- Autore: Fabio Genovesi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2020
- ISBN: 9788804735526
Quando al termine di un libro provi una sensazione di tristezza perché sai che non potrai più vivere le avventure di quei personaggi, e ti senti un po’ come se avessi perso degli amici, significa che quel libro ha fatto centro, è riuscito a trascinarti con sé e a farti sentire parte della storia. È quello che potremmo definire “effetto Storia infinita”, il classico di Michael Ende dove il lettore, Bastian, apre il volume e si trova catapultato dentro il racconto.
Ecco, Cadrò, sognando di volare (Mondadori, 2020) riesce a fare questo: dopo aver chiuso il libro ci si sente un po’ più soli, orfani di quelli che ormai sono divenuti come degli amici, tenendoci compagnia durante la lettura, e si fa fatica a trattenere le lacrime nel lasciare quel mondo semplice ma profondamente sfaccettato, che poi altro non è che la vita. Sì, perché Fabio Genovesi non costruisce trame complesse e non disegna personaggi perfetti ma racconta l’esistenza nella sua complicata semplicità, quell’esistenza che spesso finisce per essere molto più romanzesca di quanto mai avrebbe potuto essere l’immaginazione. E così la “banale” vicenda di un ragazzo di ventiquattro anni che viene spedito a fare il servizio civile in un ospizio per preti diventa il motore per raccontare una storia di coraggio, di passioni e di sogni che, se ci crediamo fino in fondo, anche quando sembrano proprio impossibili, possono diventare realtà.
È l’estate del 1998 quando Fabio, studente di giurisprudenza non per scelta ma per realizzare il sogno della cugina, che è morta salvando una bambina dall’annegamento, inizia il servizio civile presso un monastero sperso in un angolo delle Alpi Apuane. Inviato lì come educatore, al suo arrivo scopre che in realtà non ci sono più studenti, ma solo due anziani sacerdoti e una perpetua con una figlia che pensa di essere una gallina. Non c’è molto da fare, quindi, per trascorrere il tempo, se non seguire le tappe dell’amato Giro d’Italia, durante il quale quell’anno si impone con le sue meravigliose imprese un giovane ciclista romagnolo di nome Marco Pantani, destinato a passare alla storia con l’appellativo di “Pirata”. Proprio le vicende sportive di questo straordinario atleta, che con un pizzico di follia e senza piani prestabiliti rende possibile l’impossibile, sono il punto di unione tra Fabio e Don Basagni, il burbero e solitario direttore del monastero. I due iniziano a guardare insieme le tappe del Giro, e poi anche quelle del Tour de France, ed entrambi trovano nel “Pirata” l’incarnazione di un sogno, arrivando a mettere in discussione la loro tranquilla, affidabile e abitudinaria esistenza.
Con la sua prosa unica, caratterizzata da un linguaggio semplice e leggero, Genovesi costruisce un romanzo che riesce a farci sorridere, poi ridere fino alle lacrime e allo stesso tempo ci commuove profondamente. Il racconto si muove su due registri: quello più disteso e squisitamente narrativo delle vicende di Fabio e delle straordinarie figure che gli ruotano intorno, e quello usato per descrivere le imprese di Pantani, per cui lo scrittore fortemarmino attinge alla sua esperienza di commentatore del Giro d’Italia e sceglie un ritmo che è quello di una vera e propria telecronaca. Del resto l’intimo legame di questo racconto con la passione per il ciclismo è svelato già dalla scelta del titolo, ripreso da una frase di Alfonso Gatto, anch’egli cronista del Giro d’Italia e amico di Fausto Coppi.
È indubbio che con questo suo lavoro Genovesi voglia rendere omaggio a uno sportivo tanto geniale quanto sfortunato, ripercorrendone le cadute e le vittorie, ma lo fa senza scadere nella retorica del riscatto, bensì costruendo un racconto che è un inno alla necessità di credere in qualcosa, grande o piccola non importa, purché sia in grado di accendere le nostre passioni e spingerci avanti. In fondo, la storia di Pantani è la storia di un uomo come tanti, è la storia di tutti noi,
naufraghi stupendi alla deriva, che piangono e ridono, piangono e ridono, aggrappati stretti a questa folle, smisurata, impossibile meraviglia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cadrò, sognando di volare
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