La celebre poesia La pantera costituisce uno degli esiti più alti della fase simbolista di Rainer Maria Rilke: attraverso la sconfortante descrizione di un animale rinchiuso dietro le sbarre, e molteplici altre immagini connotate di sottili significati, il poeta propone, infatti, una riflessione su una condizione che tutti gli uomini hanno sperimentato almeno in alcuni momenti della loro esistenza.
Per comprendere perché Rilke ricorre all’immagine del flessuoso felino nero in questo componimento, dobbiamo richiamare alcuni episodi della sua vita e della sua poetica: la poesia La pantera è, infatti, datata 1903, un momento in cui Rainer Maria Rilke (4 dicembre 1875 - 29 dicembre 1926) frequenta il pittore Auguste Rodin, che ne ispira, almeno in parte, le scelte stilistiche. Come testimonia anche il sottotitolo di questa lirica, in quegli anni Rainer Maria Rilke soggiornava spesso a Parigi, una metropoli vivace dove il progresso si respirava ad ogni angolo. Fu qui che Rilke affinò la sua “poetica degli oggetti”, di cui aveva già dato alcune prove nel Libro delle immagini e che ritroviamo anche nella raccolta successiva, Nuove poesie, che accoglie, oltre a La pantera, i componimenti scritti tra il 1903 e il 1908.
Si parla di oggetti perché sono le cose, inanimate o animate che siano, quindi anche gli animali, a diventare i soggetti privilegiati dal canto: mentre l’io lirico che era emerso più nettamente nei primi componimenti del poeta si fa da parte, quasi eclissandosi, ora è la voce delle cose stesse, prima collocate sullo sfondo, ad esprimere un punto di vista.
Le cose – non solo materiali, talvolta anche fenomeni o concetti astratti, perché Rilke usa questo termine senza limitarsi alla dimensione fisica – conquistano un loro spazio e, private della ricchezza lessicale e della musicalità che distingueva le liriche precedenti, smettono di essere uno strumento del quale si serve qualcun altro per esibirsi oggettivamente, nella loro forma pura.
Scopriamo, allora, insieme, il testo e il significato della poesia La pantera di Rainer Maria Rilke.
Der Panther di Rainer Maria Rilke: il testo originale tedesco
(Im Jardin des plantes, Paris)
Sein Blick ist vom Vorübergehn der Stäbe
so müd geworden, dass er nichts mehr hält.
Ihm ist, als ob es tausend Stäbe gäbe
und hinter tausend Stäben keine Welt.Der weiche Gang geschmeidig starker Schritte,
der sich im allerkleinsten Kreise dreht,
ist wie ein Tanz von Kraft um eine Mitte,
in der betäubt ein großer Wille steht.Nur manchmal schiebt der Vorhang der Pupille
sich lautlos auf -. Dann geht ein Bild hinein,
geht durch der Glieder angespannte Stille –
und hört im Herzen auf zu sein.
La pantera di Rainer Maria Rilke: la traduzione italiana
(Nell’orto botanico di Parigi)
Il suo sguardo, che va oltre le sbarre,
è diventato così stanco, che non accoglie più nulla.
Per lei è come se ci fossero mille sbarre intorno,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.L’avanzare morbido dei passi sinuosi e forti,
che gira in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordita, una grande Volontà.Soltanto a tratti si alza il sipario delle pupille
come muto-. Allora un’immagine vi entra,
attraversa il silenzio teso delle membra
E si spegne nel cuore.
Analisi e significato della poesia La pantera di Rainer Maria Rilke
Al centro della scena, troviamo qui una pantera: corre alla nostra mente tutta una serie di caratteristiche – l’agilità, l’eleganza che le dona il suo colore nero, la profondità dello sguardo, la velocità – che evocano la sua fierezza e il suo spirito indomito e libero. La creatura è colta da lontano, nei versi sembra essere lei stessa a parlare di sé, il poeta la osserva all’interno del Jardin des Plantes, un orto botanico a sud-est di Parigi, dove, durante la rivoluzione francese, gli scienziati decisero di creare una Magerie, una sorta di giardino zoologico presente ancora oggi, dove gli animali, anche se in cattività, avrebbero almeno potuto sopravvivere.
Dal punto di vista semantico le tre strofe declinano tre diversi aspetti della condizione del felino: lo sguardo dell’animale, privato della libertà, il suo movimento e la sua percezione.
