- Autore: Anna Schirru
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Quando in Sardegna si parla di brutta voglia, ci si riferisce alla nausea, ed è una nausea ricorrente ad accompagnare Anna nelle esperienze spiacevoli che caratterizzano la sua vita di bambina. Vive in una piccola cittadina del Sud Sardegna, Iglesias. Nonostante la bellezza crudele della natura che la circonda, intorno a lei tutto è capitolazione, disfatta. Perché è una storia di contrasti, quella raccontata in Una brutta voglia (Wudz edizioni, 2026): l’azzurro sferzante del mare e la polvere delle miniere, le carezze del vento di levante e le frustate del maestrale, la solitudine del buio e le parole della luna.
In questo suo romanzo d’esordio, Anna Schirru ci riporta alla sua infanzia, a un momento di parole non dette e di emozioni nascoste, di segreti che alimentano disagi e malesseri, quelli che nella vita adulta impariamo a chiamare traumi. In questo romanzo, l’autrice racconta un’infelicità a piccole dosi, l’infelicità inconsapevole di una bambina che raccoglie in sé il malessere delle persone che ama, mentre gli adulti che la dovrebbero proteggere si consumano, divorati dai pensieri.
Utilizzando l’espediente narrativo del flusso di coscienza, l’autrice riesce nella delicata impresa di mettere il lettore nei panni della protagonista. La bambina diventa voce narrante e si esprime con quel fraseggio fresco e impetuoso che caratterizza i racconti infantili. È con un uso arbitrario della punteggiatura che l’autrice costruisce frasi lunghe e precipitose, parole che liberano il pensiero della protagonista, un’Anna bambina che, pur carica di una comprensibile ingenuità, riesce a trasmettere tutte le meraviglie che la sorprendono e tutte le paure che cerca di soffocare. La scrittura vorticosa e stordente cresce col crescere del malessere della protagonista, disarmata di fronte a eventi di cui non comprende la portata, ma di cui intuisce l’incontrovertibile esito: lo sradicamento dal cognito.
Come se ci avesse fatto entrare nella sua personale scatola dei ricordi, ci ritroviamo bambini con le parole di Anna Schirru: siamo sulla strada di casa, a scuola, corriamo nelle strette viuzze del paese. E tutto è rimasto come ricordavamo. Le parole, i gesti, gli oggetti che definivano quella che allora era la nostra quotidianità, oltre che la sua.
Una brutta voglia di Anna Schirru racconta una Sardegna malinconica e nostalgica, un luogo di vento e silenzi in cui il dolore resta imprigionato negli sguardi. La lettura del romanzo richiede un iniziale adattamento alla forma, ma dopo le prime pagine il contenuto prende il sopravvento, e come ne Le intermittenza della morte di Saramago, è la storia e non la sintassi a trascinare il lettore. È una Sardegna avara e sterile, la terra che Anna Schirru descrive, eppure l’incuria e la desolazione narrate lasciano emergere una profonda nostalgia, un’affezione per un luogo che, leggendo tra le righe, sembra essere rimasto ancora “casa”.
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Un libro perfetto per...
Lettrici e lettori curiosi, in cerca di una scrittura originale e fresca, che vorrebbero conoscere una Sardegna più intima e vera, lontana dagli stereotipi e dal clamore turistico.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Una brutta voglia
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