La città del Sole
- Autore: Tommaso Campanella
- Genere: Filosofia e Sociologia
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
La nuova edizione de La città del Sole di Tommaso Campanella proposta da Isolario Edizioni, con la cura e introduzione di Stefano Cazzato e il saggio di Alfredo Imbellone, si presenta come un’operazione editoriale di raro equilibrio tra riproposizione del classico e rinnovamento critico. Non si tratta, infatti, di una semplice ristampa, ma di un intervento che restituisce vitalità a un testo spesso relegato a oggetto di studio storico, riportandolo invece al centro di una riflessione contemporanea.
Al cuore dell’opera di Tommaso Campanella vi è una costruzione utopica che, lungi dall’essere evasione fantastica, si configura come dispositivo critico nei confronti del presente. La città ideale descritta nel dialogo campanelliano non è un altrove irraggiungibile, ma uno specchio deformante che permette di leggere le contraddizioni del mondo reale. In questo senso, la ripubblicazione assume oggi un significato particolare: in un’epoca segnata da una diffusa crisi dell’immaginazione politica, La città del Sole torna a interrogare la possibilità stessa di pensare il cambiamento.
È proprio su questo punto che interviene con forza l’introduzione di Cazzato, che propone una rivalutazione dell’utopia sottraendola alla tradizionale accusa di ingenuità. In dialogo ideale con Ernst Bloch, l’utopia viene reinterpretata come funzione anticipatrice, come tensione verso il possibile che attraversa la storia e ne costituisce una componente imprescindibile. L’operazione è tanto più significativa se letta in controluce rispetto alla critica mossa da Karl Marx e Friedrich Engels agli “utopisti”, liquidati come espressione di un pensiero immaturo rispetto alla pretesa scientificità del materialismo storico.
Cazzato mostra come questa contrapposizione tra utopia e scienza abbia finito per impoverire il pensiero politico, contribuendo a una riduzione del progressismo a mera gestione dell’esistente. In questo quadro, il richiamo al principio responsabilità di Hans Jonas — pur nella sua indubbia rilevanza etica — appare come il segno di un ripiegamento: l’utopia viene sacrificata in nome della prudenza, con il risultato di lasciare scoperto il terreno dell’immaginazione sociale e politica.
Il saggio di Imbellone si inserisce in questa prospettiva ampliandone l’orizzonte storico-filosofico. La lettura proposta insiste sull’unitarietà del sapere che caratterizza l’epoca di Campanella, precedente alla frattura introdotta dalla nascita della scienza moderna. In La città del Sole, teologia, filosofia naturale, politica e cosmologia non sono ambiti separati, ma parti di un unico sistema di pensiero. È proprio questa unità, spesso giudicata “non scientifica” a posteriori, a costituire invece uno degli elementi più fecondi del testo.
L’analisi di Imbellone suggerisce che la marginalizzazione di Campanella non dipenda tanto da una sua presunta arretratezza, quanto da un cambiamento di paradigma: l’affermarsi di una razionalità settoriale che ha progressivamente espulso le visioni sintetiche. In questo senso, la critica marxiana agli utopisti appare come un passaggio decisivo di tale processo, segnando il trionfo di un approccio economicista che, pur nella sua forza analitica, ha contribuito a dissolvere quella tensione unitaria tra saperi che in Campanella trovava una delle sue espressioni più compiute.
Ciò che rende particolarmente riuscita questa edizione è la continuità che si istituisce tra i due interventi critici. La rivalutazione dell’utopia proposta da Cazzato trova infatti un fondamento teorico nella ricostruzione di Imbellone: recuperare l’utopia significa anche rimettere in discussione la frammentazione dei saperi e riaprire lo spazio per una visione complessiva del mondo. Campanella, collocato nel momento che precede la nascita della scienza moderna, diventa così una figura chiave per interrogare i limiti del nostro presente.
In definitiva, l’edizione Isolario di La città del Sole riesce in un duplice intento: da un lato, restituisce al lettore contemporaneo un testo fondamentale della tradizione utopica; dall’altro, attraverso il dialogo tra Cazzato e Imbellone, ne rilancia la portata teorica e politica. Non si tratta solo di leggere Campanella, ma di riaprirne il cantiere: un invito a ripensare il rapporto tra sapere e immaginazione, tra critica e progetto, in un tempo che sembra aver smarrito entrambi.
La città del sole
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