Andarsene
- Autore: Roxana Robinson
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2026
Non esiste una vita parallela. Questa è l’unica vita.
È una consapevolezza dura, priva di consolazione, quella da cui prende avvio il viaggio narrativo di Andarsene il nuovo romanzo di Roxana Robinson, in libreria da oggi 13 gennaio 2026 per Fazi Editore (trad. di Enrica Budetta). Un romanzo che sottrae l’amore alla retorica della promessa e lo riconsegna alla dimensione della scelta: irrevocabile e non salvifica, perché coincide con ciò che resta quando non si è disposti a tradire la propria immagine morale.
Andarsene non è un gesto di fuga, ma dà spessore a una scelta. Dolorosa, irrevocabile, non salvifica. È un andarsene che implica il restare e accettare la responsabilità di abitare fino in fondo l’unica vita possibile.
Warren e Sarah si sono conosciuti e innamorati da giovani. Si ritrovano dopo quarant’anni, quando le loro vite sono ormai definite. Warren è sposato e padre di Katrina; Sarah è una donna autonoma, madre di Meg. Il loro amore adulto, lucido e privo di illusioni romantiche, mette in crisi l’equilibrio morale su cui Warren ha costruito la propria identità.
Ne abbiamo persi quaranta, ma ce ne restano altri quaranta
dice Warren a Sarah. Una frase che contiene insieme speranza e autoinganno. Desiderio e rimozione del prezzo che ogni scelta comporta.
Il conflitto esplode quando Katrina impone al padre una scelta radicale: rinunciare a Sarah o essere escluso per sempre dalla sua vita. Di fronte a questo ultimatum, Warren sceglie la coerenza e l’onore, sacrificando la propria felicità. “Non posso perdere mia figlia”: in quella frase la Robinson concentra tutta la violenza silenziosa del ricatto affettivo che può annidarsi nei legami più intimi. Perché il cuore di Andarsene non è il tradimento, ma l’idea di onore. Warren non è un uomo combattuto tra due donne, ma tra due identità.
Nel teatro che l’autrice allestisce per i personaggi del romanzo la vita segue i parametri della tragedia classica, dove si preferisce quasi la morte non solo fisica ed emotiva all’infrangere una promessa. Warren è un uomo eccessivamente coerente. Ha costruito la propria identità sull’idea di onore come continuità: restare fedele ai ruoli assunti, anche a costo della propria felicità. Una "scelta coraggiosa" in apparenza che diventa alibi morale. La rinuncia viene scambiata per responsabilità. L’autonegazione per fedeltà.
Roxana Robinson costruisce così una drammaturgia contemporanea, dove l’errore non è etico ma strutturale. Warren non sceglie il male. Sceglie ciò che ritiene giusto, perdendo però la possibilità di esistere fuori dal suo ruolo. Di esistere e vivere la felicità. Sarah è il controcampo necessario; non chiede di essere salvata, né di essere preferita, chiede che l’amore non venga ridotto a una concessione temporanea. Chiede una scelta consapevole. Chiede una scelta che è identità sua e dei sentimenti. Una richiesta che si fa tattile, quando si rifiuta di vendere la casa. Luogo di memoria, di continuità e della propria identità. Sarah rivendica il diritto a non essere ridotta a soluzione di compromesso di ripiego. Chiede solo di essere scelta con convinzione. Non accetta il compromesso del "sacrificio femminile come atto dovuto". Rappresenta una forma rara di orgogliosa resistenza. Di restare in quel sentimento, ma non di adattarsi.
Ma anche per Sarah il confronto con la figlia sarà disturbante come lo è stato per Warren. Scoprirà che non c’è "divorzio" possibile con i figli. La maternità (come la paternità ) è il luogo di vulnerabilità estrema. Un potere emotivo capace di capovolgere e di esporre il genitore al ricatto e a una fragilità emotiva che va oltre l’anima.
Katrina e Meg esercitano (in modo diverso) un ricatto affettivo in nome della propria ferita. Che non è paura di abbandono ma rivendicazione di una proprietà profondamente umana. Un ricatto emotivo da cui l’autrice srotola il filo invisibile, ma potente, per condurre il lettore a comprendere come l’amore vissuto solo come spazio mentale è una forma di sopravvivenza sterile. L’amore non vive solo della sua consapevolezza ma deve essere scelta consapevole tra desiderio e dovere. Implica un esistere non di rimpianti ma di conseguenze. Che non consolano né assolvono. Le fratture dell’anima, le non scelte si rivelano gabbie affettive. Scelte di un vita che con il tempo si fanno insostenibili. E sarà questo il prezzo "diversamente alto" che ciascuno dei personaggi di Roxana Robinson dovrà pagare.
Andarsene con questi riflessioni ci porta all’ultima pagina senza consolazione o risposte universali e univoche. Non ci consola ma ci dice che chi all’amore antepone senza coraggio il dovere, si scoprirà vivere una non-vita. Che è la forma più crudele di morte.
Andarsene
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