- Autore: Asako Yuzuki
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2025
Dopo Butter, Asako Yuzuki torna nelle librerie italiane con Aquarium (HarperCollins, 2025, trad. Bruno Forzan).
Protagoniste della storia sono due giovani donne: da un lato Eriko, figlia modello, impiegata efficiente e instancabile, attenta alla cura del proprio aspetto e a ciò che la società pensa di lei; dall’altro Shōko, svogliata al limite della sciatteria e senza un lavoro, che racconta le sue giornate di casalinga “non modello” nel suo blog, seguitissimo forse proprio perché mostra alle lettrici un modo di vivere libero e spontaneo. Tra le fan di Shōko c’è anche Eriko, che segue ogni aggiornamento del blog con trepidazione, convinta di capire come nessun altro i pensieri della sua autrice. Il desiderio di riuscire a incontrare Shōko diventa per Eriko pian piano una vera ossessione, fino a quando non riesce effettivamente a realizzarlo. Col tempo, però, inizia a emergere il lato nascosto di Eriko, che dietro la sua maschera da donna modello nasconde una personalità instabile e disturbata: l’ammirazione per Shōko la porterà a decidere di legare la blogger a sé a tutti i costi. Il loro incontro cambierà profondamente la vita di entrambe in maniera irreversibile.
Con il suo secondo romanzo, Asako Yuzuki torna ad esplorare il tema dei legami femminili, questa volta mettendo in scena un’amicizia tossica, fatta di tentativi di stalking e ricatti. L’autrice nipponica costruisce le sue storie portando sempre le situazioni alle estreme conseguenze, creando dinamiche che spesso appaiono esasperate, ai limiti dell’assurdo. Alcuni passaggi sembrano a volte tagliati e il lettore si ritrova a leggere delle scene chiedendosi quale serie di eventi abbia condotto i personaggi a quel punto.
Il titolo italiano scelto per il libro è Aquarium, ma si discosta molto da quello giapponese. Il titolo originale è infatti Nile Perch no Joshikai (ナイルパーチの女子会), che potremmo tradurre come “Il club delle ragazze persico del Nilo”. Che il libro parli di rapporti femminili è indubbio, ma cosa c’entra il persico del Nilo?
Il primo legame con questo pesce viene da Eriko, che lavora nel dipartimento alimentare di una delle maggiori aziende commerciali del Paese e si occupa, appunto, di un contratto che mira a incrementare l’esportazione del persico del Nilo dalla Tanzania al Giappone. Guardando un documentario per raccogliere informazioni, Eriko scopre che questo pesce non è originario del Lago Vittoria, ma che è diventata una specie endemica dopo esservi stato rilasciato. Incapace di coesistere con le specie autoctone le ha sterminate, distruggendo un intero ecosistema. E così, col proseguire della storia, diventa chiaro che il comportamento di questo pesce è una sorta di metafora della vita delle protagoniste. Un po’ come il persico del Nilo, Eriko e Shōko sembrano incapaci di entrare in contatto con persone che vivono in maniera diversa dalla loro, faticano a provare empatia, a uscire dal loro modo di pensare e agire. Eriko in particolare nutre un incessante desiderio di essere vista, amata, capita, ma non riesce a capire la fragilità dei rapporti umani e la necessità di impegno e comprensione che essi richiedono. Di conseguenza, una volta che entrambe incontrano qualcuno che non appartiene alla loro bolla, ma anzi sembra esserne agli antipodi, ne rimangono attratte, affascinate, ma non riescono a stabilire un legame se non imponendo se stesse. È per esempio proprio quello che succede tra Eriko e Shōko, ma anche successivamente tra Shōko e NORI, una blogger conosciuta a un evento. Eriko e NORI rappresentano una sorta di modello femminile che la società giapponese approva e incoraggia: giovani donne impeccabili e curate, la prima totalmente assorbita dal lavoro e dalla carriera, la seconda una casalinga dedita alla cura della casa e dei figli. Shōko rappresenta invece il coraggio di trasgredire, di non dover forzatamente soddisfare le aspettative della società, ignorando le opinioni degli altri e trovando la libertà di assecondare i propri desideri. Ognuna di loro ammira o desidera una caratteristica dell’altra, ma se da un lato c’è ammirazione e quasi invidia per ciò che l’altra persona sembra ottenere facilmente (anche se quasi mai è così), dopo poco tempo subentra un senso di insicurezza e inadeguatezza che le protagoniste non sanno gestire. In alcuni casi questa inadeguatezza le porta a disprezzare o denigrare l’altra, cercando di cambiarla per renderla più simile a loro, mentre in altri si sviluppa un senso morboso di emulazione. Nel momento in cui iniziano ad avvertire che l’altra persona si allontana da loro, non riescono a essere autocritiche o costruttive, ma arrivano a costringere l’altro all’angolo, relegandolo a un rapporto di subalternità o imponendo la propria presenza a qualsiasi costo.
Sebbene a una prima lettura possa sembrare che al centro del romanzo ci sia una critica alla società giapponese e ai modelli femminili che essa impone o che il focus sia rivolto alla tossicità di alcuni rapporti tra donne, a questi temi, sebbene presenti, si unisce un altro macro tema del romanzo, forse non visibile in superficie: la difficoltà di convivere nella diversità e l’importanza di comprendere che essa, così come il cambiamento, non rappresentano una minaccia, ma un’opportunità.
