- Autore: Andrea Tirondola
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842566380
Condizioni meteo marine avverse, la notte del 31 luglio 1916, nelle acque del Quarnaro. Il forte vento e la corrente, davanti al porto austriaco di Fiume, spinsero a ponente il sommergibile Pullino. La bassa marea e il profilo della secca inavvertibile al buio resero inevitabile l’incaglio sull’isolotto della Galiola. Il battello fu perduto, l’equipaggio prigioniero e l’ufficiale Nazario Sauro avviato alla pena capitale, perché istriano e suddito irredento dell’Austria. Tutto era contro il comandante dell’unità italiana, un tenente di vascello che farà carriera in Marina e al quale un autore competente come Andrea Tirondola dedica un libro sotto tanti aspetti imperdibile, Vita e incagli dell’ammiraglio Ubaldo degli Uberti. Da Nazario Sauro a Ezra Pound, pubblicato da Mursia nella collana “Storia, Biografie, Diari” (marzo 2025, 256 pp., con un inserto centrale di 12 pagine d’immagini in bianconero).
L’avv. Tirondola, già ufficiale di complemento fino al grado di capitano di corvetta nel Corpo del Commissariato dell’Arma navale, è storico, scrittore, narratore e conoscitore di cose di mare. Laureato in legge a Padova, cassazionista a Vicenza, ha pubblicato numerosi volumi e articoli di storia navale. Collabora con la Rivista Marittima e l’Ufficio Storico della Marina Militare. È presidente dell’Associazione culturale Betasom. Con Mursia, ha co-firmato con Enrico Cernuschi Venezia contro l’Inghilterra (2020).
Il titolo di questo nuovo lavoro insiste sui tre incagli dell’ufficiale della Regia Marina (1881-1945), di nascita napoletana, formazione nel collegio militare Nunziatella di Napoli-Pizzofalcone, prima di frequentare l’Accademia navale, corso 1889-1901. Discendeva da Farinata degli Uberti, ghibellino di Firenze incontrato da Dante nel X canto dell’Inferno. Il primo dei tre incidenti avvenne il 21 novembre 1913, quand’era ufficiale di rotta sul San Giorgio. L’incrociatore si arenò di notte sulla costa siciliana davanti a Ganzirri, nell’attraversare lo Stretto di Messina, in navigazione da Reggio Calabria a Napoli. Accusato ingiustamente di trascuratezza, venne condannato, per quanto a una pena minima (due mesi di sospensione dal servizio), insieme al comandante, capitano di vascello Cacace. La terza disavventura fu quella che chiuse la sua esistenza, il 27 aprile 1945, per l’esito mortale delle ferite riportate il giorno prima. In un posto di blocco a Montecchio Maggiore (VI), i soldati mongoli ex sovietici arruolati nelle forze armate tedesche esplosero dei colpi, per un’incomprensione, contro l’auto della Marina repubblicana di Salò che lo portava a Vicenza, dalla sede dell’ufficio stampa di cui era responsabile.
Quanto all’impatto contro la Galiola, nel tentativo di forzare il porto navale asburgico di Fiume, a esentare il comandante degli Uberti da qualsiasi responsabilità è il nipote di Nazario, ammiraglio Romano Sauro, provetto navigatore e conoscitore dei luoghi, al quale l’ex comandante Tirondola si è rivolto per la prefazione del volume biografico dedicato al nonno. Sono pagine nelle quali il discendente del martire irredentista, strangolato dal cappio del boia di Vienna Lang a Pola (come già Battisti e Filzi a Trento), rivolge parole di grande stima verso il contrammiraglio degli Uberti. Lo definisce un “marinaio davvero speciale” - quanto di più gratificante per un uomo di mare - ed anche una persona interessante e particolare. Ne parla come di un personaggio atipico sulle scene militari: anticonformista, raffinato, eclettico, dotato di grande umorismo, amico dello scrittore italo-americano Ezra Pound, tanto caro a destra, che lo chiamava UB al quadrato, per le stesse iniziali del nome e cognome. È stato un comandante militare e anche un intellettuale. Giornalista e scrittore, svolse un ruolo fondamentale di comunicazione per il servizio stampa e propaganda della Regia Marina, a capo degli inviati di guerra imbarcati.
Continuò a svolgerlo anche per la Marina della Repubblica Sociale di Mussolini, alla quale aderì dopo l’8 settembre 1943, tra i pochi ammiragli a compiere questa scelta controversa (senza spiegazioni personali). Suggestive le ragioni dell’interesse dell’autore per degli Uberti. Assicura che da cultore di storia navale lo hanno sempre incuriosito le vicende che videro la presenza nel Vicentino della Marina repubblicana, nel biennio 1944-1945. Ebbe per ultima sede Montecchio Maggiore, non distante da quell’Arzignano dove Tirondola è cresciuto e a poche decine di metri dalle scuole medie che ha frequentato. C’erano perciò tanti motivi di curiosità nella storia di Ubaldo degli Uberti e della sua morte, in un luogo nel quale l’autore è passato “ignaro” innumerevoli volte. In più, il contrammiraglio riposa a un paio di chilometri dalla sede di lavoro, a Vicenza.
Per questo, raccoglie da anni documenti e testimonianze intorno a un personaggio dalla biografia tutt’altro che banale, oggettivamente interessante. Degli Uberti è stato tra i maggiori esponenti (se non il maggiore) della pubblicistica navale della prima metà del Novecento, ben più del romanziere Guido Milanesi, anch’egli ufficiale di Marina. Si aggiungono le tante iniziative nel campo della comunicazione, adottate alla testa dell’Ufficio Collegamento Stampa della Regia Marina: dal coordinamento dei più bravi giornalisti dell’epoca, arruolati come corrispondenti di guerra (e protetti), alla produzione e sceneggiatura dei primissimi film neorealisti, alla pubblicazione di una rivista innovativa, “Prore armate” e alla valorizzazione delle opere dei pittori di Marina. Della nomea di doppio (incolpevole) arenatore, era perfettamente consapevole, senza farne una tragedia, “non privo di senso dell’umorismo e (quel che più conta) di autoironia”.
Vita e incagli dell’ammiraglio Ubaldo degli Uberti. Da Nazario Sauro a Ezra Pound
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