- Autore: Serena Vitale
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Sellerio
- Anno di pubblicazione: 2025
Quante volte sentiamo di essere stati troppo distratti mentre gli eventi più importanti della nostra vita accadevano? Eravamo distratti o inconsapevoli? Quando ciò che accade segna la nostra intera esistenza? Non è facile rispondere a queste domande.
Nello specchio Rossana vede il suo nemico: è lo strabismo dei suoi occhi che odia. Comincia a cavare gli occhi alle bambole, infila gli spilli nelle foto che la ritraggono, ritaglia i pullover che indossa. Ha appena diciassette anni quando arrivano le voci: è la schizofrenia.
Sono un insieme di documenti poggiati sul tavolo, quelli che Serena Vitale ci presenta nel suo romanzo Cartella clinica (Sellerio, 2025). La storia si legge nelle frasi perentorie di un fascicolo sanitario, nella descrizione dei comportamenti rilevati, nelle parole estrapolate dai discorsi di Rossana, nella definizione clinica dei suoi stati d’animo, dei suoi sentimenti. Sprazzi di corsivo ci restituiscono con brutalità i trattamenti, le diagnosi, le terapie e il decorso clinico della paziente. Tutto è asettico in questi passaggi.
Ma Cartella clinica non è solo la storia straziante di Rossana: accanto alla sua vicenda, c’è la storia dell’autrice del libro, sorella tredicenne di Rossana, quattro anni più piccola. Le sue parole, fuori dal corsivo della documentazione sanitaria, narrano di una famiglia come tante, col suo familylect fatto di parole, gesti e nomignoli che ne definiscono l’identità. Con questo codice familiare, Serena Vitale ripercorre quanto accaduto alla sorella nel corso del suo internamento in diversi ospedali psichiatrici. I suoi ricordi sono il filtro col quale la scrittrice svolge questa spasmodica ricerca di senso, lo strumento con cui tenta di comprendere le cause e l’effetto, un lento e tortuoso percorso dentro sé stessa sino all’accettazione: “la schizofrenia non è un’influenza”. Le sue riflessioni di giovane ragazza caricano di tenerezza e sensibilità ogni singolo evento narrato, avvicinandoci a questa storia di malattia mentale con maggiore umanità.
Ad ogni ritorno la vedevo cambiata. Gli stessi lineamenti, ma come appiattiti, e i bellissimi occhi dilatati, senza luce.
Nella malattia di Rossana si specchia ognuno dei componenti della famiglia, i compagni e gli amici che non sono mai considerati semplici spettatori del lento e inesorabile evidenziarsi dei disturbi psichiatrici, ma protagonisti essi stessi del decorso della malattia. Serena Vitale non lo scrive in nessuna delle pagine, ma dallo scritto emerge inequivocabilmente che la sventura più grande di sua sorella non siano stati tanto i disturbi mentali, quanto l’incapacità delle persone che la circondavano di comprenderli.
Ho fatto i conti con questa cosa che dentro mi rodeva. Il dolore non passa, prende altre forme.
Lo spaccato di vita vissuta raccontato in modo così intimo in Cartella clinica rappresenta una vera e propria memoria civile, una fotografia in bianco e nero della condizione degli internati psichiatrici in Italia prima della Legge Basaglia, un’epoca in cui le cure psichiatriche erano contenzione e non comprensione della persona, dei suoi bisogni e del suo benessere. La descrizione dei manicomi che emerge dal racconto è crudelmente reale: sono luoghi in cui relegare i malati e la loro malattia, nascondendoli alla società.
Quando sogno mia sorella, creatura eletta, la vedo stare male su un letto di contenzione, con la bava alla bocca, e non è una visione bella. Ma questa storia andava scritta, perché credo si sappia poco di cosa succedeva in quei tempi.
Questa storia andava scritta, e andava scritta proprio nel modo in cui Serena Vitale ce l’ha consegnata.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cartella clinica
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