Un insieme di contenuti densi e pregnanti ci immerge in un vissuto quotidiano che muta bruscamente alla pari di quello del mondo che ci circonda. Ma vi è una relazione, tra questi due modi di essere, di vedere e osservare le persone e le cose che turba l’interiorità alla ricerca di un tempo e di una serenità che pare irrimediabilmente perduta. Ma è sempre presente e sempre inappagata la sete di conoscenza e di sapere.
In Rivedemmo l’alba. Duemila e non più 2000 (Edizioni Ex Libris, 2025), parole e immagini si uniscono mirabilmente in un narrato che esprime al meglio il periodo della tragedia del COVID, un lavoro a due mani che ripercorre fedelmente la cronaca, riferendo e riportando con un’analisi critica, passo dopo passo, tutto lo svilupparsi e poi il sedarsi dell’epidemia con pertinenti riferimenti al presente. Il testo è opera di Rosario Ognibene, docente e dirigente scolastico, Segretario regionale dell’Associazione sindacale “Dirigentiscuola Sicilia”, di cui è stato anche Presidente del Consiglio Nazionale fino al 2018. La parte figurativa esplicitata in opere d’arte è invece di Antonino Scarlata, che con la sua pittura creativa rende al meglio i contenuti della narrazione.
Rivedemmo l’alba è il titolo, a significare il venir fuori dall’evento pandemico del COVID, e “duemila e non più 2000” il sottotitolo di copertina, parafrasando il “mille e non più mille” di antica memoria con cui si vuole ora identificare il mutamento intervenuto a seguito degli eventi luttuosi che avrebbero dovuto portare a un nuovo inizio sotto altri valori etici, politici e sociale e anche religiosi.
Una cronaca in diretta degli anni trascorsi dal 2020 al 2022, venati da collettiva tristezza e inquietudine fino a quando la scienza, quasi miracolosamente, scopre un vaccino che dà la certezza della sopravvivenza. Ma nelle more, un mondo è cambiato con scuole che chiudono, imprese che falliscono e una politica involuta in una perenne campagna elettorale, senza alcuna seppur minima visione d’insieme di comuni intenti. E il risultato è stato l’accumularsi di ritardi che hanno prodotto un incremento di vittime. Si guardava solo al taglio della spesa e non si è fatto tesoro delle precedenti epidemie, da cui si doveva trarre insegnamento. Ma è in questi frangenti che si ci si rende anche conto delle diffuse fragilità e della propria finitezza. Ma l’accattivante, documentato e istruttivo volume, nei vari capitoli, estende i suoi resoconti e la sua analisi a tematiche diverse e ampie come quella relativa al problema del lavoro a distanza, quella della crisi del sistema sanitario in ragione delle successive e diverse ondate epidemiche. In conclusione non mancano poi i riferimenti ai contrasti internazionali di oggigiorno tra le maggiori potenze, in ragione del mutato quadro geopolitico. Si pone in risalto la politica delle classi dirigenti e la sua inadeguatezza nel risolvere, o quanto meno fare fronte, ai problemi che via via si presentavano, operando scelte politiche di basso profilo. Non mancano i riferimenti ad autori e testi diversi e un’utile bibliografia correda e completa il testo. Nel Prologo si richiamano le precedenti epidemie, da quella della peste nera di Firenze del 1348 alla peste bubbonica di Milano del 1630, raccontata da Manzoni nei Promessi Sposi. In quella di Firenze, di cui trattò Boccaccio nel suo Decamerone, pare porsi un parallelo con l’epidemia più recente con una comunità di giovani che si isola e auspica un nuovo modello di sviluppo e di società.
- Autori: Rosario Ognibene e Antonino Scarlata
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Rivedemmo l’alba. Duemila e non più 2000
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