Lo scrittore Pétros Márkarīs insieme a Isabella Fantin, collaboratrice di Sololibri.net, presso la sede di Milano della casa editrice La nave di Teseo
Di fronte all’imponente cinta muraria del Castello Sforzesco si trova la sede milanese della casa editrice La nave di Teseo, che ci ha invitato a una tavola rotonda con l’intellettuale armeno naturalizzato greco Petros Markaris, a Milano per promuovere il suo nuovo romanzo a sfondo sociale dal titolo La ricchezza che uccide (trad. di Andrea Di Gregorio). L’incontro ha inizio alle 11:30 con una svizzera puntualità di cui l’autore va fiero, dichiarando tra il serio e il faceto:
«I greci della diaspora sono puntuali»
(un’evidente frecciatina all’elasticità oraria di tanti suoi connazionali in patria).
La ricchezza che uccide: perché è un noir di denuncia
Per chi ancora non conoscesse i romanzi di questo straordinario scrittore, drammaturgo e sceneggiatore di fama internazionale, parliamo della diciottesima indagine del commissario Kostas Charitos, il personaggio seriale che da trent’anni si confronta con i paradossi, le contraddizioni e i problemi economico-sociali di una Grecia in costante sofferenza. L’epicentro geografico e antropologico della serie resta Atene, una città di cui il commissario fotografa i mutamenti profondi. Nei romanzi di Markaris, infatti, il cuore della vicenda vira progressivamente dalla semplice ricerca del colpevole alla disamina del tessuto sistemico in cui il crimine è maturato, con un’attenzione quasi chirurgica per le disuguaglianze sociali.
La ricchezza che uccide è un noir di denuncia dalla scrittura abbottonata e sobria, priva di enfasi. Il vero bersaglio è il costo sociale della riqualificazione urbana e del caro affitti (fuori di metafora, è lui il vero killer) che per il ceto medio si è tradotto in una drammatica emergenza abitativa. In un’Atene che sta cambiando volto innescando suicidi, manifestazioni a catena e attentati, le sorprese non mancheranno.
Recensione del libro
La ricchezza che uccide
di Petros Markaris
Il problema del caro affitti e della casa in Grecia, secondo lo scrittore Markaris
Secondo Markaris, in Grecia il caro affitti sta uccidendo la classe media:
«Il titolo italiano rispecchia solo in parte l’originale, che suona come "Il carro funebre dello sviluppo", un’immagine forte scelta per sottolineare quanto il caro affitti stia portando alla tomba la classe media. Nel romanzo, infatti, una coppia separata e avanti negli anni, costretta alla coabitazione dall’impossibilità di pagare due canoni distinti, sceglie il suicidio come forma di protesta. Questo gesto estremo, radicato in un malessere collettivo, innesca rivolte e attentati che fanno tremare il mondo degli immobiliaristi legato alla gentrificazione della capitale.
Tornando alla realtà, dove risiede da sempre il mio interesse di scrittore, la casa in Grecia rappresenta oggi un problema gigantesco, destinato purtroppo a peggiorare. La gente comune si trova a dover scegliere se mangiare, divorziare o pagare l’affitto. Gli appartamenti hanno costi proibitivi e i canoni mensili sono ormai fuori controllo. Per arrivare a fine mese molti sono costretti a tornare a vivere dai genitori o a prendere una stanza in condivisione, mentre gli studenti si mantengono lavorando nei locali.
Siamo davanti a un fenomeno enorme che io chiamo "Rinnovo e affitto", un circolo vizioso di cui non si vede soluzione. Per incrementare gli introiti, gli abitanti del centro danno in locazione le case che hanno ristrutturato attingendo ai finanziamenti statali. Il risultato è paradossale: da un lato lo Stato finanzia la riqualificazione dei privati, dall’altro questi privati si rifanno sugli affittuari – che sono quasi esclusivamente turisti – aumentando i canoni per pareggiare lo scarto di entrate tra estate e inverno. Il numero di presenze turistiche nel centro storico di Atene è letteralmente triplicato, passando da 200mila a 600mila.
Ciò che spaventa me, e la mia generazione quasi coetanea a quella del commissario Charitos, è che siamo rimasti gli unici a far sentire la nostra voce con cortei e proteste. Per noi, resistenza significa lottare. Mi sembra invece che le nuove generazioni siano molto meno propense alla piazza. Eppure nessun governo si è mai fatto carico seriamente dell’emergenza abitativa: manca ancora un progetto politico a lungo raggio per riequilibrare il mercato con soluzioni sostenibili in periferia. Di conseguenza, la forbice sociale continua ad allargarsi e i greci impoveriti aumentano ogni giorno.»
L’evoluzione del personaggio del commissario Charitos e la differenza con Montalbano
L’autore ci ha raccontato l’evoluzione negli anni del personaggio e della famiglia di Charitos, con un riferimento anche al commissario nato dalla penna di Camilleri:
«Accanto alla trama gialla e alla denuncia, nei miei libri viene riservato ampio spazio alla vita privata del protagonista. Dagli anni Novanta a oggi la famiglia di Kostas ha subito un’evoluzione naturale, affrontando sfide, gioie e cambi di prospettiva comuni a molti lettori.
Oggi Kostas e la moglie Adriana sono una coppia avanti negli anni; la figlia Caterina è diventata un avvocato, si è sposata con un cardiologo e hanno un bambino di sei anni, Lambros, per cui il commissario stravede. Entrambi i giovani sono impegnati nel sociale e credono fortemente nella solidarietà. Per Charitos la famiglia è un pilastro fondamentale, così come lo è il cibo, un elemento che unisce e allenta le tensioni quotidiane. Questa forte presenza della dimensione familiare è, a mio avviso, la principale differenza strutturale rispetto al commissario Montalbano di Andrea Camilleri. So che alcuni lettori italiani si sono spinti fino in Grecia per andare a mangiare nella trattoria che compare spesso nella serie, e ho apprezzato moltissimo l’adattamento televisivo italiano con Stefano Fresi nei panni del protagonista.»
La frase di Teocrito in esergo al libro
Durante la lettura in anteprima del romanzo, ci aveva incuriosito la citazione in esergo che apre il libro, scelta che di solito anticipa l’atmosfera narrativa e prepara psicologicamente il lettore. Durante l’incontro, abbiamo avuto l’opportunità di chiedere a Petros Markaris come mai avesse scelto proprio la frase di Teocrito: “Il bisogno produce le tecniche”.
L’autore ci ha risposto:
«L’ho scelta perché quando emerge un nuovo bisogno primario, o una nuova emergenza nella società, nasce sempre, di conseguenza, un sistema inedito per tentare di ricostruire ciò che è stato messo in crisi.»
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Alle 12:30 l’incontro si è concluso con il consueto firma-copie. Per ragioni di tempo alcune domande sono rimaste inevitabilmente in sospeso, lasciandoci con l’attesa del prossimo caso del commissario Kostas Charitos, lucido e indispensabile antieroe del nostro incerto presente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Petros Markaris presenta a Milano la nuova indagine di Kostas Charitos: il caro affitti al centro del delitto
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