- Autore: KB Lane
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Il conflitto tra appartenenza e separazione nel processo di autodefinizione diventa nello scritto Mary del vento di KB Lane, edito da Le Trame di Circe nel 2025, fulcro di una vicenda di formazione – di cui il romanzo è il primo volume - che riporta nel periodo difficile e fecondo degli anni ‘80 e parla di legami generazionali: fili invisibili che possono rappresentare veri e propri nodi da sciogliere per veleggiare verso il futuro.
Ed è proprio il processo di separazione dai legami ingombranti il fil rouge dello scritto di Lane, ricco di elementi simbolici che richiamano il viaggio e il distacco non senza quella sottile vena di attrazione per ciò che ci si lascia alle spalle, amato e odiato allo stesso tempo, qualcosa o qualcuno cui si appartiene, tanto nei tratti somatici che in quelli che, pur non essendo parte del Dna, si ereditano nostro malgrado. Pesanti fardelli, talvolta macigni di cui liberarsi per formare il sé adulto.
Ed è ciò che si appresta a fare la giovane protagonista, la diciannovenne Kimberly Hoster, che vive in un piccolo villaggio nei pressi di Boston assieme alla madre Alison Hardley, bellissima donna ed ex attrice, da cui ha ereditato i prorompenti tratti somatici. Il padre, Patrick Hoster, è un imprenditore cinematografico di Los Angeles molto seducente, con tre matrimoni all’attivo e otto figli avuti da diverse relazioni. Un’eredità ingombrante per Kimberly, soprattutto da parte di mamma, per tutti Malitia (nome d’arte che risale al periodo di film a luci rosse), oggi tenutaria del bordello più famoso della città. Malitia ha anche un’altra figlia, Mandy, avuta da Tony, fratello di Patrick, che per Kim è sorellastra e cugina assieme. Come per una sorta di mandato familiare, anche Kimberly, al pari della madre, ha un soprannome perché in paese tutti la chiamano Mary, la dolce fanciulla schiva e colta, cui non vengono però risparmiate maldicenze e frecciatine sul mestiere della mamma. Il processo di adultizzazione per Kim è necessario come l’aria.
Ma quale potrebbe essere il suo posto nel mondo? A quale dei due modelli genitoriali far riferimento per costruire la propria identità? Si tratta solo di scegliere tra due possibilità, o esplorare la terza opzione di un futuro ignoto da costruire per sé, solo per obbedire a se stessa e ai propri desideri? Liberarsi quindi dalla falsa identità di Mary, ed essere semplicemente Kimberly Hoster, figlia di Patrick, padre tanto amato quanto idealizzato? Il trasferimento della giovane protagonista in California, a Los Angeles, giunge al lettore come la migrazione di un uccello smarrito che finalmente decide di usare le ali per abbandonare la gabbia dorata entro cui la madre l’ha protetta dal mondo, per abbracciare la terra dei sogni, l’ambiente patinato di Patrick, noto produttore cinematografico. Con maestria e una sottile vena poetica, la scrittrice accompagna il lettore lungo il processo di svincolo di Kim dal passato e dalle relazioni ingombranti, facendo emergere le contraddizioni dei rapporti parentali, la loro intrinseca impenetrabilità e fermando il racconto sul peso di quelle etichette che si imprimono nell’identità come un marchio indelebile. Un racconto fra delicatezza e dramma, che non fa sconti sulle responsabilità degli adulti verso le giovani generazioni, e in questo senso profondamente attuale nel rimarcare egoismi ed immaturità nell’esercizio della genitorialità.
Ma il libro fa anche toccare con mano, tra ironia e rammarico, la fatuità delle apparenze, narrando il mondo della celluloide, vacuo e orientato solo al successo. Quello di Patrick e di Roy, la prima infatuazione di Kim, che vive nella consapevolezza di un tradimento per lavorare e andare avanti, ma anche quello di Ed, l’uomo forte e accudente che diventerà suo marito, consentendole di riallacciare i fili col passato e far pace con la maternità, costantemente presente lungo la narrazione anche attraverso immagini e metafore che richiamano il liquido amniotico, il grembo accogliente da cui si proviene e a cui costantemente si torna per ritrovare se stessi.
L’epilogo di questo primo capitolo della storia, pregno di poesia e sentimento, svela spudoratamente che il vero processo di emancipazione passa attraverso la fine delle illusioni e del disincanto, facendo tuttavia emergere come il ciclo ricorsivo della vita consenta talvolta di ricucire le fratture col passato, e inscrivere i legami nell’oggi tra le opposte polarità della vita e della morte. Così anche i rapporti dissonati del passato rimangono comunque parte dell’identità personale, del sé adulto. Perché il nido da cui si è spiccato il volo è sempre lì, pronto ad accogliere la nostalgia, la fantasia su ciò che avrebbe potuto essere, persino su un amore materno potente e mai esternato. Pronto ad abbracciare, anche solo psicologicamente, la nuova identità, per un nuovo inizio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mary del vento
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