“Storie di confini e di sopravvivenze” è il sottotitolo scelto dalla giornalista e scrittrice Daniela Tagliafico per raccontare, in questo romanzo di fantasia - ma non del tutto, purtroppo -, il dramma che il nostro tempo vive e non sembra capace di affrontare in modo efficace e giusto, quello dell’emigrazione di milioni di persone che si spostano in cerca di sopravvivenza.
In Chi resta mentre il mondo scappa (Vallecchi, 2026), l’autrice mette a confronto due luoghi estremi, l’isola di Lampedusa e la città di Ventimiglia, con gli occhi della giovane Mara, barista lampedusana che cerca di costruirsi un vita altrove, partecipando a un concorso per vigile del fuoco che la spedirà per il tirocinio al confine di Ventimiglia, dove avvengono scene disumane simili a quelle che si vivono giornalmente nell’isola del Mediterraneo, primo approdo di quanti, disperati, riescono ad arrivarci. Ma i capitoli del libro alternano due storie diverse: l’altro protagonista è Sandro, un poliziotto romano in servizio al Commissariato di Ponte Milvio, romanista sfegatato che nel tempo ha costruito un rapporto con un giovane vucumprà senegalese, Omar Saar, a cui fa un po’ da padre. Il ragazzo, dopo aver venduto oggetti taroccati sulla spiaggia di Santa Severa, vorrebbe fare un passo avanti rispetto alla vita difficile di immigrato, chiedendo aiuto al poliziotto buono che sembra volerlo aiutare. Potrebbe tornare nel suo villaggio, poco distante da Dakar, e aprire una panetteria, fornendosi in Italia dei macchinari appropriati. “Cazzarella”, così è stato soprannominato Omar, accetta il generoso prestito dell’amico commissario e torna in patria pronto ad aprire la sua boulangerie.
Il racconto di Daniela Tagliafico è troppo denso, ricco di implicazioni storico-politiche, sociali, umane, culturali per poterlo riassumere in una recensione. Quello che colpisce nella narrazione è la profondità dell’analisi, della lettura dei fatti che sembrano essere sotto gli occhi di tutti - i giornali e le tv ne parlano continuamente, ma in modo superficiale e solo emotivo: in genere in prossimità di emergenze, naufragi, passerelle di politici e pontefici. Invece, in questa storia spesso commovente seguiamo la vicenda di Mara, il cui sguardo, mentre serve cappuccini e brioches con gelato, si affina sui vari protagonisti dell’isola: i lampedusani accoglienti, quelli ostili, quelli di passaggio, altri che non vedono l’ora di andare altrove, quelli che lavorano all’hotspot, i poliziotti della scientifica, i volontari, i medici, i turisti. Un microcosmo che si confronta col più grande dramma del nostro tempo, con i naufraghi da schedare, curare, seppellire, ascoltare, a cui non affezionarsi, anche se i piccoli senza nessuno stringono anche i cuori più induriti. C’è la poetessa di Lampedusa, Caterina Famularo, che compare nella narrazione, ci sono i bravi giornalisti Desiderio e Colapinto, che hanno aiutato l’autrice nella stesura del suo libro, c’è l’ultima ostetrica di Lampedusa, Adelina, ultima appunto ora nessuno nasce più nell’isola, e altri personaggi verosimili nati dall’esperienza del soggiorno a Lampedusa dell’autrice.
Nelle pagine del libro troviamo citazioni, spunti di riflessione, fatti di cronaca, difficoltà per chi vive spesso isolato dal maltempo che flagella quella terra in mezzo al Mediterraneo. Vale la pena però di citare una frase del libro che mi ha colpito particolarmente e su cui dovremmo riflettere in profondità:
I migranti che ci mettono piede non lo sanno, ma il molo Favarolo, centoventi chilometri dalla Tunisia, meno di trecento dalle coste libiche, è un emblema tutto italiano: su quella striscia di cemento spoglia, dove non c’è riparo dal vento, dalle onde quando fa brutto, hanno sfilato politici italiani, cantanti e attori di tutto il mondo, telecamere, fotografi… [...] Bisogna stare attenti col molo Favarolo: sono caduti governi su quei quindici metri di cemento, si sono succedute campagne elettorali più violente delle mareggiate. Benvenuti a Lampedusa, benvenuti in Italia!
Mentre si addensano nuvole nere nei cieli d’Europa, mentre politici populisti scommettono sulle paure dell’arrivo in massa degli immigrati, uno sguardo più attento a chi si confronta ogni giorno con i problemi complessi dell’immigrazione, come fa questo bel libro, sarebbe utile e saggio e aiuterebbe a costruire un mondo meno violento e aggressivo.
- Autore: Daniela Tagliafico
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chi resta mentre il mondo scappa
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