L’altra donna
- Autore: Cristina Comencini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2020
Nel romanzo L’altra donna (Einaudi, 2020), Cristina Comencini racconta una storia d’amore che sembra vivere il presente e la passione finché sulla scena non compare l’ex moglie. Il confronto tra le due donne dà inizio a una riscrittura della realtà di ciascuna. Si tratta di un romanzo che può essere letto come un lungo processo di autoanalisi a cui si sottopongono le due donne reciprocamente.
L’altra donna non è solo l’amante né solo l’antagonista, non è necessariamente la rivale, né l’amante più o meno legittimata socialmente nel suo ruolo: è piuttosto una posizione psichica, una modalità del vivere le relazioni interiori. Alla trama principale se ne intrecciano delle altre, tutte connesse in maniera quasi inverosimile, l’amica comune, il figlio dell’uomo: varie storie si alternano in un romanzo che ha della sceneggiatura di un film. Generazioni si intersecano e si rispecchiano sempre intorno allo stesso perno: le relazioni amorose.
Ma che amore era il loro e che cosa avevano da insegnarci? A cosa era servita la loro consapevolezza, gli anni di libertà a cui si riferivano sempre, l’amicizia tra donne che aveva voluto mostrarmi con la fotografia?
Si interroga, Elena, rispetto alle esperienze relazionali di donne di generazioni passate. L’altra donna occupa una posizione liminale, dove resta non per ingenuità né per cieca passione. Ciò che conta davvero è lo spazio mentale che il confronto tra le due donne apre, e che esse prendono ad abitare, la prima inconsapevole dell’inganno subito delle mentite spoglie dell’ex-moglie, la seconda in una ricerca morbosa di soddisfazione, eppure entrambe desiderose di capire meglio la storia della propria relazione e di trovare una nuova forma di narrazione.
Fin dalle prime pagine, Comencini costruisce un romanzo che mette in scena una dinamica al femminile, laddove dialogano due archetipi irrisolti, quello della moglie e quello dell’amante, che si ripropongono in forma ossessiva anche nelle sottotrame. Il vero conflitto tuttavia è interno, archetipico appunto: riguarda il rapporto tra la donna e la propria immagine, tra ciò che è e ciò che accetta di essere. L’altra donna è altra prima di tutto rispetto a se stessa. L’alterità diventa una condizione in cui abitano entrambe le donne, prigioniere del proprio archetipo-ombra. Entrambe vivono una condizione altra rispetto a una data situazione. È qui che si esplica il confronto e trova spazio una nuova forma relazionale, non soltanto basata sulla mera rivalità ma anche su un nuovo inaspettato terreno comune.
Qui Comencini intercetta uno dei nuclei più disturbanti della psicoanalisi: la lucidità non coincide con la guarigione. Sapere non basta. L’altra donna resta prigioniera della sua Ombra, di quella parte di sé incapace di elaborare le proprie ferite psichiche e che l’ha condotta a essere vittima di una dipendenza emotiva che la attanaglia. Ciò vale per entrambe le donne, che vivono la medesima condizione di marginalità rispetto alla relazione con lo stesso uomo, sebbene cronologicamente sfalsata.
L’autrice affronta il lato Ombra di due archetipi dell’immaginario femminile: quello di Afrodite e quello di Era. La prima incarna il desiderio, le relazioni illecite e le emozioni indicibili, le più oscure della natura umana; la seconda la ferita narcisistica di una moglie tradita, preferita a un’altra. Entrambi questi lati Ombra sono capaci di scatenare caos, distruzione, gelosie, rappresentando una frattura profonda, quasi originaria, nell’identità femminile.
L’altra donna è anche una figura liminale, che si posiziona sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, tra il legittimo e il proibito, tra desiderio e realtà. Questo aspetto del femminile rievoca la scissione, il doppio, caratteristica della dualità, del guardiano delle soglie. Chi è davvero l’altra? La nuova amante che per età e posizione sociale non coincide con i canoni prescritti oppure l’ex moglie tradita, che trama alle spalle della nuova coppia perché spodestata dal suo ruolo legittimo che pure una volta ha ricoperto?
La trama può essere letta anche come una sorta di mito della sposa mancata, della donna che non attraversa mai pienamente il rito di passaggio o che non ne ha accettato il fallimento, perdendo ogni possibilità di individuazione e quindi di diventare eroina. L’altra donna è intrinsecamente il doppio, il riflesso di uno specchio, è la matrigna delle fiabe che sostituisce la “madre buona”, la strega che attira la fanciulla ingenua sotto mentite spoglie.
In questa prospettiva, i due archetipi femminili si ritrovano in un terreno psichico comune acquisendo una nuova dimensione, ovvero quella della “figlia”, emotivamente dipendente, costantemente in attesa di riconoscimento. L’uomo è colui a cui spetta di scegliere, approvare, legittimare, spingendo le due donne in una condizione infantile del desiderio, sospese tra speranza e frustrazione. Il tempo del romanzo è dunque un tempo circolare, incapace di procedere verso una vera direzione, ma piuttosto gira su se stesso, rimugina, si avvolge in una spirale infinita. L’attesa è qui la vera protagonista, nella sua consistenza aerea e rarefatta, inafferrabile e sospesa nel tempo per definizione. L’attesa diventa condizione esistenziale e dialoga con il confine, con la soglia da varcare, al di là della quale si realizzerebbe il processo di individuazione e di maturazione emotiva.
L’altra donna è un libro che parla di quell’amore che si crede tale ma che in realtà è dipendenza emotiva, di identità costruite su sabbie mobili psichiche totalmente aggrappate al desiderio dell’altro. L’altra donna è un romanzo che lavora contro la semplificazione narrativa del femminile.
Comencini propone una narrazione risolutiva che trova spazio in una nuova forma di solidarietà femminile che permette, attraverso l’esperienza comune di una relazione con lo stesso uomo, sebbene cronologicamente sfalsata, di riconoscere tratti che lasciano impronte nel patrimonio psichico e genetico di ciascuno di noi per ogni relazione passata. Un’eredità relazionale che fa in modo che le donne, rivali in amore, trovino un terreno comune in cui riconoscersi e in cui costruire la propria indipendenza emotiva. Un romanzo breve e intenso, sobrio, privo di enfasi, che guarda senza indulgenza e senza condanna una zona fragile dell’esperienza femminile, ancora oggi difficile da definire.
L'altra donna (Supercoralli)
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