Suicidio
- Autore: Édouard Levé
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
Nel 2025 sono usciti romanzi, saggi e pamphlet che trattano dell’uscita dalla vita terrena. Intellettuali, filosofe, giornalisti, scrittori che si interrogano sul concetto del perire, di trovare la forza per genitori, fratelli, sorelle e figli che sono morti, e altrettanti libri sul suicidio, il gesto di mettere fine a un’esistenza usurata, insostenibile, completamente priva di senso, o ancora a pamphlet sul tema dell’eutanasia, quando i dolori fisici sono così terribili che nemmeno forti antidolorifici possono far cessare.
Un bisogno di pace eterna anche senza conforti religiosi, finire nel niente dopo aver vissuto una vita che non volevamo, che non abbiamo cercato, quando l’unica soluzione è darsi la morte: il libro del fotografo e scrittore Édouard Levé ha come titolo Il suicidio (Quodlibet, 2025, traduzione di Sergio Claudio Perroni).
Levé si tolse la vita a Parigi nel 2007, a quarantadue anni, subito dopo la pubblicazione del libro, dove a uccidersi è un suo amico e lui resta la voce narrante: un escamotage per non abusare nel testo della parola "io", l’autofiction cominciava a diventare debordante già vent’anni fa. Il suo alter ego è dunque lui, un giovane affascinante e seducente, che poteva affascinare tutte le donne che voleva, ma anche uomini - uno si arrischiò a dirgli "Ti amo", lasciandolo di stucco e senza parole. La sua vita era molto più bella che triste, ma sapeva di non saper sopportare le delusioni. Per ovviare nello spargere il suo charme si sposò giovanissimo, e la moglie sapeva che se alzava gli occhi in un ristorante, tra amici, avrebbe visto il suo sguardo, perché la guardava il più possibile. Il sesso lo rallegrava, ma con la moglie non parlarono mai di ampliare la famiglia con dei figli. Lei era presa dalla sua carriera e non ci pensava proprio, lui semplicemente non si vedeva padre di nessuno e, per come andarono le cose, un figlio avrebbe sofferto molto, sapendo che il padre si era suicidato. Molto intelligente, superava concorsi pubblici e colloqui di lavoro. In realtà, la cosa che gli piaceva fare era stare nella sua camera a sentire musica, e lasciava passare lavori anche stimolanti. Non aveva bisogno di soldi, la moglie men che meno, si godevano la vita a Parigi, tanto lui poi avrebbe, per noia, accettato una brillante carriera, ma voleva morire, quindi faceva l’eterno studente, che pure da sposato aveva bisogno della sua cameretta.
In realtà, l’aumento dei suicidi o la noia di vivere erano argomenti dei filosofi greci, vissuti secoli fa, e l’attualità non impatta soprattutto nei romanzi, dove il tema di darsi la morte da solo non è collegato a un periodo di miseria o a una guerra in corso. Piuttosto sembra che, per alcuni individui, non ci sia mai stato realmente il bisogno di vivere a lungo, come se la vita fosse solo sopportazione.
Nel caso di Édouard Lavé, nemmeno continuare a fare fotografie o scrivere altri libri ha spostato di un centimetro la sua decisione, quasi a pensare che nel codice genetico di ognuno, oltre alla aspettativa di vita, ci sia, appunto geneticamente, il bisogno di mettere fine alla propria esistenza.
Il suicidio è un libro di pensieri tristi, ma anche di periodi belli e felici, sempre per ribadire la complessità di stare al mondo.
Suicidio
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