- Autore: Gessica Franco Carlevero
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Della sua Marsiglia, l’autrice Gessica Franco Carlevero racconta l’atmosfera di una città sospesa tra antico e moderno, cosmopolita e mediterranea, una città di frontiera e città letteraria, nei suoi intensi contrasti, nel romanzo di una vita apparentemente regolare. Le contrapposizioni visibili e invisibili, quelle intime, sono il tema di Topi che mangiano escargot (Oligo Editore, 2026), il rapporto ormai logoro di una coppia che in silenzio, pur amandosi, è emotivamente distante.
Una vita delle mancate occasioni, scrive Arianna Giorgia Bonazzi nella prefazione al libro, dei segni sparsi dei presagi che si capiscono soltanto a fine corsa, troppo tardi, dei topi che sventrano i bidoni. Come se di tutta una vita fatta di spese, libri, contratti, dischi, equivoci e coincidenze restasse solo il ruminio dei ratti nelle strade di una luccicante città straniera.
Gessica Franco Carlevero, piemontese, vive a Marsiglia; dirige la rivista letteraria “La Bibliothèque italienne” e ha pubblicato romanzi e diversi racconti. Con uno stile narrativo frammentato, quasi a sbriciolare la storia ponendo fotogrammi della vita della protagonista, l’autrice, che ha curato le illustrazioni e la copertina, ne tratteggia sentimentalmente il passaggio dall’essere figlia a madre e moglie. La vita non facile nel momento in cui sceglie con il compagno, incinta del loro figlio, di lasciare tutto e vivere a Marsiglia, e nel sentirsi incapace nel corso degli anni di tenere a sé il figlio ormai grande, colpevole di un amore non compreso. Il suo dolore muto in alcuni momenti infiammerà la memoria e, nel ricordo, immaginerà che avrebbe potuto essere felice.
Marsiglia al loro arrivo era una città d’incanto, con il profumo degli aranci nei giardini, il mare, e lungo la strada casette a due piani con le persiane celesti. Una città che offriva il meglio di se: la biblioteca Alcazar dove si prendevano in prestito libri, o il quartiere Panier, il più antico della città fondato dai Greci. Nella Marsiglia ormai sporca si continuava a bere ovunque per strada, a grigliare salsicce su barbecue improvvisati, “mentre topi grossi come gatti saltavano sui cofani delle macchine”. Topi che non avevano paura dell’uomo, e che ai piedi di un cassonetto mangiavano escargot. Una metafora nascosta in un racconto di frammenti perduti di un’amore, di quanto una storia nonostante l’amore si trasformi in una relazione d’ansia, tossica, di silenzi che feriscono, in una città sporca e maleodorante, dove topi enormi tra strade e tavolini del bar si appropriano di immondizia, degli ultimi averi di una vita infelice. Il tempo era trascorso (i nostri protagonisti non hanno nomi), qualche ruga era diventata più visibile, il figlio grande che non le parlava più, non rispondeva al telefono e lei pensava di andare via, buttando negli scatoloni dell’immondizia ciò che non voleva portare con sé, in una mattina con il cielo di un blu brillante, riconoscendo in Marsiglia non più la sua libertà. Una storia di sofferenza, di distanze emotive, di conflitti irrisolti in una città dove si è diventati altro, con la scelta finale di lasciare tutto alle spalle con un ultimo sguardo di rimpianto e malinconia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Topi che mangiano escargot
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