- Autore: Angelo Floramo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2018
- ISBN: 9788899368333
Ljuba è Laura, in lingua slovena. L’ha chiamata così per tutta la vita Luciano, suo marito, e ora lei lo veglia seduta su una sedia di ospedale. Il professor Luciano sta morendo nell’incipit e muore nell’epilogo, ma la sua vita ferve tra le pagine di tutto il romanzo in virtù di uno dei figli, Angelo, voce narrante e accorata.
La veglia di Ljuba (Bottega Errante Edizioni, 2018) è quindi una biografia, una indiscreta viandanza, ma con quella cifra stilistica in più delle biografie insaccate in una Storia che si è fatta zampettando su una calda linea di confine. Siamo tra l’Istria e il Friuli, in un arco di tempo che abbraccia la dittatura del fascio e quella di Tito, per poi approdare in Friuli, a Trieste prima, a San Daniele e a Udine dopo, negli anni delle promesse italiane del Sessanta, e poi del Settanta.
Figlio di un ex ferroviere siciliano confinato in Istria, privato del lavoro e della tessera annonaria poiché ostile al fascio, e della maestra del paesino sloveno, Luciano è una di quelle anime derubate della propria terra, ma della sua condizione di profugo non fa una disgrazia: la complessità di un sangue meticcio, contaminato da rigagnoli che confluiscono da ogni parte d’Europa, e l’esistenza condotta in balìa di un confine di terra labile e deciso sempre da chi vince la Storia.
In Istria Luciano nasce, tra Trieste, San Daniele e Udine Luciano cresce, studia, si schiera politicamente e sceglie la bandiera democristiana come vessillo dei sui valori. Un democristiano, egli, fedele, che non si abbasserà ad alcun compromesso pecuniario, sempre a debita distanza dagli scandali che innerveranno la storia politica della seconda metà del Novecento. Valori di coerenza trasmessi proprio dalla sua condizione di profugo: mi allontano dalla mia terra, senza togliermela di dosso.
Perché leggerlo?
Per l’amore narrato verso Ljuba, per l’impegno politico innervato di umanità, per il viaggio olfattivo e cromatico verso l’Adriatico e i muretti a secco istriani.
E anche, e soprattutto, per quella linea di confine narrata che non è porta chiusa al mondo, ma potente detonatore di nostalgie, appartenenze, dignità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La veglia di Ljuba
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