Sebbene lo scrittore Gesualdo Bufalino sia ancor oggi molto conosciuto e apprezzato soprattutto per la sua prosa densa e barocca, non mancano nella sua produzione anche rare poesie ricche di significato.
A chi lo sa, una delle poesie d’amore più belle della sua carriera, è tratta dalla raccolta del 1989 L’amaro miele, nella quale l’autore si concentra sul tema dell’amore declinandolo sempre in una chiave malinconica, talvolta dolorosa e legata a un tempo della memoria che riporta alla mente qualcosa ormai passato. È una visione triste, quella di Bufalino, ma forse proprio per questo pregna di poeticità e fascino.
“A chi lo sa”: testo della poesia
S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’obliquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all’erba crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuova speranza,
il mio pane, il mio vino,
il mio viatico buono.
“A chi lo sa”: significato della poesia d’amore di Gesualdo Bufalino
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Nei versi del Bufalino si legge l’incertezza, già a partire dal titolo del componimento. L’autore si interroga nella sua opera su come definire adeguatamente il sentimento dell’amore, pur non nominandolo mai direttamente ad eccezione di quel “t’amo” che si porta dietro l’intensità di un sentimento tanto forte quanto impronunciabile. C’è profonda irrequietezza nei suoi versi, dedicati a qualcuno che non viene mai direttamente menzionato. Le parole che compongono la poesia d’amore sono eleganti e raffinate ma spesso allusive. Non cercano una confessione diretta quanto l’eco, il riflesso di ciò che lasceranno dietro di loro.
L’amore si legge tra le righe senza essere proclamato mai a gran voce: il lettore fa suo il senso romantico della poesia per sottrazione, essendo così chiamato a colmare quei “vuoti” che la domanda irrisolta lancia attraverso i versi. In questo modo ciascuno ha modo di riconoscersi in quel dubbio e sentire dentro di sé quel limite tutto umano di non poter mai descrivere appieno il sentimento dell’amore senza in qualche modo incasellarlo in una definizione per sua natura parziale.
La scelta stilistica di Gesualdo Bufalino nella sua poesia d’amore A chi lo sa crea una sorta di distanza emotiva tra l’autore e il sentimento narrato. Questo espediente, tuttavia, non raffredda il testo ma lo rende più intenso, soprattutto nella sua interpretazione attraverso gli occhi del lettore. In questo senso A chi lo sa può essere vista come qualcosa di più di una semplice poesia d’amore. È una vera e propria riflessione sull’esistenza, nella quale il sentimento appena accennato nei versi, l’amore, diviene una delle forme più concrete con le quali l’uomo può misurare i suoi limiti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “A chi lo sa”, la poesia di Gesualdo Bufalino sull’impossibilità di definire l’amore
Bella poesia, indubbiamente. Appare evidente gia’ dalla sintassi, periodo ipotetico, l’ impossibilita’ del poeta di definire l’ amore. D’ altronde il linguaggio e’ sempre insufficiente a spiegarlo compiuta ente e quindi lo si vive ognuno a modo suo.
Molto bella. Già dalla sintassi col periodo ipotetico rivela la grande difficoltà di definire l’ amore, ovviamente non solo per lui. Il linguaggio è sempre inadeguato ad esprimerlo