- Autore: Simone Alliva
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Fandango Libri
- Anno di pubblicazione: 2026
L’informazione italiana lascia poco spazio a questi casi di cronaca, direi zero. I casi più eclatanti sono noti perché c’era di mezzo un omicidio, del sangue, una bella storia con i buoni e i cattivi, i ricchi ragazzi viziati della Roma bene e il povero di periferia, storie trasfigurate in serie tv, libri di successo. […] Non si può raccontare questo buco nero se non si racconta la sua origine. Bisogna partire dai dati, dai fatti.
Così scrive Simone Alliva a poche pagine dall’inizio di Vertigine. ChemSex e Mascolinità tossica: la generazione invisibile, il suo nuovo libro edito come i precedenti da Fandango (aprile 2026), commentando una piaga tanto silenziosa quanto brutale sulla quale, come appunto denuncia, grava il peso di un’invisibilità pubblica. Anche nel suo terzo volume, sempre formato da vissuti personali e interviste, il giornalista ci conduce al cuore delle esistenze della comunità Lgbtq+, stavolta gettando luce in meandri dolorosi di solitudine e abusi.
I casi di cronaca cui accenna sono quelli legati a una pratica presente nel sottotitolo del libro, quella dei ChemSex party, che
prevede abbuffate di sesso e droga della durata minima di 72 ore, trascorse senza dormire né mangiare, in perenne equilibrio tra l’euforia e l’eccitazione.
Questo mix di piacere e distruzione, che lascia ben presto spazio a un “’vuoto’ chimico” negli individui, riguarda sempre un più alto numero di uomini omosessuali e sta dando vita a una “generazione che non riesce a fare sesso se non usando sostanze stimolanti”. Un “incubo sexy e lucido” che arriva non soltanto a irretire verso un fondo scuro e melmoso, ma che può condurre alla morte.
Dall’osservazione di questa piaga, dai tentativi di spiegarla e spiegarne al contempo le cause, Simone Alliva dà corpo a un’indagine sui malesseri della comunità. D’altronde è sulla parola chiave “danno” che l’autore apre il suo volume, o ancor meglio sulla sua declinazione al plurale; un deterioramento, una progressiva perdita di punti fermi, di sostegno, di sana visione di sé, del mondo e di sé nel mondo che incancrenisce le esistenze di migliaia di persone.
Nel quadro rapido ma esaustivo della salute mentale omosessuale, le problematiche sembrano incasellarsi in un orribile meccanismo di causa ed effetto, un macabro e asfissiante domino. Corpo, appartenenza, identità: le traiettorie di vita ci mettono poco a ingabbiarsi in una lotta tra singoli, in uno scontro titanico contro forze impetuose, e la solitudine sta sempre dietro l’angolo. App di incontro, vita di coppia, palestra, social, schermi: ci si muove come in un percorso a ostacoli, reso ancora più impervio dalle trappole e dai tranelli che la comunità Lgbtq+ ha tendenza a tendere a sé stessa. Il linguaggio clinico, d’altronde, non lascia scampo alla diagnosi da brividi: “stress da minoranza”, interiorizzazione dello stigma e omonegatività interiorizzata sono soltanto alcuni dei termini che possono aiutarci a comprendere il malessere verso il quale sempre più persone incappano.
Mi sono sempre chiesto perché uomini gay e bisessuali descrivano la comunità gay come una fonte significativa di stress nella loro vita. La ragione, spiegano i ricercatori, è che la discriminazione all’interno del gruppo fa più male della discriminazione esterna. Ignorare un rifiuto etero è semplice: tanto il loro consenso non ti serve. Essere respinti dai propri simili è diverso. È come perdere l’unico modo che hai per fare amicizia e trovare l’amore.
Gli uomini gay si infliggono questo danno a vicenda.
In questa lucida e partecipata indagine sono due i sintomi forse meno evidenti, ma di certo più da attenzionare. Anzitutto, nel gioco di testimonianze e interviste che si danno il cambio fra le pagine di Vertigine, risulta ben presto evidente come, fra le fonti accademiche e di ricerca che Alliva utilizza per sondare i disagi e i malesseri, la letteratura italiana sia praticamente assente - emergono dati preoccupanti, vengono illuminate aree oscure, ma gli studi portano tutti un titolo in inglese, i campi di indagine sono sempre fuori dai nostri confini. Quel silenzio cui si accennava prima si fa quindi più preoccupante anche nell’assenza di un interesse accademico, clinico sui disagi della giovane e meno giovane comunità Lgbtq+. E c’è poi la solitudine di comunità, risposta tagliente a mutamenti enormi dei tempi e ai movimenti al suo interno, che acuisce questo isolamento malsano nel quale è facile perdersi. Ecco perché, come quasi doveroso nel suo progetto di scrittura e indagine, Simone Alliva non può che chiudere le sue pagine su una nota di responsabile speranza rivolta non tanto al futuro, quanto al più concreto presente, messa a conclusione a mo’ di “istruzioni”.
Dobbiamo capire che costruire comunità non è opzionale. È vitale. La prossima ondata dei diritti Lgbtq+ deve essere un movimento che costruisce infrastrutture sociali resistenti, perché senza di esse i diritti rimangono parole su carta, belle ma vuote. Perché, alla fine, puoi avere tutte le leggi del mondo, ma se non hai un luogo dove piangere senza vergogna, se non hai persone che ti aspettano al di là della tua porta, se non hai una rete di supporto reale, sei solo.
Non possiamo più permettercelo. Il futuro dei diritti Lgbtq+ deve essere concreto, radicale, inclusivo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Vertigine. ChemSex e Mascolinità tossica: la generazione invisibile
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