La solitudine fu una fedele compagna di viaggio per Rainer Maria Rilke, che ne offre in questa poesia un’interpretazione magistrale ed estremamente toccante, attraverso immagini nette ed evocative, dalla profonda carica emotiva.
Come il silenzio, la solitudine si riverbera nella vita del poeta con modulazioni differenti e ricorrenti: traspare nelle molte relazioni amorose, sempre instabili e tormentate, talvolta fugaci e di breve durata, come quelle Valerie von David-Rhonfeld e con la pittrice Paula Becker, talvolta più lunghe e intermittenti, come quella con la conturbante Lou Andreas-Salomé e con la moglie Clara Westhoff.
Il sentimento cantato in questo componimento, però, affiora anche nella natura errabonda di Rilke, nei suoi frequenti viaggi che lo vedono sovente alla ricerca di un altrove dove isolarsi e ritrovare se stesso, e che in alcuni momenti trovano la loro meta dentro le mura appartate e rassicuranti di un castello, come quello di Duino, dove, di nuovo solo, il poeta può concentrarsi sulla sua opera senza riserve.
Della solitudine Rilke offre qui un ritratto pieno di lirismo, realizzato nella fase simbolista della sua produzione e, quindi, ricco di metafore, di immagini, di elementi naturali e umani che dicono la solitudine con un linguaggio chiaro e visuale, e con uno stile pittorico.
Non a caso il componimento, scritto a Parigi e datato 21 Settembre 1902, trova posto nella seconda edizione del Libro delle immagini dove, oltre a componimenti realizzati tra il 1895 e il 1902 (già presenti nella prima edizione), come Giorno d’autunno, compaiono anche alcune poesie degli anni successivi (1902-1906), e risente dell’influenza dello scultore Auguste Rodin, che il poeta aveva frequentato nella capitale francese, e dal quale aveva imparato ad utilizzare la lirica come strumento per cogliere la
“visibile inferiorità delle cose”.
In questa fase, quindi, la sua attenzione si sposta dalla dimensione soggettiva dell’io lirico agli elementi che lo circondano: questi ultimi, cantati con un linguaggio di ricercata semplicità, configurano una dimensione plastica dove anche i sentimenti e i moti dell’animo più ineffabili affiorano felicemente.
Einsamkeit di Rainer Maria Rilke: il testo originale tedesco
Die Einsamkeit ist wie ein Regen.
Sie steigt vom Meer den Abenden entgegen;
von Ebenen, die fern sind und entlegen
geht sie zum Himmel der sie immer hat.
Und erst vom Himmel fällt sie auf die Stadt.Regnet hernieder in den Zwitterstunden
wenn sich nach Morgen wenden alle Gassen
und wenn die Leiber welche nichts gefunden
enttäuscht und traurig von einander lassen;
und wenn die Menschen die einander hassen,
in einem Bett zusammen schlafen müssen:dann geht die Einsamkeit mit den Flüssen …
Solitudine di Rainer Maria Rilke: la traduzione italiana
La solitudine è come una pioggia.
Si alza dal mare verso sera;
dalle pianure lontane, distanti,
sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.
E proprio dal cielo ricade sulla città.Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,
allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino
e i corpi, che nulla hanno trovato,
delusi e affranti si lasciano l’un l’altro;
e persone che si odiano a vicenda
sono costrette a dormire insieme in un letto unico:è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.
Solitudine di Rainer Maria Rilke: significato e analisi della poesia
La poesia di Rainer Maria Rilke, inserita nella raccolta Poesie. 1895-1908 (Einaudi, 1994, a cura di Giuliano Baioni, traduzioni di Giacomo Cacciapaglia, Anna Maria Carpi, Cesare Lievi) ci consegna un messaggio chiaro: la solitudine è un’esperienza umana che tutti provano, ineluttabilmente. Altrettanto chiaro è il simbolismo, introdotto nel primo verso, con il quale il poeta intende comunicare questo sentimento, assimilato, appunto, alla pioggia.
Il componimento, poi, ci offre una visione malinconica e cupa dell’esistenza dove la solitudine è raffigurata come un elemento naturale e viene, quindi, intesa, come una forza onnipresente, alla quale nessun esser umano, prima o poi, può scampare.
