Ultimi due anni di servizio, prima della quiescenza. Al pensionando si risparmiano fatiche, nei posti di lavoro e negli impieghi, è una regola non scritta, ma osservata. A Romeo Ballarin piacerebbe poltrire nell’attesa, però il suo destino lavorativo non dipende dalla voglia di oziare, ma da una mano omicida. A quanto dicono, sarà “l’incarico peggiore della vita”. L’indagine tanto delicata del commissario della Polizia di Stato a Ferrara è in un thriller all’italiana, Buio di luna, Damster Edizioni (Modena, maggio 2026, 344 pagine). L’autore di questo romanzo tra i Gialli Damster è Massimiliano Foschi, tale sulla copertina, all’anagrafe e al secolo, dopo aver firmato anche con lo pseudonimo Max Cromaz, nei sei anni di scrittura creativa intrapresi dopo aver doppiato la boa dei cinquanta di età, già lettore onnivoro da sempre.
Dopo quasi sette lustri di servizio, il dott. Ballarin non ne può più. Si lascerebbe tutti alle spalle, vittime e carnefici, malcapitati e delinquenti, gente uccisa per pochi euro, come il gestore di un Internet Cafè pakistano in centro e canaglie, i due balordi strafatti che l’hanno accoltellato al cuore per 127 euro... cinque dosi di eroina. Sono andati subito a farsi in via Turchi, dove li hanno arrestati facile, informa il sovrintendente Mutolo, quei “tossici di m...a”, uno minorenne, “stanno diventando sempre più violenti e sono sempre più giovani”.
Rallentato da una brutta sciatalgia che lo affligge a giorni alterni, il commissario si avvia verso l’auto di servizio, borbottando tra sé. Cinquantasette anni portati male, fa sapere Massimiliano, consumati tra alcool, tabacco e caffè, diete sbagliate e sedentarietà, anche se starebbe volentieri lontano dal chiuso degli anonimi uffici delle Questure.
Alla larga dalla scrivania, però, Santoro lo informa ulteriormente al cellulare che il vice questore Carbone lo vuole sul posto del ritrovamento di un cadavere, in valle Furlana, laguna di Comacchio, settanta km da Ferrara. Chi lo ha rinvenuto ha chiesto espressamente di lui.
18:50 di un giorno di fine estate, un’ora di strada, meno se si corre, verso un altro morto ammazzato, il secondo in una sola giornata. E non ci si abitua mica, neanche dopo decenni di servizio in una mezza dozzina di Squadre Mobili in tutta Italia:
c’è un prezzo da pagare, a passare una vita intera sulla strada a guardare in faccia la sofferenza, ad affrontare la morte, a respirare l’odore ferroso del sangue o la puzza di merda e piscio di quelli che crepando rilasciano gli sfinteri.
Ballarin e Foschi non fanno sconti ai lettori, il linguaggio è crudo. Quando ci vuole, ci vuole. Il dirigente di PS sconta la solitudine. Nessuno ad aspettarlo a casa. Nessun calore. La moglie lo accusava di aver sempre messo il lavoro davanti alla famiglia e si è portata via una figlia, che non sente da mesi.
Un luogo sperduto e isolato, un casolare spettrale a due piani, abbandonato da tempo. L’ucciso è Vinicio Trevisan, pallottola di grosso calibro alla nuca. Niente bossolo, hanno usato un revolver o hanno provveduto a raccoglierlo. Gente attenta. A Comacchio la vittima è conosciuta. Fatto sta che non è per niente un poco di buono, ma uno stimato anestesista ospedaliero, ben inserito socialmente, rispettato da tutti e senza un’ombra.
La morte risalirebbe a quattro giorni, secondo il medico legale. Coincide con la denuncia di scomparsa della moglie. La signora insiste che il marito non aveva nemici e il corpo non presenta altri segni di violenza, si direbbe che il dottor Trevisani abbia raggiunto volontariamente l’area paludosa. A ritrovarlo è stato Mattia, figlio di Folco Cavallari, pescatore di anguille e buon amico di Ballarin. È un adolescente allampanato, impegnato in una prova di coraggio, se no quando mai sarebbe stato trovato un corpo, in quel postaccio tanto brutto e di pessima fama, secondo le storie che circolano: la “casa dell’impiccato”.
Quello che salta gli occhi della scrittura di “Max” Foschi è la scorrevolezza del periodo e dei dialoghi, da thriller di qualità, intercalati da qualche frase in vernacolo, tanto il ferrarese locale che le parlate del personale della Polizia, uomini e donne provenienti da più parti d’Italia. Soprattutto, l’autore estense è bravissimo nel trattare brevemente ma non sommariamente i caratteri e il modo di porsi di tutti i personaggi. Sono tanto ben descritti che sembra di vederli in azione in una fiction, dal primo all’ultimo, compreso l’autista, l’agente scelto Loiacono, pugliese. Un valido esempio è la neo arrivata ispettrice Lombardo, di aspetto austero, tratti spigolosi, molto alta e molto magra, rossa di capelli, lisci, che tiene legati in una lunga coda severa. A Ferrara da poco più di un mese, si è già fatta conoscere per i modi spicci con i sottoposti e persino i superiori, talvolta ai limiti dell’arroganza. L’impressione però è che sia una tosta, che sappia il fatto suo.
Arriva da Bologna, girano voci sul suo conto. Si chiacchiera di un trasferimento fortemente “consigliato”, per una torbida relazione col vicequestore del capoluogo emiliano, che ha destabilizzato il clima negli uffici della città dotta e grassa. Intorno al casolare, affollato soprattutto da colleghi, fa di tutto per mettere in mostra la placca dorata della Polizia di Stato, agganciata alla cintura dei jeans, a contatto della pistola. “Una postura e un atteggiamento che Romeo considera un po’ troppo da telefilm americano e, in ogni caso, poco adatti alla circostanza”.
Ecco come lo scrittore ferrarese dipinge letteralmente chi agisce nelle sue pagine. Quello che ognuno dice e fa sembra reale, si segue con estrema facilità e con gusto per la lettura. Sembra di vedere personaggi ripresi sul piccolo schermo, in uno sceneggiato di quelli giusti, giallo torbido. Fossi in voi, leggerei Foschi.
- Autore: Massimiliano Foschi
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Buio di luna
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