In occasione della riedizione per Einaudi del romanzo di Renata Viganò L’Agnese va a morire (Premio Viareggio 1949), Tuttolibri de “La Stampa” ne anticipa alcune pagine dell’introduzione di Daniela Brogi.
Una protagonista femminile nella letteratura maschile della Resistenza
Il romanzo a tema resistenziale, quasi l’unico scritto da una donna (a parte Diario partigiano di Ada Gobetti, uscito nel 1956), si segnala come un libro originale anche se, nel tempo, fu usato prevalentemente come strumento didattico in senso alquanto riduttivo.
I romanzi della Resistenza avevano come autori scrittori, a partire da Italo Calvino, che vede la Resistenza con gli occhi di un bambino (Il sentiero dei nidi di ragno, 1947) o come un intellettuale mandato al confino, Carlo Levi, che pubblica Cristo si è fermato a Eboli (Einaudi 1945), mentre Cesare Pavese ne La casa in collina fa del protagonista Corrado un allievo ufficiale degli Alpini che sceglie di divenire partigiano.
Agnese invece è una contadina, che parla, agisce, si veste, pensa come tale. La somiglianza con l’autrice è solo nella data di nascita, 1900. Agnese, dopo la morte del marito nelle valli di Comacchio, un labirinto di paludi e di canne, diverrà staffetta partigiana, ruolo interpretato dalle donne e come tale storicamente relegato a un aspetto marginale ed assistenziale nella storia della Resistenza raccontata dagli uomini. Nelle sfilate partigiane delle città liberate dai nazifascisti, le donne compaiono poco, e solo con il voto finalmente accordato loro l’universo femminile occuperà finalmente il posto giusto nella grande Storia. Si pensi alla scena finale del fortunato film diretto da Paola Cortellesi “C’è ancora domani”.
Un romanzo pieno di “corpi di donne che corrono”
Renata Viganò è una vera scrittrice, che aveva visto i film neorealisti, tanto che una scena, quella del marito Palita che viene portato via dai tedeschi e lei che lo insegue correndo, ricorda da vicino la celeberrima corsa di Anna Magnani/Pina in “Roma città aperta” di Rossellini.
Dal libro di Viganò, di cui Natalia Ginzburg espresse un elogio scrivendo di un “magnifico stile misurato, sobrio, magnifico effetti di paesaggio”, fu tratto un film diretto da Giuliano Montaldo (1976), a cui prestò il volto intenso di protagonista l’attrice svedese Ingrid Thulin.
Il romanzo, afferma la curatrice Daniela Brogi,
È un libro pieno di spazi delle donne, di corpi di donne che corrono, scappano in bicicletta, sono torturate dai nazisti, oppure fanno la spia e accettano la presenza dei tedeschi, litigando con Agnese che le maltratta, le prende a schiaffi, e alla fine finalmente parlerà.
Rai tre, per il ciclo “Ad alta voce”, ha recentemente trasmesso la lettura integrale di questo romanzo con la voce di Lucia Mascino, restituendogli il giusto posto che spetta al romanzo e alla sua autrice, morta nel 1976, e forse un po’ dimenticata e relegata ai consigli di letture scolastiche.
Recensione del libro
L’Agnese va a morire
di Renata Viganò
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “L’Agnese va a morire”: una nuova riedizione del grande romanzo femminile della Resistenza
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