Le indulgenze
- Autore: Pascale Kramer
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Nutrimenti
- Anno di pubblicazione: 2024
Amore tra uno zio e una nipote, argomento scivoloso. Vincent ha una quarantina d’anni nel 1977, Clemence solo tredici, quando la ragazzina gli rivolge il primo sguardo amorevole, intimorita ma attratta dall’uomo di successo, sulla copertina di un rotocalco. Se nella realtà sarebbe una relazione inaccettabile, al confine dell’incesto, nella finzione narrativa è un contenuto perfetto per un romanzo di letteratura europea di qualità. Pascale Kramer, scrittrice svizzera, firma Le indulgenze, ben tradotto da Luciana Cisbani e pubblicato da Nutrimenti, con il sostegno della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, nella collana Greenwich (novembre 2024, 208 pagine).
Madame Kramer scrive in francese, ben dodici romanzi. È nata a Ginevra, nel 1961, viaggia spesso, toccando Los Angeles, anche se vive e lavora a Parigi, dove gestisce un’agenzia pubblicitaria. Nel 2017 ha ottenuto il Gran Premio svizzero di letteratura, riconoscimento prestigioso tra i numerosi meritati in Svizzera e in Francia. Cura la programmazione del Salone africano del Libro di Ginevra e svolge volontariato per l’Associazione di rifugiati dall’Afghanistan Nouvelle Page, di cui è tesoriera.
Ricorrono tematiche familiari, specie dal punto di vista femminile, nei suoi lavori, come in questo, un romanzo che ti fa parteggiare per qualcun(a) e aspettarti la resa dei conti per qualcun altr(o). Senza soddisfazione, però, per chi siede sulla sponda del fiume, perchè il reprobo se la cava senza danni. È il protagonista maschile, un donnaiolo impenitente, prototipo di una fauna maschile egoista, superficiale, irresponsabile, infedele, piena di sé, innamorata dei propri difetti, incosciente dei propri limiti. Non sembra destinato a pagarne lo scotto, per l’indulgenza di tante donne, tutte migliori di lui, sempre disposte a perdonarlo, affascinate dal suo sorriso imbelle, anche quando non legate a lui da un cordone ombelicale mai rescisso. La mamma lo idolatra, ignora gli altri due figli maschi e quando ripete con risoluta condiscendenza che gli uomini hanno bisogni che vanno soddisfatti, non è certo a loro che fa riferimento, assolve soltanto Vincent.
Cinque anni dopo l’incontro a Beausobre (Losanna), durante il trasloco della nonna rimasta vedova, Clemence diventa amante dello zio, compagna saltuaria, una delle tante. È lei comunque a fare la prima mossa, non si pensi al peggio: in queste pagine non c’è mai violenza nei momenti d’intimità sessuale, loro e di altri, più mostrati che esibiti, da un’autrice dal tratto sempre elegante. Vincent è un bellimbusto odioso, uno sciupafemmine al quale viene tutto concesso, tutto tollerato, nella società di mezzo secolo fa - allora davvero maschilista - tanto più per un protagonista del jet set, esperto d’arte, noto banditore d’aste. Tanto più forti e complessi sono i caratteri femminili, a cominciare dalla ragazza - adolescente alla fine degli anni Settanta, viene seguita a tappe fino al 2016 - che porta su di sé lo stigma dell’intreccio proibito erotico sessuale, mentre qualsiasi riprovazione scivola senza colpo ferire dalle spalle del maschio della coppia parentale.
Tutte significative le donne della Kramer. La madre di Vincent e nonna di Clemence, Nancy, un’inglese tutta d’un pezzo, che fuma Dunhill e pretende d’essere chiamata per nome dai nipoti. La moglie del fedifrago, Anne-Lise, bella venticinquenne francese che fin dall’inizio vorrebbe il divorzio, stanca, delusa, sporcata dai tradimenti recidivi del consorte, ma si sente replicare seccamente dalla suocera che “non si divorzia per delle stupidate”. La figlia di Vincent, Sofia, ultima arrivata di un albero genealogico-generazionale al femminile (“Anne-Lise, pensa è incinta”), che è più severa nei confronti del padre e restia a sopportare le avance irriducibili del seduttore ottuagenario, tutt’altro che innocenti, anzi risibili, all’indirizzo delle giovani stagiste. Spicca finanche la dolente, inferma, Judith, la madre di Clemence, piegata progressivamente dalla sclerosi.
I capitoli scandiscono il percorso cronologico della trama, come un percorso di crescita individuale e collettivo: Losanna, ultimi giorni a Beausobre, ottobre 1977. Losanna, aprile 1982. Losanna, giugno 1994. Morgins, esequie di Judith, maggio 2005. Neuchâtel, gli addii allo chalet del lago, ottobre 2016. Tra riflessioni, ammissioni esplicite e riservatezze inconfessate, la narrazione scorre senza soluzione di continuità da un soggetto all’altro: la ragazzina poi ginnasta poi donna realizzata in un mondo difficile di uomini; l’ineffabile zio amante; la moglie di lui; la nuova compagna di Francois, Lenka; Sofia; Judith.
Con delicatezza, Pascale descrive il primo gesto esplicito di Clemence, nell’automobile complice, a Lione, ricambiato dall’uomo con una nonchalance che fa rabbia. Lo zio non avrebbe avviato una liaison con la nipote, si capisce, perché Kramer lo scrive esplicitamente, ma visto che gli si offre l’occasione non si sottrae, irresponsabile com’è. Coglie l’attimo. Più d’uno, in effetti. Con la stessa matura sensibilità, l’autrice chiosa il sesso concesso e consapevole di altri, toccando vertici di asciutto romanticismo nel descrivere il declinare dei rapporti tra Judith e il marito Francois. Il progredire della malattia li rende dolorosi per la donna e poco alla volta l’astinenza finisce per imporsi, senza che ne parlino mai.
Nelle interviste e nelle presentazioni, Kramer sostiene di aver voluto ricostruire cronologicamente il modo di porsi tra uomini e donne, decisamente mutati dal Sessantotto a oggi. Le violenze ora vengono perseguite, il prepotere stesso maschile non è più accettato, anzi, viene apertamente, anche clamorosamente contestato dai movimenti femminili. Eppure, c’è ancora parecchio da fare.
Le indulgenze
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