La notizia è di quelle tristi per il mondo naturalistico e per quello letterario: l’albero di Robin Hood è ufficialmente morto. La grande quercia (Major Oak) si trova nella foresta di Sherwood, nel britannico Nottinghamshire. Si tratta di uno degli alberi iconici della Gran Bretagna e non solo: con i suoi 11 metri di circonferenza e i 1200 anni stimati di vita, è stata fonte di ispirazione di leggende e racconti. Secondo la tradizione, nel suo tronco si sarebbe nascosto il celebre principe dei ladri reso famoso, tra gli altri, da Alexandre Dumas.
Purtroppo il team di esperti che da anni monitora lo stato di salute del grande albero in giugno ha comunicato al mondo la scoperta: la notizia è stata rilanciata dai principali quotidiani e organi di stampa, tra gli altri la BBC. Ma la grande quercia non è l’unico caso di albero monumentale entrato a far parte di un libro.
Major Oak: la quercia della foresta di Sherwood di Robin Hood
Va detto che, a causa dell’età ragguardevole, la Major Oak era un sorvegliato speciale. Cure e studi non sono serviti però a limitarne il lento e progressivo declino, Finché l’assenza di nuove foglie quest’anno non ha rivelato l’amara verità sullo stato di salute dell’albero. Colpa del cambiamento climatico e del caldo crescente degli ultimi anni, ma anche del progressivo compattamento del suolo intorno al tronco, per via del continuo afflusso di visitatori e turisti ansiosi di ammirarne la magnificenza.
Le precauzioni ci sono state: fino al 1970 era possibile arrampicarsi sui rami più bassi, ma da allora un cancello impedisce l’accesso ravvicinato. In ogni caso l’albero resterà: i suoi rami, anche se secchi, continueranno ad offrire nutrimento e vita al bosco e alle specie animali, in quel lento processo di trasformazione che è la costante di ogni foresta. I suoi semi, inoltre, sono stati negli anni piantati nei giardini e parchi di tutto il mondo. Perciò la Major Oak non è morta davvero.
Recensione del libro
Robin Hood
di Alexandre Dumas
Ritrovato il melo di Boscodirovo
Tra gli altri alberi degni di nota letteraria vale la pena citare il melo che ha ispirato l’illustratrice inglese Jill Barklem. Nella serie intitolata Brambly Edge (in Italia I racconti di Boscodirovo) c’è un cottage con tanto di camere, scale, salotti, ricavato all’interno di un tronco. Un’opera di fantasia che si ispira a un esemplare molto reale.
Si trova nell’Essex e anche lui è piuttosto longevo, specie per un albero da frutto: avrebbe 300 anni, vissuti nel cuore della foresta di Epping, lungo un itinerario di frequente percorso dall’artista alla ricerca di ispirazione. I figli, Lizzie e Peter Barklem, lo hanno cercato e individuato nei mesi scorsi: le fotografie diffuse sul web non lasciano dubbi sulla somiglianza e regalano agli appassionati di libri una meta divertente immersa nella natura.
Il Pino nero di Tolkien che ispirò anche Pullman
Volendo continuare il gioco, nell’Orto botanico di Oxford si trovava fino a qualche tempo fa un pino nero di indubbia personalità. Alla sua ombra pare aver passeggiato niente meno che J.R.R. Tolkien, allora insegnante nella locale università. Lo scrittore si sarebbe ispirato ai rami contorti per raccontare gli Ent de Il Signore degli Anelli.
L’albero è noto come il pino di Tolkien, ma la sua suggestione avrebbe colpito anche Philip Pullman per il finale di Queste oscure materie. A causa di gravi cedimenti strutturali, nel 2021 l’albero è stato sostituito da un nuovo esemplare per mantenere intatte memoria e magia.
“Il barone rampante” e una vita spesa tra gli alberi del ponente ligure
E in Italia? Anche dalle nostre parti c’è l’imbarazzo della scelta. Se il libro simbolo resta Il Barone rampante, omaggio alla passione per la botanica del suo autore, è però difficile individuare un singolo esemplare come fonte di ispirazione per Italo Calvino, che nel racconto parte dal leccio prescelto da Cosimo per la sua fuga dalla realtà. E prosegue con ulivi, fichi, frassini, pini, querce e magnolie: tanti quanti servono ad un’intera vita trascorsa tra i rami. Una varietà e ricchezza che è omaggio all’intero patrimonio arboreo del ponente ligure, soprattutto a quello sanremese di Villa Meridiana e del borgo di Apricale.
La quercia delle streghe e di Pinocchio
Ha 600 anni secondo le stime degli esperti - e se li porta piuttosto bene! - la Quercia delle streghe del Comune di Capannori, in Toscana, un tempo ritrovo notturno per i riti sabbatici e oggi destinazione di escursionisti e turisti. Una leggenda antica che suggestionò anche Carlo Lorenzini durante le vacanze estive. Lo scrittore fiorentino è meglio noto con lo pseudonimo di Collodi, lo stesso del paese che dall’albero monumentale dista pochi chilometri. Un particolare geografico che aggiunge verosimiglianza alla storia. Si dice che la scena finale del quindicesimo capitolo del suo Pinocchio sia ambientata proprio qui: racconta l’impiccagione del burattino da parte del gatto e della volpe ai rami di quella che, secondo i residenti, ora viene chiamata Quercia di Pinocchio.
Del club fanno parte la quercia di Emily Dickinson e la catalpa di Alessandro Manzoni. Tracciano la mappa di un patrimonio naturalistico e, insieme, letterario. Una realtà preziosa, ma fragile. E tutta da tutelare, specie in tempi di gravi cambiamenti climatici.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Alberi letterari e dove trovarli: dalla quercia di Robin Hood al pino di Tolkien
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