- Autore: Mino Dentizzi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Ci sono libri che raccontano una malattia e libri che raccontano ciò che della malattia non può essere misurato. Ti ricordo io. Storie di Alzheimer, di cura e amore quotidiano (La Gru, 2026) appartiene a questa seconda categoria. Pur nascendo dall’esperienza di un geriatra, il libro di Mino Dentizzi evita il rischio del trattato e sceglie la strada più difficile: quella della letteratura.
L’Alzheimer, nelle sue pagine, non è soltanto una diagnosi. È un paesaggio, il lento sfumare dei contorni del mondo, il tempo che perde consistenza, gli oggetti che smettono di avere un nome, le persone amate che restano vicine anche quando non vengono più riconosciute.
La forza del libro risiede soprattutto nella sua scrittura. Dentizzi adotta una lingua limpida, essenziale, quasi pudica. Non rincorre mai l’effetto emotivo, e proprio per questo lo raggiunge. Le frasi sono brevi, spesso sospese, costruite intorno ai silenzi più che alle parole. La narrazione procede con il passo lento della memoria che si dissolve, lasciando spazio a immagini che rimangono nel lettore molto dopo aver chiuso il libro. La liricità del testo nasce proprio da questa sottrazione. Non c’è retorica del dolore, né sentimentalismo; c’è invece una continua ricerca dell’essenziale. Ogni episodio quotidiano — una tavola apparecchiata, uno specchio, un portafoglio nascosto, una porta che non si riesce più a trovare, una carezza improvvisa — assume il valore di un simbolo. La quotidianità diventa poesia senza mai perdere il suo realismo.
L’autore dimostra una rara capacità di osservare i piccoli gesti. Sono loro a raccontare la malattia più delle parole: una mano che cerca un appiglio, uno sguardo che si perde, un sorriso inatteso, il tempo necessario per allacciare un bottone. È una narrativa fatta di dettagli minimi, ma proprio per questo universali.
Particolarmente riuscita è la scelta delle voci narranti. Il padre, immerso nella progressiva frammentazione della memoria, non viene mai ridotto a semplice malato. Conserva una sua dignità narrativa, una voce autentica, talvolta smarrita, talvolta sorprendentemente lucida. Accanto a lui il figlio racconta la fatica dell’amore quotidiano, senza eroismi e senza vittimismo, restituendo tutta la complessità del prendersi cura. Ne nasce un dialogo che raramente è fatto di parole. È un dialogo costruito sugli sguardi, sulle attese, sui ricordi custoditi da uno quando l’altro non riesce più a trattenerli. Ed è proprio in questa relazione che il titolo acquista il suo significato più profondo. Ti ricordo io non è soltanto una promessa; è una dichiarazione d’amore. Quando la memoria individuale si spegne, la memoria condivisa continua a vivere.
L’esperienza clinica dell’autore attraversa l’intero libro senza mai appesantirlo. Il medico non prevale sul narratore; piuttosto, ne sostiene la credibilità. Ogni situazione descritta nasce dall’osservazione di migliaia di persone incontrate negli anni, ma nessuna viene trasformata in un caso clinico. Rimangono uomini e donne, con la loro irripetibile storia. Dal punto di vista letterario, il testo richiama quella tradizione narrativa italiana che trova forza nella semplicità. Dentizzi sembra affidarsi alla convinzione che siano le parole più comuni a possedere la maggiore capacità evocativa. È una scrittura che non cerca di stupire, ma di accompagnare il lettore, rispettandone il tempo e l’emozione. Il libro possiede inoltre un ritmo particolare: alterna momenti di intensa commozione a pagine di sorprendente serenità, quasi a ricordare che anche dentro la malattia continuano a esistere la tenerezza, il sorriso, perfino una forma inattesa di bellezza. È una bellezza fragile, fatta di istanti, ma proprio per questo preziosa.
Alla fine della lettura rimane la sensazione di aver attraversato non tanto la storia di una malattia quanto quella di un legame umano. Perché il vero protagonista del libro non è l’Alzheimer. È la cura. Quella cura intesa nel suo significato più autentico: continuare a riconoscere una persona anche quando la sua memoria non riesce più a riconoscere se stessa.
Con Ti ricordo io, Mino Dentizzi dimostra che la medicina può diventare narrazione e che la narrazione, quando è sorretta dall’esperienza e dall’empatia, può trasformarsi in una forma di cura. È un libro che informa, certamente. Ma soprattutto è un libro che commuove con discrezione, facendo della delicatezza la propria cifra stilistica. Più che leggere queste pagine, le si attraversa. E una volta terminato il libro, ci si accorge che qualcosa è cambiato: non il modo di guardare l’Alzheimer, ma il modo di guardare le persone.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ti ricordo io. Storie di Alzheimer, di cura e amore quotidiano
Lascia il tuo commento