Gabriele D’Annunzio è noto come romanziere, poeta e autore di teatro, meno conosciuto come autore di racconti.
La raccolta Le novelle della Pescara sono un sunto della sua appartenenza alla corrente del Decadentismo: amore, passioni violente ed estreme, senso di fine.
“La veglia funebre”: trama del racconto di D’Annunzio
Tra i racconti della raccolta, La veglia funebre è uno dei migliori. È ambientato in una notte estiva in cui Rosa ed Emidio vegliano il corpo del marito defunto di lei e fratello di Emidio, Biagio. I due cognati si sono amati nell’adolescenza, ma non si sono mai dichiarati e ora, nonostante la presenza di un defunto, sentono divampare la passione amorosa.
Nella prima parte viene messo in evidenza il carattere e la fisicità dei personaggi. Di Rosa si dice che
aveva circa 25 anni [...] era una donna fiorita
come se la fioritura la rendesse più desiderabile, e di Emidio che
aveva carne rossa [...] come chi sta molto in campagna
e d’estate, soprattutto nel mezzo dei lavori agricoli. La presenza del cadavere non li turba perché, come tutti i contadini, sono abituati a considerarlo come un fatto ineluttabile.
L’autore si sofferma sugli odori, sui rumori, sul vento come se fossero un tutt’uno con una notte estiva, molle e languorosa come quelle del solleone.
La vicenda è narrata dal punto di vista di Emidio, che sente risorgere l’antica fiamma della passione guardando Rosa, i suoi capelli nerissimi, la sua sensualità e soprattutto ricordando i giorni felici dell’adolescenza.
La seconda parte del racconto è un lungo flashback in cui Emidio racconta il sorgere dell’innamoramento verso Rosa "che cantava" e il giovane la stava a sentire durante il pomeriggio d’estate in cui era caduto malato. Era il principio dell’amore. Le famiglie dei due giovani diventano amiche, si frequentano e fanno scampagnate. Un giorno, durante la canicola d’agosto, Rosa ed Emidio si trovano in un campo senza la presenza dei genitori; la ragazza è bella ed è cosciente della sua femminilità e provoca Emidio che, d’altro canto, pur amandola è troppo timido per dichiararsi.
“La veglia funebre”: natura, sacro e profano
La natura stessa sembra partecipare all’amore dei due in modo ambiguo; "l’erba corta era piena di fiori viola", che sembrano preludere ad un incontro amoroso. Rosa, dopo un certo momento, diventa da ragazza ninfa raccogliendo i capelli nel pomeriggio estivo "con un cespo di erba rossastra".
Più avanti la fanciulla assetata raccoglie nella sua mano "una conca d’acqua" e la offre al suo spasimante, quasi fosse un rito pagano di fertilità e come per dissetarsi da un’estate opprimente. Emidio non osa accettare l’invito e la passione non consumata diventa per lui sacra.
Il sacro diventa profano quando Emidio, in seminario, scopre la sua sessualità nelle forme adolescenziali confondendo Rosa con la Rosa mistica divina e sentendosi in colpa per non aver consumato quello che in quella lontana estate la giovane gli offriva.
La terza parte ritorna al presente in una notte di "plenilunio" con i "canti degli uomini" che si allontanano e sembravano intonare un "canto di nozze" .
Emidio bacia Rosa, sente la sua femminilità mentre il vento spegne le candele, e gli odori erano quelli "delle confetture nuziali" e le "fragranze dei giaggioli al sorso d’acqua". Una scena carica dell’estate avanzata. E alla fine il buio rende possibile la passione e il trionfo della vita sulla morte.
L’estate è compimento, ma anche terrore alla presenza di un defunto che all’inizio del racconto sembrava ancora avere vitalità.
Recensione del libro
Le novelle della Pescara
di Gabriele D’Annunzio
“La veglia funebre” e il Decadentismo
La veglia funebre è un racconto profondamente intriso di Decadentismo nel raccontare in modo sensoriale il paesaggio in cui sono immersi i personaggi e nel delineare una situazione morbosa.
L’estate è stagione di compimento, ma il contrasto è anche tra il giorno e la notte, nella quale i sentimenti diventano reali. La presenza di un defunto è la presenza della morte, che però viene vinta dalla vita che continua e non ha limiti.
Un pensiero molto dannunziano.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La veglia funebre”, il racconto decadente ed estivo di D’Annunzio
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