- Autore: Giovanna Fiume (a cura di)
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Schiavitù e santità nera. A 500 anni dalla nascita di san Benedetto il Moro, a cura di Giovanna Fiume (Istituto Poligrafico Europeo, 2025) è una raccolta poliedrica di saggi riferiti a un grande santo, un personaggio che si caratterizza per la sua contemporaneità, come si riscontra nei diversi contributi all’interno di questo prezioso volume, a partire dal saggio di Massimo Naro e da quello di Giovanna Fiume, come pure dal murale di Igor Scalisi Palminteri.
Una delle principali cifre interpretative di questo personaggio è senza dubbio l’integrazione, un argomento di estrema attualità. San Benedetto è stato sempre un uomo che integrava tutte le donne e uomini che incontrava, sin da quando, cuoco nel Convento, accoglieva tutti i poveri e diseredati, superando qualsiasi forma di barriera di classe sia sociopolitica che socioculturale. San Benedetto promosse il dialogo interculturale attraverso il suo esempio di fraternità universale in un’epoca di tensioni razziali e religiose. La sua umiltà unì i nobili, i poveri, gli ebrei e gli europei africani, e opera oggi come ieri in tante parti del mondo; il suo culto si diffuse in Spagna, Portogallo e nelle Americhe grazie ai missionari francescani.
Il volume è frutto di un lungo percorso che inizia nella ricorrenza dei 500 anni della nascita di Benedetto, figlio di una coppia di schiavi africani, eremita e francescano, schiavo nero e analfabeta, considerato un potente taumaturgo in vita e dopo la morte, che una schiera di devoti spinse sugli altari. In occasione della suddetta ricorrenza, i frati minori di Sicilia hanno deciso tutta una serie di attività sia di carattere liturgico che missionario, ma anche l’organizzazione di un convegno scientifico che si è tenuto nell’ottobre del 2024. Alla fine del convegno si sono messi insieme i testi, rivisti e perfezionati, di 16 autori, testi che compongono questo libro.
A differenza di quel poco che si conosce di Santa Rosalia, nobile siciliana vissuta nel XII secolo e patrona anch’essa di Palermo, della vita di San Benedetto, eletto patrono nel 1652, si conosce ciò che i documenti storici attestano e anche quello che a volte, anche se romanzato, si è venuto a sapere. E questo perché subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1589, iniziano i processi di canonizzazione, due nel 1620 e ancora nel 1625/1626. Nel 1713 poi se ne fa poi un altro quando si accerta che in Vaticano questo personaggio non era nemmeno Beato ma era nondimeno su tutti gli altari dell’America latina. E ancora, nel 1734, un altro processo viene fatto ed infine nel 1743; un santo che, seppur non riconosciuto come tale, per duecento anni era su tutti gli altari siciliani, spagnoli, portoghesi etc., ed ecco che viene fatta infine come una sorta di sanatoria e lo si nomina Beato.
Si conosce tutto, specie nei primi processi, perché vi sono centinaia di persone che lo hanno conosciuto e lo hanno frequentato, testimonianze che raccontano di lui in vita e poi dei miracoli fatti con le sue reliquie. È il Santo dei magistrati, dei mercanti, degli artigiani e poi anche del popolo minuto di Palermo. Si potrebbe dire un santo interclassista, e il Senato palermitano fa una delibera in cui lo nomina Patrono della città nel 1652.
Benedetto perse la battaglia per la primazia in Sicilia quale patrono, ma non in Portogallo e Spagna, che sono il primo approdo di schiavi africani che organizzano Confraternite spesso a lui intitolate, che prolifereranno e raggrupperanno in questo nuovo mondo questi nuovi cristiani devoti al Santo moro. È pertanto una vicenda che nasce in Sicilia ma poi ha un panorama estremamente più vasto e molto più complesso. In quei tempi si pose infatti il problema della conversione di questi schiavi africani, che non sono però una pagina bianca, avevano infatti una loro religiosità e i loro Dei, una loro forma di devozione, dei loro culti. E allora accade che i culti e le devozioni al Santo Nero acquistano abiti della devozione africana.
