L’ospite regale
- Autore: Henrik Pontoppidan
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Iperborea
- Anno di pubblicazione: 2026
L’estraneo ricorre in letteratura come archetipo destabilizzante. Un “altro da noi” che travalica i confini - spaziali, fisici, psicologici -, alterando dinamiche apparentemente consolidate. Generando inoltre sentimenti inediti, ambivalenti di sospetto, spesso di gelosia. Dentro metafora, l’estraneo funge insomma da veicolo di crisi. Un disvelatore di ombre lunghe. Uno specchio oscuro che richiama al conscio rimossi contestuali, familiari o di coppia.
In L’ospite regale del danese premio Nobel Henrik Pontoppidan (Iperborea, 2026, traduzione e postfazione di Fulvio Ferrari), l’ospite pertubativo attenta il rapporto di una famiglia esemplare, esasperandone subdolamente il manierismo e le convenzioni borghesi su cui poggia. Il primo messo a repentaglio dal suadente savoir faire del "Principe Carnevale" (così si fa chiamare lo straniero) è l’equilibrio psicologico dei coniugi, reso instabile dall’emergere di tensioni e desideri altrimenti repressi. Da questo sotterraneo atto intrusivo, la trama si declina in un crescendo di distorsioni relazionali, prodrome di un possibile degenerare degli eventi.
Ma è bene a questo punto riepilogare dall’inizio: sei anni di matrimonio hanno consolidato l’amore di Arnold ed Emmy. Sorvegliati dal cielo a perdere dello Jylland, vivono appartati ma in apparente serenità nell’alveo di un borgo della brughiera danese. Siamo agli inizi del Novecento e la vitalistica Copenaghen per loro non è che un ricordo sbiadito. Arnold è un uomo affidabile, esercita con successo la professione di medico, Emmy lo ama convintamente, bada alla casa e ai bambini (tre) che frattanto sono nati. Stando ai dettami del paradiso terrestre borghese cui si attengono, tutto sembrerebbe procedere per il meglio, ma un sera cattiva, una sera che nevica come dio la manda, il destino sta tendendo loro un tranello: il diavolo tentatore ha la forgia elegante di uno sconosciuto che chiede riparo per la notte.
Di sé non rivela altro che il nome bizzarro, di certo fittizio: principe Carnevale desidera lo si chiami. Il nome di un burlone o di un pazzo (chi vuoi che scelga di farsi chiamare con quello strano nome) eppure l’uomo appare curato e le buone maniere che sfoggia sono tipiche del cosiddetto bel mondo. Arnold finisce così per accoglierlo in casa. La capacità seduttiva delle sue parole, la musica che si offre di eseguire al piano, il sotteso fascino sovversivo che lo connota, sapranno fare il resto: l’affascinante principe Carnevale insinua nella coppia un turbamento crescente che potrebbe attentare al loro buon nome, al rapporto, al perbenismo dell’intera comunità. Fine del rivelabile a salvaguardia della tensione interna del romanzo, vera gemma perturbante della letteratura nordica. Acuta riflessione sulla friabilità degli statuti borghesi, e parimenti dell’individuo borghese, divaricato tra dover essere e tentazione, attrazione e repulsione, nella fattispecie chiamato al confronto con un’alterità parabolica e destabilizzante, sovvertitrice di ogni status quo. Secondo tale accezione l’estraneo - l’ospite regale di questo breve capolavoro di Pontoppidan - non è che il riflesso dell’ospite inquieto che è in noi. L’altro ingovernabile affiorato al coscio apposta per inquietarci. O forse per salvarci dal corollario soffocante delle routine. Comprese quelle sentimentali.
Tra le svariate chiavi (e sotto-chiavi) di lettura del romanzo, c’è quella ulteriore e non secondaria del rimando mitologico, che lascio a un’estratto dall’acuta postfazione di Fulvio Ferrari (pp. 103-111):
L’originalità dell’Ospite regale […] consiste soprattutto in un’inedita combinazione del piano realistico con quello mitologico, con la conseguenza di un effetto di indecisione, di smarrimento da parte del lettore, che ancora al termine della lettura non sa ancora chi sia il misterioso “principe Carnevale”, né perché si sia intromesso nella vita coniugale di Emmy e Arnold. È tuttavia la voce narrante a darci la chiave per comprendere il senso di quanto viene narrato, per svelarne la natura di riscrittura e reinterpretazione dell’antico mito della tentazione e della caduta.
L'ospite regale
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