Anche le case editrici compiono gli anni. Proprio come le persone. In questo caso, però, i festeggiamenti possono contare su invitati speciali. Neri Pozza, fondata nel 1946, di anni ne fa 80. E regala ai suoi lettori un percorso di lettura basato sui capolavori più apprezzati, lungo tutto il 2026.
Per l’occasione la casa editrice rispolvera la corrispondenza con gli scrittori di punta e rivela curiosità e spaccati inediti di un metodo di lavoro identitario.
Un editore che proponeva libri da scrivere
Proprio come a teatro, anche in letteratura spesso il dietro le quinte è affascinante tanto quanto il risultato finale. Neri Pozza non delude: apre gli archivi e racconta il percorso di nascita dei libri che abbiamo amato. Rivelando così un iter fatto di fiducia crescente, consigli, costruzione a più mani in cui l’editore ha un ruolo fondamentale.
L’epistolario con gli autori, donato all’archivio della Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza, è raccontato in un libro del 2006 intitolato Saranno idee d’arte e poesia. Carteggi con Buzzati, Gadda, Montale e Parise.
Con ciascuno di loro l’editore vicentino ebbe un rapporto privilegiato, una collaborazione che sconfina spesso nell’amicizia. A caratterizzare l’intera opera è una certa idea di arte. Come scrive il critico letterario Fernando Bandini, Pozza
Aveva già in mente per suo conto dei libri che pensava mancassero, e li proponeva agli autori che gli sembravano più adatti a scriverli. Se avesse potuto li avrebbe scritti tutti lui di suo pugno.
In questa creazione che è più un aggiungere, un riempire vuoti, rientra la collaborazione con Dino Buzzati al centro di un recente post social: un rapporto specialissimo umano prima che lavorativo, tanto che l’editore sarà testimone di nozze al matrimonio dello scrittore con Almerina Antoniazzi, l’8 dicembre 1966. L’ironia garbata e schiva del bellunese contagia l’editore burbero, come lo definisce in maniera scherzosa. E anima lettere piene di spirito e divertenti.
Fedele alla sua linea editoriale che è filosofia di vita, Pozza gli indica la via per
Un libro serio, vivo, necessario alla sua storia di scrittore.
Sarà quella raccolta di racconti lampo, spesso pagine di diario o riflessioni, intitolate In quel preciso momento (1950) seguito da Il capitano Pic e altre poesie (1965) e Due poemetti (1967).
Lo scambio di lettere fra Buzzati e l’editore
Così boutades cordiali e affettuose si susseguono: Buzzati suggerisce indicazioni per la stampa.
Nero senz’altro. Non dirmi di no. Te ne supplico.
E poi, riferendosi a un futuro incontro:
Aspetto i milioni. Vieni a Milano presto? Avvertimi il giorno prima, per favore, affinché non abbia a ripetersi l’incresciosa scena dell’ultima volta, quando tu te ne andasti schiumando e ti dissolvesti come fantasma macbethiano fra i gorghi della nebbia milanese.
E Pozza? Risponde per le rime. Con una minaccia per un ritardo a proposito di In quel preciso momento.
O Dino, se entro otto giorni non mi manderai il titolo del nuovo libro (allora saranno pronte le bozze in colonna) noi, editori, lo annunceremo col titolo più spregioso che esista.
Esempio: I ROSPI IN VETRINA
Ovvero: Riflessioni di un impiegato.
Seguono altri titoli più bassi:
DIARIO DI UN GIOVANE STUPIDO
DIARIO DI UN UOMO STUPIDO, e varianti
LE OSSA DEL MORTO (molto bello)
PICCOLI CADAVERI
Eccetera
O Dino, le nostre minacce sono pericolose. Fa che non le dobbiamo mettere in atto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Quando Dino Buzzati rischiò di pubblicare un libro intitolato “I rospi in vetrina”
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