- Autore: Mario Garofalo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Italia incompiuta (Bonaiuto Editore, 2025, pagg. 84) è il nuovo saggio dello storico Mario Garofalo, ed è, come dice il sottotitolo, “Una lettura critica, libera dai miti celebrativi e delle rimozioni di comodo del Risorgimento”.
Ma occorre una premessa, che riprendo da un mio articolo scritto nel 2011, per il CL dell’Unità d’Italia. Il 17 marzo 1861, nella suggestiva aula del Parlamento Subalpino di Torino sita in Palazzo Carignano, fu proclamato il Regno d’Italia e la nostra Penisola divenne una ed indipendente. Ma, senza alcuna ombra di dubbio, la suddetta data è la conclusione di un ciclo di fatti, di movimenti politici, di movimenti culturali, di imprese belliche ed eroiche, che cercarono di portare all’Unità, ma anche l’inizio di un ulteriore ciclo che condurrà al 20 settembre 1870 con la proclamazione di Roma, Capitale d’Italia. La nostra penisola era, da secoli, divisa e per nulla tenuta in considerazione. Quindi le grandi e potenti nazioni d’Europa avevano trovato un campo aperto alle loro ambizioni. L’Italia era considerata una semplice espressione geografica. Tutti si erano lanciati verso l’Italia, come su una facile preda: Francia, Spagna, Austria erano venute a conquistarvi intere provincie; le due più grandi città d’Italia, Milano e Napoli, erano cadute in mano straniera. E i superstiti piccoli Stati Italiani, anche se di nome avevano conservato la loro indipendenza, di fatto finivano con il gravitare, come satelliti, intorno ai pianeti europei. Gli Italiani non erano più nessuno in casa propria. Ed è veramente triste affermarlo!
Per lunghi, lunghissimi anni (più di trecento), nelle più fiorenti regioni italiane, francesi, tedeschi o spagnoli vi comandavano. In questa situazione, anche attraverso i secoli, si erano levate voci che incitavano gli italiani a riconquistare la libertà perduta. Voci di poeti, di storici, di politici che testimoniavano la rivolta morale della parte più nobile del paese. Ma perché l’Italia si risollevasse dalla decadenza, non bastava il richiamo di pochi spiriti eletti. Era necessario che il risveglio penetrasse profondamente nell’animo della nazione. Era necessario che gli italiani si trasformassero, si facessero, per così dire, un’anima nuova. Per acquistare la libertà, era necessario che negli animi sorgesse il desiderio, il bisogno della libertà. Per raggiungere l’unità, era opportuno superare le divisioni, acquistare la coscienza di formare un’unica famiglia, affratellata in un’unica sorte. Per ottenere l’indipendenza, gli italiani dovevano apprendere quello che, nei secoli, avevano dimenticato: a lottare, a combattere, a morire per la loro causa.
Eccoci quindi alla storia del nostro Risorgimento, che non è soltanto quella di un seguito di insurrezioni e di battaglie; è ben di più, è la storia di un popolo che si trasforma, che si rinnova, è la storia della nuova Italia che nasce. Ma quando questa cosiddetta “Nuova Italia” nasce? Nasce molti anni prima, cioè alla fine del secolo XVIII, con quel grande movimento politico che scoppiò in Francia: la Rivoluzione Francese e tutte le conseguenze che portò. L’ascesa di un astro come Napoleone Bonaparte (1769-1821), la sua discesa in Italia del 1796-97, e l’elevazione, il 7 gennaio 1797, in Reggio dell’Emilia, del primo tricolore italiano. Quindi anche l’Italia partecipa a questo fervore di rinnovamento, che percorre l’Europa: vi partecipa con i suoi uomini migliori. L’inerzia degli italiani si scuote. Un’avanguardia di pensatori e di uomini di azione si mette in testa del movimento, e ciò nelle grandi città che formano i centri più attivi della vita italiana.
