L’ombra dell’aquila di Arturo Perez-Reverte
1812, Sbodonovo, a pochi chilometri da Mosca.
La campagna di Russia pare giunta a un punto morto. L’esercito di Napoleone si trova in difficoltà di fronte all’esercito dello zar.
Il fianco destro dello schieramento ha subito troppe perdite e le sorti della battaglia sembrano incerte. Un Napoleone furioso se la prende coi suoi generali dello stato maggiore perché pare che solo un miracolo li possa salvare. Ma ecco che l’imperatore vede i suoi salvatori: sul fianco destro, il 326° reggimento di coscritti spagnoli avanza sotto il fuoco dei cannoni russi, incurante delle perdite. Dopo lo sbigottimento per una simile azione di coraggio, decide di dare man forte al reggimento mandando in quella zona le riserve di cavalleria comandate da Murat.
In realtà, gli spagnoli del reggimento, non vogliono né la morte né la gloria. Sono stati reclutati a forza in Danimarca dopo la rottura dell’alleanza fra Spagna e Francia e sono stati spediti sul fronte russo. Non vogliono combattere, vogliono raggiungere le linee russe per poi arrendersi e gettare le armi. Ma così non succede.