La disperata condizione della pantera è evidenziata già nei primi versi: solo lo sguardo può tentare di andare oltre le sbarre della piccola gabbia in cui è reclusa, pur scontrandosi ripetutamente contro le sbarre che gli impediscono la vista. La pantera vive, dunque, una condizione dove ormai è venuta meno la speranza, lo si comprende bene dai versi successivi che ci spiegano come per il felino, ormai, le sbarre sembrano moltiplicarsi indefinitamente (v. 3) e anche il mondo al quale forse, dapprima, anelava ancora, sembra essersi dissolto dietro di esse: non potendolo più vedere diviene quasi irrilevante l’esistenza di un mondo nel quale possa ancora valere la pena di vivere al di fuori della prigionia.
La natura agilità della pantera, come mostra la seconda strofa, sembra essere ora solo uno sbiadito ricordo: la pantera procede ancora con passi morbidi, aggraziati, possenti ma è costretta a descrivere ossessivamente dei cerchi sempre più piccoli (v. 6), quasi una danza macabra che ha il solo, deprimente, scopo di tenere in vita la sua grande Volontà, ormai anestetizzata e svilita dalla perdita della libertà (vv. 7-8).
Quella della pantera è allora – la terza strofa lo mostra bene – una semivita, una vita depauperata e silenziata, dove sembra essere compresente la morte: il triste sipario delle pupille chiuse, infatti, si alza solo a tratti (vv. 9-10), solo raramente gli stimoli esterni riescono a farsi spazio nella percezione della pantera, attraversano membra tese da un’angoscia tutta esistenziale, e si spengono in una sensibilità che nel suo silenzio denuncia tutta la sua irredimibile disperazione.
Chi si cela dietro questa pantera? A chi allude Rilke con questo simbolo? È una domanda che, in realtà, potrebbe avere più di una risposta: potrebbe parlare di sé stesso, sotto mentite spoglie, ma anche di tutti gli uomini: il desiderio di fuggire da una quotidianità opprimente, la chiara percezione di non sentirsi liberi, di non avere scelta o di trovarsi di fronte a un percorso obbligato sono, infatti, esperienze che l’uomo, moderno in particolare, potrebbe aver sperimentato spesso nella propria esistenza.
Analisi metrica e stilistica della poesia
La lirica si compone di tre strofe di quattro versi ciascuna: Rilke utilizza il pentametro giambico in tutti i versi, ad eccezione dell’ultimo, dove troviamo una quartina giambica. Questa differenza sottolinea la sensazione di morte che coglie la pantera.
Le cadenze alternativamente maschili e femminili delle sillabe e lo schema a rima incrociata (abab cdcd efef) restituiscono la sensazione di profonda monotonia che assale l’animale, privato della libertà.
Per quanto riguarda le figure retoriche utilizzate, segnaliamo:
- la personificazione (“sguardo”… “stanco”, vv. 1-2) che indirizza l’attenzione del lettore sulla dimensione emotiva dell’animale;
- la ripetizione (“mille sbarre”, vv. 3-4), che sottolinea la privazione della libertà e l’oppressione fisica;
- gli enjambement (vv. 1-2; 3-4; 9-10) che, prolungando il significato di un verso in quello successivo, rallentano il ritmo del componimento e, qui, rendono plasticamente la disperazione dell’atmosfera;
- l’allitterazione (v. 5), usata per descrivere l’eleganza dell’animale, in stridente contrasto con la condizione di prigionia;
- le metafore (“danza”, v. 7; “sipario”, v.9) che indicano nel primo caso la libertà, ridotta però a un movimento condizionato e ripetitivo, e, nel secondo caso, la condizione di alienazione interiore, che impedisce ad un osservatore esterno di cogliere le reali emozioni dell’animale. Il sipario, d’altra parte, nel teatro è un mezzo che si usa, alternativamente, per mostrare o nascondere la scena.
Tra i tanti simbolismi presenti nella lirica sono particolarmente degni di nota:
- le sbarre, delle barriere insormontabili che presentano il tema della prigionia e manifestano la privazione di libertà e e la nostalgia per quel mondo naturale nel quale ormai, per la pantera, è impossibile vivere;
- Il girare intorno e il cuore spento che, come chiariscono i versi successivi o precedenti, sottintendono la perdita di vitalità, di speranza e di forza interiore, di quello che un tempo era un animale maestoso;
- gli sguardi stanchi e il sipario delle pupille che tradiscono una percezione limitata o alterata della pantera, ormai incapace di vedere, e quindi di comprendere il mondo esterno, come a dire che l’isolamento e la perdita della libertà portano a un impoverimento che è sia emotivo che cognitivo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La pantera” di Rainer Maria Rilke: analisi e significato della poesia
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