Molte cose già si sapevano di Benedetto, sia leggendo i processi di canonizzazione che centinaia di migliaia di pagine, nonché le agiografie scritte nel corso del tempo ricche di molti elementi conoscitivi. Ma in questa ultima ricerca si è voluto approfondire la sua figura in Europa, sotto una varia serie di aspetti, con i contributi che hanno fornito i diversi storici dell’arte, come Vincenzo Abate o Floriana Giallombardo, che sugli affreschi presenti nel Convento e nella Chiesa della Gancia ha rappresentato come questi fanno comprendere lo spessore della cultura francescana di età moderna. Nel saggio di Giallombardo vi è un’analisi iconografica, un’indagine su come l’immagine del Santo nero sia stata rappresentata con gli occhi dell’Occidente verso l’alterità.
Ma quello che interessa maggiormente e su cui si voleva approfondire, è la devozione in America latina; su questo versante è notevole il contributo che hanno dato quattro studiosi, tre provenienti dal Brasile e uno dal Messico. Questi scritti aiutano a comprendere in che modo è arrivata in America la devozione al Santo e chi ve l’ha portata, attraverso quali mezzi a stampa, quali agiografie, e quali sono le iconografie con le quali viene raffigurato. Si è avuta così conoscenza dei modi di celebrare il Santo oggigiorno e si ha modo di riflettere sulle analogie con i modi degli schiavi africani di secoli prima. E poi, tra gli altri saggi, di rilievo quello di Ferdinando Trupia in cui dal vissuto di questo francescano in America latina si è compreso quale doveva essere stato il percorso qui seguito dagli stessi francescani nei secoli prima. Si è compreso, approfondendo la materia, cosa voleva significare il culto a Benedetto di persone che avevano i piedi in America ma la testa in Africa. Si tratta di persone ormai radicate nel nuovo mondo in condizioni di schiavitù, che però pensavano con le stesse categorie che aveva quando non erano schiavi nella propria terra. L’intervento di Igor Scalisi Palminteri, che ha dipinto l’enorme murales di Benedetto nel quartiere palermitano di Ballarò, rappresentato in copertina, esplicita questa diffusione popolare e lo stesso autore afferma come sia un fatto politico, oltre che religioso, il fatto di dipingere dei Santi sulle pareti. In ultimo l’intervento di Giuseppe Dragotta che vorrebbe realizzare un suo sogno, quello di un “camino” verso tutti gli eremi di Benedetto, e che mira a far conoscere maggiormente questo Santo.
Lo scopo primario di questa pubblicazione è quella di fare conoscere ai più Benedetto il Moro, facendolo rivelare alla città non come un santo locale ma cone un’icona globale. È un santo nero che è diventato un simbolo dell’occultamento dei neri nella Storia dell’Occidente e su questo tema si hanno grandi resistenze edì i libri di Storia parlano poco di schiavitù mentre l’Occidente era fiorente il mercato di schiavi.
Benedetto il Moro appare una figura contemporanea che deve vieppiù essere conosciuta e valorizzata e questi studi hanno questa finalità. È un personaggio vicino agli ultimi e alla povertà e forse questo ha portato a un oblio, ma è una figura che deve essere presente ancora oggi di fronte alle nuove povertà. Un’apertura verso gli esclusi come pure i migranti, che ripropone la questione del valore dell’integrazione e del vivere insieme con l’altro. Si è tutti stranieri in questa vita e Benedetto insegna il senso e il valore dell’ospitalità e del rispetto verso gli altri. Benedetto, quindi, come figura che vive tutt’oggi insieme a ciascuno di noi, in un volume in cui si parla di storia della schiavitù e dell’emigrazione, di Europa e Africa, che appartiene all’essere umano, che deve essere padrone di muoversi dappertutto. Si rappresenta un’epoca in cui la schiavitù era legale anche in Vaticano e dove nei monasteri operavano schiavi come in tutta la società di allora. Un libro che nasce da una curiosità intellettuale autentica e da un’istanza civile, e che conduce a una riflessione sul presente.
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Studioso e cultore di Storia
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Schiavitù e santità nera. A 500 anni dalla nascita di san Benedetto il Moro
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