La prima strofa, dopo aver introdotto la tematica del componimento, propone con parole chiare e immagini nitide, una fenomenologia della pioggia, considerata come fenomeno atmosferico. Dapprima è bruma che spira dal mare di sera, quindi impercettibile, fisicamente evanescente e lontana nello spazio. Poi sale al cielo, e proprio la ripetizione della parola “cielo” serve a sottolineare meglio la sua natura di forza oltreumana: la pioggia di solitudine che sta per scatenarsi sull’uomo e sulla città (come ben chiarisce l’ultimo verso della prima strofa), “da sempre appartiene al cielo”, è un elemento primigenio, quasi divino, contro cui gli uomini poco possono.
La seconda strofa, speculare alla prima, descrive gli effetti della pioggia sugli uomini e su una non ben precisata città (potrebbe essere Parigi o qualunque altra città). La pioggia si riversa su di essa nelle ore crepuscolari, la solitudine è un fenomeno notturno, che tiene compagnia all’uomo nelle ore più difficili della sua giornata, quando le attività quotidiane cessano e si distende il tempo della riflessione e dell’interiorità. Lambisce i corpi che nella notte si separano, delusi perché non sono riusciti a darsi conforto, ma intrattiene anche quelli – forse i benpensanti, i borghesi pieni di ipocrisia – che pur odiandosi non rinunciano alle convenzioni sociali, rimangono uniti nel vincolo, tutt’altro che sacro, del matrimonio e sono costretti a condividere lo stesso, insopportabile, letto.
Interessante, nell’ultimo verso della seconda strofa l’uso del verbo “müssen”, “dovere” che non indica, però, un dovere morale ma una necessità naturale, quasi a confermare che la solitudine che deriva da quell’odio e da quell’ipocrisia è inevitabile, per gli sfortunati sposi.
Chiarite le condizioni nelle quali si prova la solitudine, l’ultima strofa, costituita da un solo verso, non può che confermare che nelle circostanze descritte il sentimento cantato si manifesta in tutta la sua portata soverchiante, una pioggia che non risparmia nulla e, nella sua inappellabilità, torna a confondersi coi fiumi, con quella natura di cui era, fin dall’inizio, parte.
Analisi metrica e stilistica della poesia
Il componimento consta di tre strofe di lunghezza variabile (cinque, sei e un solo verso) per un totale di 12 versi, per lo più decasillabi, con il seguente schema rimico: AAABB CDCDDF F.
Dal punto di vista fonetico notiamo una cospicua presenza di consonanti nasali (n), in particolare alla fine di quasi tutti i versi, per la altrettanto copiosa ricorrenza di verbi alla terza persona singolare (qui impersonale), qualche rima interna allo stesso verso e una elevata frequenza di assonanze: tutto questo contribuisce a rendere sul piano sonoro lo scrosciare senza fine della pioggia e il sentimento di ineluttabilità che tutto il componimento vuole comunicare.
Il poeta isola alcuni versi che hanno un significato particolarmente rilevante nell’economia del componimento:
- il v. 1, che introduce il simbolismo che regge tutto il componimento;
- il v. 5, che segna il passaggio dalla dimensione naturale al piano urbano e umano e introduce la seconda strofa (in questi primi due versi le proposizioni, e il loro significato, si articolano all’interno del verso stesso, separato dal resto del componimento da un punto);
- il v. 12, collegato alla strofa precedente dal punto di vista semantico ma isolato dai due punti (alla fine del verso precedente) e da una riga bianca di separazione, così da rendere più icastica la conclusione, e da mostrare più chiaramente il significato delle immagini proposte nella strofa precedente.
Per quanto riguarda le figure retoriche troviamo alcune ripetizioni (“Himmel”, nei vv. 4 e 5; “Einsamkeit”, non a caso nel primo e nell’ultimo verso) e un’anafora (“und”, “und wenn die”, “und wenn die”, vv. 5, 8 e 10) che, grazie alla congiunzione “e”, posta all’inizio del verso, dona al poema un ritmo ipnotico, rende palese il movimento continuo e progressivo della pioggia e concretizza il flusso inesorabile della solitudine.
Mentre alcuni versi risultano semanticamente isolati, l’enjambement viene utilizzato nei versi centrali della prima strofa, per tratteggiare con un andamento più ampio e disteso il ciclo della pioggia nella natura, e nei versi centrali della seconda strofa, per delineare, in modo simile, le vicende umane dove la solitudine alberga.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Solitudine” di Rainer Maria Rilke: significato e analisi della poesia
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