Proprio come un tempo il persico del Nilo, le sarebbe bastato vivere nel proprio territorio ideale per non sentirsi più ferita né provare smarrimento. [...] Per persone come lei, era difficile creare rapporti umani in una società tanto confusa.
Aprire il proprio cuore accettando la diversità, tenendo sempre in considerazione lo stato d’animo altrui, e al contempo preservando la propria individualità e il proprio senso estetico… Un complicato esercizio da giocolieri, impossibile già in partenza.
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Un libro perfetto per...
Lettori appassionati di letteratura giapponese e orientale in generale, con una predilezione per i romanzi psicologici
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Aquarium
Per il sociologo tedesco Ferdinand Tönneis — e in seguito per Max Weber — i legami possono essere considerati sulla base di due diverse direttive: da un lato la "comunità", ossia l’insieme personale, affettivo e tradizionale di ruoli valori e credenze sviluppato dall’interno; oppure partendo dalla "società", come sovrastruttura impersonale e razionale — anche se qui ci sarebbe da discutere.
Nell’era digitale tali concetti si sono allargati a macchia d’olio: sul web esistono infatti numerosissime reti di persone che condividono interessi e opinioni, come esistono dei "giganti multinazionali" che dettano le regole dello stile, dei gusti e delle interazioni.
Questo si applica al nuovo romanzo di Asako Yuzuki, perché Ohyō è una blogger di discreto successo che tiene un diario sulle faccende domestiche e sui ristorantini economici in un modo scanzonato, piuttosto diverso da quello altre casalinghe che si espongono sulla rete. Ma proprio questo mettere in mostra la propria vita al minuto può avere conseguenze spiacevoli; infatti Eriko si mette in testa di diventare la migliore amica di Ohyō: scopre dove abita, il suo vero nome... E inizia a pedinarla, convinta che loro due siano uguali. Sono come due pesci persici del Nilo che, introdotti dall’Uomo nel Lago Vittoria, sono diventati terribili predatori distruggendo l’ecosistema originario (infatti il titolo originale è "Incontro per ragazze dei pesci persici del Nilo).
A ben guardare, il fenomeno dello stalking è in forte crescita da quando esiste la rete e sta assumendo dimensioni preoccupanti. Mi è però piaciuto che qui non si parli di una relazione amorosa, ma piuttosto amicale — per quanto morbosa.
Tutt’e due le donne sono senza amici. Eriko vorrebbe riuscire a comprendere gli altri e a farsi comprendere. Anche l’essere single a trent’anni le pesa come una colpa, mentre Ohyō / Shōko è sposata ma ha alle spalle una famiglia che si potrebbe definire disfunzionale e invidia all’altra la carriera ben avviata e i genitori amorevoli.
Cercando l’amicizia di Shōko, Eriko infrange la parete del virtuale, rompendo — o tentando di rompere — l’acquario in cui entrambe sono prigioniere, che la versione globale e sociale della CAMPANA DI VETRO di Sylvia Plath e che ricorda anche il "deserto di Tōkyō" di cui parla Kōbō Abe ne LA DONNA DI SABBIA.
Nello stesso modo, in LA STAGIONE DELL’ACQUARIO di Anne Catherine Bomann, Vigga si sente sempre più isolata quando la sua amica Maiken rimane incinta, e quindi lega con una femmina di polpo che le pare affine a lei, perché è chiusa in una vasca.
C’è anche da notare che anche il fatto di non avere un compagno non è una cosa poi così strana: secondo un sondaggio pubblicato dal Guardian nel 2013, un Giappone il 61% degli uomini scapoli e il 49% delle donne tra i diciotto e i trentaquattro anni non cerca una relazione sentimentale e spesso nemmeno sessuale (e qui mi viene in mente VANISHING WORLD di Sayaka Murata). Il governo nipponico è preoccupato per il mancato incremento demografico e si parla di "shinai shokogu" ("sindrome del celibato")
La situazione presentata in AQUARIUM ha tratto in comune con la trama di UN’AMICIZIA di Silvia Avallone, in cui una delle due protagoniste tende a mettere in ombra l’altra e finisce col diventare un’icona mondiale del glamour, anche se nel romanzo della Yuzuki avviene l’inverso: è quella che all’inizio era celebre a eclissarsi gradualmente.
Eriko arriva a ricattare Shōko pur di ottenere un rapporto che di spontaneo non ha nulla, ma è anzi pilotato fin nei minimi dettagli con regole estenuanti, tanto che l’altra la definisce "un automa". Ma mentre in libri come IL GIOVANE ROBOT di Yōsuke Sakamoto o KLARA E IL SOLE di Kazuo Ishiguro le macchine sono state create per rendere felici le persone, qui sembra che il freddo calcolo di Eriko sia una trappola in cui restano invischiare entrambe.
Ho apprezzato molto la capacità dell’autrice di tratteggiare le fragilità psicologiche dei personaggi, non solo i principali ma anche ad esempio dei tre genitori delle protagoniste e del marito di Shōko.
Il romanzo fa riflettere su problematiche molto attuali: lo stalking, i rapporti tra uomo e donna o tra sole donne e anche sull’ecologia.