata qualche giorno a Napoli. Ho cercato volutamente di tenere nascosta la città nel romanzo perché mi piaceva l’idea che il lettore riconoscesse piano piano i luoghi che fanno da sfondo alla vicenda. Volevo creare un po’ di sorpresa sulla città, anche perché è talmente particolare da divenire quasi una persona.
Mi trovavo appunto in un B&B e ho sentito per caso un litigio, un pianto: il giorno successivo mi sono ritrovata a osservare gli ospiti della struttura per cercare di capire le dinamiche tra le persone e dentro di me prendevano forma delle riflessioni che in quel momento particolare già da un po’ stavo facendo. Il dilemma era che tutti soffriamo per le nostre relazioni, per l’amore, o pensiamo di soffrire per l’amore. Pensavo che fondamentalmente il problema di fondo è quello dell’accettazione: il lato profondo di questo romanzo è quindi portare alla luce il fatto che la forma più alta di amore è l’accettazione che permette di mantenere, anche alla fine di una relazione, un rapporto di bene e di affetto.
Oltre a questo, il B&B in cui mi trovavo era pieno di quadri che sempre mi hanno affascinato come forma d’arte. Tornando poi a casa, si è intrecciato tutto quanto della mia esperienza napoletana e a una mostra di Marcello Carrà, un artista ferrarese, grazie a un suo quadro si è perfezionata l’idea di scrivere questa storia. Questo quadro, che compare anche all’interno del romanzo, ritrae due volti che si guardano ma sono divisi da uno scoglio da cui si vede il crollo di lettere, cioè delle canzoni d’amore che sono di fatto le promesse d’amore tra due persone. In breve, intrecciando l’esperienza al B&B, le mie riflessioni sulle relazioni e il dipinto di Carrà, ho mescolato arte e umanità ed è nata questa storia che vuole parlare dell’amore in ogni sua forma. Ho creato sette stanze in cui alloggiare i personaggi, assegnando a ciascuna un colore per formare appunto un arcobaleno; e ho scritto la storia.
- La voce narrante è quella di Nenè, la protagonista, “curiosa della vita”, che è alla ricerca di che cosa sia l’amore; il B&B offre l’opportunità di un osservatorio particolare all’interno del quale passa tanta umanità cui si assiste in presa diretta. In che modo la scelta della voce narrante ti ha permesso di entrare nei contenuti?
La mia è stata una scelta stilistica: mentre nel primo romanzo ho utilizzato la terza persona, ora volevo costruire un romanzo un po’ più strutturato, e l’idea di utilizzare la prima persona mi sembrava, in un certo senso, una scelta più curata. Il fatto di scegliere una ragazza giovane è legato ovviamente al fatto che a quell’età ci si chiede per la prima volta cosa sia l’amore per dimostrare che, in fondo, nemmeno gli adulti sanno poi in realtà ben destreggiarsi in questo complicatissimo mondo di emozioni.
Quindi tutto è partito da una scelta stilistica; poi, a mano a mano che scrivevo, ho confermato la convinzione che questa fosse la scelta giusta, ovvero parlare con gli occhi di una ragazzina anche recuperando alcuni aspetti della mia adolescenza. In realtà Nenè, che proviene da una realtà disagiata e che farà scelte che risentiranno proprio della sua esperienza di vita, molto diverse dalla mia, non mi assomiglia affatto: Nenè farà una scelta ragionata che non è sempre quella migliore e non è certamente quella che io avrei fatto.
- Qual è il significato anche simbolico della stanza indaco da cui Nenè osserva nel modo più autentico e puro la realtà, un luogo segreto e nascosto dietro un quadro, come abbiamo avuto modo di vedere, particolarissimo?
Il valore simbolico legato al colore indaco nasce inizialmente per gioco: mentre presentavo il mio primo romanzo ho fatto il Cammino degli Dei, perché mi piaceva l’idea di portare il romanzo in cammino. Sono stata ospite di una coppia che credeva nei bambini indaco e pensava che io stessa lo fossi. Scherzandoci sopra, mi ero ripromessa di inserire nel mio prossimo romanzo una storia legata all’indaco.
Inoltre va detto che l’indaco è il colore nascosto dell’arcobaleno e dunque perfetto a rappresentare l’amore nascosto. Inoltre, per omaggiare la città di Napoli, ho voluto portare qualche cenno storico: sono numerosissimi i palazzi scavati nel tufo che nascondono passaggi segreti ed è una città ricca di leggende, come quella del Monacello, uno spirito che girava per i pertugi delle case e faceva dispetti: tutto questo ha ispirato l’idea della stanza indaco. Il dipinto, per quel che simboleggia, mi è sembrata un’ottima porta di accesso.
- Nenè, e noi lettori con lei, vede tanti tipi di amore: l’amore per la libertà, l’amore per un cagnolino, l’amore per la libertà, l’amore clandestino… lei personalmente approda ad un tipo particolare di amore e questo, in un certo senso, ci spiazza. Come mai questa scelta?
Avevo bisogno di un personaggio che rappresentasse la scelta di un amore ragionato, quotidiano e se vogliamo monotono perché aveva paura: Nenè ha paura, ha bisogno di sicurezza, non ha appoggi familiari e dunque, pur ammirando il tipo di amore scelto dalla signorina Cloe e che è l’opposto di quello che sceglie, va nella direzione della sicurezza.
- Dentro questa storia, a un certo punto arriva Gilles, l’eclettico critico d’arte che scombussola tutto: scompone tutte le carte e forse anche la monotonia di queste vite in vacanza. Ogni personaggio trova il modo di mettersi in gioco e forse di dare il peggio di sé. Come mai hai voluto scombinare tutto in questo modo?
Gilles rappresenta il personaggio che, entrando in scena, crea un’opportunità che l’animo umano vuole cogliere subito: ci sono personaggi approfittatori che amano per convenienza, vivono di avidità e di sotterfugi. Dovendo creare un’occasione che mi portasse a sviscerare anche questo aspetto dell’animo umano, ho inserito Gilles che arriva a scombussolare tutto e a mettere alla prova soprattutto la coppia formata da Giuseppe e Lucia.
- Da qui in avanti il romanzo vira verso il giallo, scelta che per il lettore arriva un po’ inaspettata. Come mai questa scelta?
Ho sempre avuto la sensazione che il mio primo romanzo fosse un po’ troppo “di cuore”, e io a un certo punto volevo far morire qualcuno, creare mistero e suspense ed essere un po’ meno dolce, per dare un taglio un po’ più pepato alla storia.
- Tra tutte le stanze, qual è il colore che più si avvicina alla tua idea di amore?
Assolutamente la stanza verde.
- A quale lettore pensavi quando hai scritto questa storia?
In particolare lo dedicherei al lettore che ha avuto a che fare con l’accettazione ma che è riuscito ad elevarsi rispetto agli altri, cioè è riuscito a superare le delusioni cercando di non perdere sé stesso. I miei personaggi, agli occhi del lettore, possono apparire un po’ come dei perdenti: in realtà sono dei vincitori, dal momento che al giorno d’oggi, dal mio punto di vista, chi è in grado di saper accettare determinate situazioni può definirsi davvero un grande. Molti non sanno accettare: penso ai ragazzini ad esempio. Vorrei trasmettere che il fallimento è umano ed è parte di noi, e per questo va accettato non passivamente, ma come parte di noi.
Recensione del libro
Via Remolli 94
di Chiara Fraternale
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Chiara Fraternale, in libreria con il romanzo “Via Remolli 94”
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