L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux
- Autore: Sara Durantini
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2021
In L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13 Lab, 2021), Sara Durantini propone un’indagine critica che si colloca come ponte tra teoria letteraria, autobiografia e psicanalisi. Il volume si concentra su figure femminili della letteratura moderna e contemporanea francese, analizzando il momento in cui la scrittura si rivela essere un vero e proprio evento, cioè un accadimento trasformativo capace di ridefinire il rapporto tra esperienza vissuta e forma letteraria.
Partiamo proprio dal titolo: L’evento della scrittura. Un titolo pensato, riflettuto, affatto casuale. Il concetto di evento nella scrittura, così come nell’esperienza umana tutta, può essere interpretato come il momento in cui un contenuto psichico profondo, spesso inconscio, emerge nella coscienza attraverso una forma simbolica, producendo una trasformazione nella psiche del soggetto.
Questa definizione si colloca all’incrocio tra la psicanalisi freudiana e la psicologia analitica. Se per l’emergere del rimosso si fa riferimento a Freud, per Jung tale contenuto psichico si arricchisce di immagini archetipiche, cioè strutture simboliche profonde che appartengono all’inconscio collettivo e che si manifestano attraverso miti, figure primarie e narrazioni. In una prospettiva analitico-archetipica, che voi, miei lettori, sapete a me molto cara, l’evento della scrittura non coincide dunque semplicemente con l’atto materiale dello scrivere, ma con l’emergere di un’immagine archetipica in grado di dare forma all’esperienza individuale. La scrittura diventa il luogo in cui l’esperienza personale entra in risonanza con strutture simboliche che originano da tensioni psichiche per dare loro forma narrativa.
Oggi si parla di autofiction, un termine coniato nel 1977 dall’autore francese Serge Doubrovsky per definire una finzione letteraria che narra fatti strettamente reali. Dunque, un genere ibrido che esisteva già in Colette e Marguerite Duras senza avere un nome proprio. La matrice dell’autobiografia si arricchisce di immaginazione, restituendo uno spazio simbolico in cui l’esperienza può essere rielaborata, reinterpretata e trasformata.
Nel caso della scrittura autobiografica, l’archetipo che più frequentemente si manifesta è quello della Madre, una delle figure fondamentali dell’immaginario simbolico individuate da Jung. Nella lettura proposta da Durantini, la ricorrenza della figura materna nell’opera di Colette, Duras ed Ernaux può essere interpretata proprio come manifestazione di questo archetipo. La madre reale diventa progressivamente una figura simbolica che sfugge alla dimensione biografica e si trasforma in una manifestazione archetipica dell’immaginario narrativo. In questa prospettiva la scrittura non è soltanto memoria o testimonianza: è il luogo in cui il soggetto incontra e rielabora le proprie immagini originarie. L’evento della scrittura coincide quindi con l’incontro tra biografia e archetipo, tra esperienza individuale e struttura simbolica universale, un incontro che rende possibile la trasformazione della perdita, del desiderio o del trauma in forma letteraria.
L’orizzonte teorico che attraversa il lavoro di Durantini dialoga con la rivoluzione culturale inaugurata da Freud. All’inizio del Novecento, la nascita della psicanalisi introduce infatti una nuova concezione dell’io con contenuti rimossi, desideri e traumi. In questo contesto la scrittura autobiografica assume una funzione terapeutica, diventa un luogo di elaborazione della perdita e del trauma. Durantini si muove proprio in questa zona di contatto tra letteratura e psicanalisi. Le opere che analizza non vengono lette come semplici testimonianze. L’autobiografia appare così come una pratica di negoziazione continua tra memoria, immaginazione e rimozione.
La scelta di Durantini ricade su tre figure particolarmente significative dal punto di vista dell’intreccio tra scrittura, identità e memoria affettiva. Colette (1873- 1954), Duras (1914-1996) e infine la contemporanea Ernaux (1940) definiscono una linea cronologico-simbolica nella costruzione del genere autofiction femminile. Ricordiamo poi che Durantini scriverà la prima biografia italiana di Annie Ernaux (Dei Merangoli, 2022) proprio nell’anno in cui quest’ultima riceverà il Nobel per la letteratura 2022.
Lasciamo dunque al lettore soddisfare la curiosità di scoprire l’analisi che Durantini porta avanti su queste tre scrittrici che segnano un arco temporale e narrativo interessante dal punto di vista della storia dell’evoluzione letteraria dell’autobiografia femminile. L’evento della scrittura di Sara Durantini mostra come la scrittura autobiografica nelle tre autrici analizzate sia un processo di trasformazione psichica e simbolica.
L'evento della scrittura. Sull'autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux
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