Di cosa parliamo quando parliamo di scrittura scenica? I meno esperti saranno portati a confonderla con la drammaturgia, cioè la vera e propria scrittura del copione teatrale. In realtà, questa ipotesi non è azzeccata: la scrittura scenica non riguarda, o comunque non necessariamente riguarda, il testo di uno spettacolo inteso come drammaturgia, quanto tutto quello che succede sulla scena. Partendo dalla definizione formulata negli anni Novanta da Patrice Pavis nel suo Dizionario del teatro, la scrittura scenica non è drammaturgia, ma arte della messa in scena: il modo in cui viene utilizzato l’apparato scenico per mettere in scena i personaggi, il luogo e l’azione che vi si svolge.
Si tratta di un concetto che, ovviamente, è legato a doppio filo a quello di regia. È una visione del teatro relativamente giovane, in quanto di vera e propria regia si può parlare a partire dalla fine dell’Ottocento/inizio del Novecento, quando la figura del regista inizia a prendere sempre più nelle proprie mani la creazione dello spettacolo, tanto che si passerà generalmente dall’identificare il dramma con il suo autore (l’Amleto di Shakespeare) all’identificarlo con il regista di una determinata messa in scena (l’Amleto di Bene). Questo periodo storico rappresenta la cesura fra il vecchio concetto di teatro, legato alla scatola ottica rappresentata dal teatro all’italiana, a una nuova idea di spettacolo non necessariamente rinchiuso nei limiti di uno spazio determinato, ma neppure entro quelli stabiliti dal testo, dai ruoli, dai costumi, e comunque dalla tradizione in generale.
Questo importante testo di Lorenzo Mango intraprende quella che potrebbe sembrare un’impresa titanica, cioè la ricostruzione di una storia della regia, dai primissimi vagiti ai primi anni 2000.
Gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione e il fatto che il volume è attualmente di non facile reperimento non hanno intaccato la validità di questo saggio, che continua, a ragione, a essere indicato da molti professori universitari come testo di studio per le materie riguardanti il teatro. Si tratta, in effetti, di un saggio non facile, adatto a veri appassionati oltre che ad addetti ai lavori, e dalla lunghezza non indifferente (406 pagine). Il quadro che fornisce è veramente completo, e analizza le realtà più significative della regia del Novecento. Partendo dalla nuova concezione di spazio dei Meinunger con i praticabili, e dalla ricerca di immedesimazione totale di Stanislavskij, si approda presto a Gordon Craig, nome fondamentale nella storia del teatro di regia, pioniere della recitazione innaturale e teorico della supermarionetta. Ma il viaggio affascinante è appena iniziato: il saggio prende in esame l’estrema semplicità di Mejerchol’d (pioniere della biomeccanica), lo spazio e il movimento di Artaud, lo “slabbramento” di Carmelo Bene, il Living Theatre di Julien Beck e Judith Malina, e poi Grotowsky, Brook, Tiezzi, solo per citare i più celebri. Mediante resoconti dei loro spettacoli più importanti, l’autore prende in esame il loro rapporto con il testo, lo spazio, l’oggetto, la luce, l’attore, il suono. Non si arriva a una vera e propria conclusione, né del resto la cosa sarebbe fattibile, in quanto l’esperienza del teatro di regia non è certo archiviata, ed è ancora aperta a moltissimi sviluppi, anche se, negli ultimi anni, la sperimentazione degli anni 60-70 fa sentire la propria mancanza. Ma chissà… un nuovo Craig potrebbe essere dietro l’angolo.
L’unico problema di questo volume, non è noto se dipendente dal già imponente numero di pagine o da qualche problema di diritti, è quello di non essere corredato da illustrazioni, che invece, dato l’argomento, sarebbero risultate particolarmente utili. Oggigiorno, però, il web ci viene in aiuto e il lettore curioso potrà trovare in rete almeno qualche stralcio della maggior parte delle performance che vengono nominate ed esaminate nel libro.
- Autore: Lorenzo Mango
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2003
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Un libro perfetto per...
A un addetto ai lavori o a chi ama veramente il teatro.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La scrittura scenica
Lascia il tuo commento