C’è posto per la poesia nell’attuale divulgazione letteraria, fatta di presentazioni, eventi, festival, comparsate televisive di giornalisti, storici, attori, magistrati che scrivono e pubblicano sui più diversi temi dell’attualità? Può sembrare di no. Per questo ho partecipato con sincero interesse, presso la libreria Koob di Roma, alla presentazione di un libro di poesie, Tutto imparammo dell’amore (La Nave di Teseo, 2025) dello scrittore giornalista Renato Minore, presentato da Massimo Cecchini, scrittore e poeta a sua volta.
Intervistando l’autore, Cecchini è riuscito a coinvolgere il piccolo pubblico con le sue abili e raffinate traversate nel mondo della letteratura, della poesia, della musica, del cinema. La poesia come gesto civile, come segno della presenza nel mondo, come simbolo di un pensiero che diventa vita, come memoria, come dolore, come perdita, come nostalgia.
Nelle poesie di Renato Minore, molte delle quali lette ad alta voce, Cecchini ha ritrovato, insieme ad una tecnica rigorosa, momenti autobiografici dell’esperienza dello scrittore, il dolore per la malattia del figlio Alessandro, ma anche la presenza dei poeti che sono ricordati come esempi da tenere vivi nelle letture ricche di Minore: Ungaretti, Silvia Plath, Dante e Virgilio, David Maria Turoldo.
Nelle parole chiave dei testi poetici di Minore, Massimo Cecchini ritrova anche la presenza di una pregnante urgenza dell’autore di parlare di attualità in forma poetica; la poesia dedicata a Gaza, febbraio 2024 ne è valida testimonianza:
“Ma uomini non sono, sono amori,/ timori, tremori, odio da Neanderthal,/ cose non dette, che non si possono / mai dire, anche ripicche da cortile, / genocidi che non cessano mai...
Presentando il libro di Renato Minore, Massimo Cecchini ha voluto sottolineare il ruolo imprescindibile della figura del poeta, di colui che non sa, che non ha risposte certe da dare, ma che nondimeno non cessa di interrogarsi sull’uomo e sul suo destino nel mondo. La citazione montaliana
“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe...”
recitata a memoria, non poteva meglio sancire l’utilità e l’importanza del gesto poetico.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Tutto imparammo dell’amore”: la poesia come gesto civile nella raccolta di Renato Minore
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