- Autore: Andrea Bosca
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2025
Leggere La voce blu di Andrea Bosca (Interno Poesia Editore, 2025) è come immaginare di immergere lentamente la mano nelle profondità di un terreno umido, fresco al tatto, irrorato in superficie da gocce di rugiada, imbevuto d’acqua se si scava più a fondo, è affondare sempre più la mano dentro la terra, è accarezzarla, è smuoverla, è stringerla fra le dita, è sentirne quel piacere ancestrale, primordiale, derivante da sempre dall’appartenenza dell’uomo alle domande e alle risposte che la natura sa porgli e fornirgli. Ѐ percepirne quel legame speciale, intimo e stimolante che nasce ogni volta dal contatto diretto con il paesaggio circostante quando ci affidiamo completamente ai nostri sensi.
Le poesie di Bosca sono questo, un humus fertile, destinato a restarti addosso, perché si sa, solo quando la terra è bagnata, “dissetata”, parte di essa ti resta attaccata alla mano, depositata sulle dita. Frequente è infatti l’utilizzo di parole quali vento, sole, luna, nebbia, nubi, nuvola, stelle, cielo, alba, notte, fiume, foglie, fiore.
Non darmi nulla
che domani vorrai indietro.Da me non avrai nulla
che non potrai portarti dietro.
Quello proposto da Bosca è un lungo viaggio sensoriale che si affida prettamente al linguaggio segreto dei sensi, che si abbandona all’interpretazione di metafore, richiami, accostamenti volti a invocare nitide immagini “topografiche” del nostro corpo, come se percorrerne le differenti mappe attraverso i nostri sensi potesse aprirci una porta misteriosa verso luoghi interiori - conosciuti e inediti - che hanno a che fare con il nostro io più vero e profondo.
L’ascolto della propria voce interiore diventa una tappa necessaria e fondamentale per Bosca, per un uomo che nutre da sempre un amore particolare verso le parole e il loro potere misterioso, affascinante e terapeutico, un amore da anni ampiamente riflesso, seppur in modi e linguaggi diversi, nelle differenti vesti e declinazioni che ha saputo incarnare in qualità di attore.
Evidente e ricorrente è l’uso di termini quali capelli, occhi, sguardo, bocca, labbra, sorriso, dita, faccia, pelle, cuore, carne, sangue, respiro.
Presenza nell’assenza.
L’amore non è amore,
senza.
Bosca instaura un dialogo con sé stesso e con la vita, cercando di declinarne le differenti sfaccettature, di tratteggiarne i chiaroscuri più complessi e contraddittori, di offrirne prospettive universali e al contempo relative, alla ricerca costante di significati e consapevolezze nuovi, da scoprire o semplicemente da ritrovare e reinterpretare.
Le sue parole sono pronte a catturare, in questo viaggio evolutivo, sempre diverso, le note e i suoni, a volte anche i rumori, che si annidano ogni volta nei meandri dell’anima e che sembrano riverberare, come fossero un’eco eterna, nell’intero creato, alla ricerca di più mondi possibili in cui poter camminare. Una poesia, quella di Bosca, fisica e metafisica, terrena, carnale, sensuale ma anche eterea, dolorosa e lieve al contempo, tanto immediata, palpabile e limpida quanto a tratti oscura e sfuggente.
I temi da lui toccati nelle poesie – amore, felicità, dolore, solitudine, separazione, tempo, nascita e morte, per citarne solo alcuni - sembrano nuotare, fluttuare assieme in quella particolare osmosi che viene a crearsi quando due elementi contigui sono messi a contatto - la vita reale, terren,a e una vita “altrove”, spirituale -, si percepisce, leggendole, una sorta di fluidità e flessibilità che concede spazio e libertà alla morbidezza, spontaneità e immediatezza dei sensi, delle sensazioni, delle emozioni, dove anche il pensiero, la riflessione e il ricordo sembrano discostarsi da ciò che rappresenta chiusura, che richiama rigidità e staticità, per lasciarsi andare all’incessante flusso di una corrente interiore che sa cullare, abbracciare, avvolgere e travolgere.
Bosca non compie un viaggio dentro sé stesso tentando di etichettare, incasellare, schematizzare in rigidi compartimenti stagni le differenti tappe di un percorso personale di vita, piuttosto desidera sentirlo fluire e suonare dentro di lui, interpretarlo, plasmarlo come se quelle tappe fossero onde pronte a cullarlo o colpirlo, abbandonandosi agli echi e ai riflessi di intime rivelazioni e (ri)scoperte.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La voce blu
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