- Autore: Valentina Raffa
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Bookabook
- Anno di pubblicazione: 2025
Comincia con una voce, probabilmente sussurrata, Assurdo ma vero di Valentina Raffa (bookabook, 2025). Una voce spettrale di donna. Forse un fantasma. O forse, c’è da giurarci?, un’allucinazione.
Cerca la fonte di Cigala. Recati là. Dai le spalle al mare. Poi guarda alla tua sinistra. Io sono lì. Cercami.
biascica la voce: ne discende un’inquietudine che giocoforza si insinua già dalle prime righe del romanzo. Una tensione che nemmeno Angel Messina dapprima vorrebbe assecondare; è una cronista di nera, vanta un’indole pragmatica e se adesso sente “le voci” sarà certo per lo stress accumulato sul lavoro. Il fatto è che però la voce non molla. Si reitera. Insiste, risale a un nome e a una donna realmente scomparsa vent’anni prima: Maria Teresa Maggio si chiamava. Riguardo alla sua sparizione blandi sospetti e nessuna prova: caso chiuso come si usa fare in circostanze analoghe.
Sullo sfondo di una Sicilia identificabile ma non furbescamente cartolinesca, Assurdo ma vero si evolve come un giallo paranormale: in parallelo alla struttura crime, la trama afferisce a spiazzanti ambiti occulti. Ciò che concorre ulteriormente allo spessore tematico del libro, concerne dimensioni antinomiche palesi e sottese: logica/suggestione, realismo/magismo, sguardi aperti/sguardi chiusi, parafrasando Doppio sogno di Arthur Schnitzle. Per inquadrare questo romanzo da un ulteriore punto di vista: con uno stile adeso alle convenzioni del genere ma non privo di ricercatezze stilistiche, Valentina Raffa governa un crescendo narrativo sviluppato per molteplici affluenti. Come se non bastasse l’indagine su Maria Teresa Maggio, la giornalista si coinvolge (immaginate un Dylan Dog pubblicista) anche nell’omicidio esoterico (?) di una bambina di sette anni... e qui è bene che mi fermi con le rivelazioni.
Chi mi legge sa che non propendo per le letture di genere giallo. Soprattutto per le letture gialle a sfondo regionale (il filone aurifero proliferato da Camilleri in poi). Se mi intrattengo a scrivere di Assurdo ma vero è perché costituisce, in tal senso, la classica eccezione a conferma della regola. In primo luogo proprio perché capace di trascendere proprio la stretta stereotipia folklorico-localistica. Pure essendo radicato nella zona orientale di una Sicilia dai connotati netti - nella descrizione di paesaggi, dolci, lingua, humus – Assurdo ma vero elegge l’isola a motore immobile di un’indagine a più vasto respiro simbolico. Una Sicilia-primo fattore, se mi si passa l’altisonante locuzione dantesca, entro cui i personaggi si muovono/ancorati (l’ossimoro è voluto), ma non in modo ruffiano o macchiettistico. Il groviglio fornito dai due cold case, così come la doppia matrice – razionale/soprannaturale – della trama e come la doppiezza ulteriore degli ambiti di indagine – giornalistica e giudiziaria –, frammentano gli ambiti di una vicenda fratta a sua volta. Così da proporsi come punti di forza di un giallo sui generis, in felice equilibro tra indagine criminale, magnetismo isolano, e - sotto-traccia - denuncia sociale. Ne discende una suspense che intride Assurdo ma vero in dosi massicce. E anche questo può assumersi come valore non da poco.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Assurdo ma vero
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