- Autore: Giorgio Seccia
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Simόn Bolívar Simόn, caraqueno americano [...], la terra venezuelana ha dato forza alla tua voce, come una luce a indicare la direzione...
Ricordo un brano degli Intillimani, gruppo musicale esule dopo il golpe in Cile del 1973 e che portava in tournée in Italia un repertorio di canzoni di lotta cilene e sudamericane. Dopo tanti anni è ancora familiare l’eroe della liberazione del Venezuela dalla Spagna, nel XIX secolo, e l’ho riconosciuto nell’ufficiale in uniforme ottocentesca ritratto sulla copertina di Simόn Bolívar. L’indipendenza del Venezuela e la battaglia di Carabobo 24 giugno 1821, pubblicato da Armando Editore (Roma, gennaio 2025, 356 pagine, con alcune foto a colori), a firma del generale Giorgio Seccia, nella collana Scaffale Aperto.
Era un gigante, non per l’aspetto, solo un metro e 67, ma per la lucidità di pensiero-azione e la capacità di unificare progetti politici differenti e spesso contrastanti. L’autore del saggio lo esalta quale grande statista e politico, condottiero e stratega. Si distingueva in tutti i ruoli, capace di coniugare perfettamente ideazione e concretezza, aspetti teorici e pratici. Era un generale, tra i più bravi, e ha pure lasciato un modello tuttora attuale di società ideale in cui credeva, convinto che il sistema di governo migliore fosse quello capace di assicurare la maggiore felicità possibile, la maggiore sicurezza e la maggiore stabilità politica.
El Libertadòr era un libertario, un democratico, un repubblicano nell’estremo Nord del Sud America, nelle terre scoperte da Colombo: infatti, Bolívar progettava di creare la Gran Colombia. Era un militare, in una colonia in cui gli ufficiali fedeli alla Corona di Madrid prevalevano anche sugli aristocratici non allineati. Era un bianco, in un Paese abitato ai suoi tempi da 400mila colored, e un criollo, appartenente a una delle famiglie di antiche origini spagnole, dotate di risorse economiche ma di nessun peso politico.
È del tutto particolare la società venezuelana che si affaccia al XIX secolo, scrive il generale Seccia. Un calderone di gruppi, diversificati per ceto, censo, appartenenza etnica, in un territorio sconfinato e ancora in parte inesplorato, sottoposto a un’autorità politica d’oltreoceano, l’Impero spagnolo. La stratificazione di classe della società venezuelana era quanto mai complessa, tra criollos, i creoli bianchi, discendenti dei Conquistadores; llaneros, abitanti delle savane centro-occidentali; mestizos, meticci tra bianchi e indios; mulatos, mulatti tra bianchi e coloured; maroon, schiavi fuggiaschi e indios nativi. Alla fine dell’epoca coloniale, i nati in Spagna, peninsulares, erano 12mila, i criollos 200mila e i colorati 406mila, in un territorio di un milione e mezzo di chilometri quadrati. A loro volta, le classi dirigenti e quelle cadette, che aspiravano a esserlo, esprimevano una quantità di ideologie e di progetti istituzionali diversi, piuttosto incompatibili.
Nella confusione di idee politiche, filosofiche, sociali e nel “fragore di irrilevanti moti ribellistici”, si affaccia la figura di Simόn Bolívar (nato nel 1783 a Caracas, morto nel 1830), tra i pochi protagonisti della storia capaci di governare bene e di gestire contesti dissimili, talvolta discordanti. Convivevano, nella stessa personalità non comune, un Bolívar estadistas y político e un Bolívar conductor de tropas. Non metteva mai in contrapposizione gli aspetti teorici e l’attività pratica, era capace di cogliere perfettamente i fermenti politici e ideologici che agitavano l’America latina.
Esprimeva la teoria attraverso una costruzione ideologica in costante evoluzione, mentre la prassi è seguita in una strategia militare modellata in rapporto al solo succedersi degli avvenimenti e supporta queste attività dinamiche e operose con uno spirito particolarmente intuitivo.
L’esordio politico di Bolívar data 3 luglio 1811, quando a Caracas è decisivo il suo intervento nel Congresso della Sociedad Patriótica, associazione di giovani che aspirano a svolte rapide e radicali. Attacca duramente i rappresentanti delle province venezuelane, incerti, dubbiosi o avversi alla dichiarazione d’Indipendenza, approvata dall’Assemblea due giorni dopo. La risultante prima Repubblica avrà vita breve, sconfitta in combattimento a San Mateo, nel luglio dell’anno seguente. Alla fine dell’esperienza effimera, Bolívar si allontana, ma torna a Cartagena, da cui deriva il nome del Manifesto, il documento in cui denuncia gli errori politici commessi durante l’esperienza repubblicana federalista. Da qui conduce nuove truppe a qualche vittoria. Sconfitto ancora nel 1814, è costretto all’esilio nei Caraibi. Sbarcato di nuovo a giugno del 1816, conquista Angostura, accresce i consensi, si distingue in fasi complesse che portano alla definitiva vittoria a Carabobo, diventa Presidente del Venezuela e anche delle Repubbliche di Bolivia, Colombia e Perù. Tutto è plasticamente e nitidamente dettagliato dall’autore, che conosce perfettamente la storia e il mondo sudamericani.
Giorgio Seccia, nato a Roma nel 1945, maturità classica, laurea in chimica, è generale dell’Esercito in congedo assoluto. Ha svolto la carriera militare e professionale nell’area tecnico-industriale della Difesa, nel cui ambito ha diretto Enti tanto di produzione e mantenimento, che di ricerca e sviluppo. È contitolare di brevetti per rendere inerti armi chimiche. Membro della Società Italiana di Storia Militare, ha scritto numerosi testi, articoli, svolto relazioni in convegni e raccolto atti sui temi della Grande Guerra, con attenzione particolare agli aspetti militari, tecnici, letterari, sportivi e artistici. Ha trattato anche altri argomenti di storia moderna e contemporanea. Per Armando Editore, ha pubblicato Charles de Gaulle (2023) e I blu e i grigi (2023).
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Simόn Bolívar. L’indipendenza del Venezuela e la battaglia di Carabobo 24 giugno 1821
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