Ecco, a Milano, Cesare Beccaria (1738-1794), filosofo, giurista, letterato, che ispira con il suo libro più famoso Dei delitti e delle pene, la riforma del diritto penale; e Pietro Verri (1728-1797), economista e storico, che lascia una profonda impronta con i suoi studi e con la sua opera sul terreno filosofico e finanziario. Ma non di meno è quanto accadde a Napoli, centro di questo risveglio: con Gaetano Filangeri (1753-1788), giurista e filosofo, il quale espose un pensiero frutto della grande cultura napoletana antecedente l’Unità d’Italia, rappresentata da Giovan Battista Vico (1668-1744) e da Pietro Giannone (1676-1748), i quali interpolarono la dottrina di Charles-Louis de Secondat, barone de la Brède et de Montesquieu (1689-1755); Antonio Genovesi (1713-1769), il quale, anch’egli, seguì le lezioni del Vico e, ordinato sacerdote, insegnò metafisica ed etica all’Università di Napoli, ma dopo l’incontro con l’economista Ferdinando Galiani (1728-1787) si dedicò all’economia, di cui tenne nel 1754 la prima cattedra in Europa. Nelle Lezioni di commercio o sia d’economia civile (1765-1767), il Genovesi trattò del valore (connesso, utilitariamente, alla soddisfazione dei bisogni) e anche di politica economica, combinando tra loro posizioni mercantiliste, liberiste e fisiocratiche, al fine di conciliare l’etica con il lusso generato dallo sviluppo economico; e tanti altri, che sarebbe lungo ricordare, filosofi, giuristi, economisti, tutti, si può dire, operai della costruzione della nuova fabbrica, se mi sia permesso di denominare così la nostra Penisola. Sono tutti personaggi che hanno posto in evidenza quel “lumen rationis” delle idee illuministe di fine secolo XVIII e che ispirarono la Rivoluzione Francese.
Gli eserciti della repubblica francese discendono dalle Alpi come un torrente devastatore; e man mano che spazzano via, con le loro vittorie, gli eserciti degli antichi dominatori, spazzano via anche unitamente i vecchi Stati, i vecchi ordinamenti, le vecchie classi dirigenti. È veramente un mondo nuovo che nasce, in quei giorni.
Queste sicuramente erano le idee con cui si voleva far basare quel periodo che è denominato Risorgimento. Ma purtroppo al sud Italia, pur avendo visto l’importanza di certi pensatori, non fu assolutamente così. E il prof. Garofalo, con questo completo e molto documentato saggio, lo dimostra e bene. L’autore analizza il pensiero essenzialmente di Antonio Gramsci, quando pone in risalto appunto che il Risorgimento fu un’occasione mancata soprattutto per il popolo del sud, che fu escluso dalla “modernizzazione”. Infatti Gramsci usa la formula “rivoluzione passiva”, che potrebbe sembrare un ossimoro, ma invece è la pura e dura realtà. La nostra Penisola fu trasformata moderna nella sua forma, ma non assolutamente nella sostanza. Un fatto sicuramente fondamentale fu l’analfabetismo che regnava al Sud. Il popolo non ebbe accesso alla lingua ufficiale. Non varcò mai le scuole e soprattutto non ha potuto scegliere (certo Dante e il suo De vulgari eloquentia non fu tenuto in debito conto).
Il prof. Garofalo si pone anche il problema che al sud venne meno un certo giacobinismo, che fu sicuramente fondamentale in Francia dopo il 1789. Infatti creò istituzioni, trasformò l’ordine politico e sociale. Cosa che in Italia fu accuratamente evitata, temuta e rimossa, proprio per escludere le masse popolari. Vari sono gli aspetti che analizza, con maniacale precisione, il prof. Mario Garofalo in questo saggio, come la leva obbligatoria, che doveva essere una disciplina per includere, ma anche escludere parte del popolo. Quindi il considerare “briganti” i veri ed autentici patrioti del sud, che altro non hanno cercato di difendere i loro diritti.
Questo saggio non rinnega assolutamente l’Unità d’Italia, ma invita a ripensarla con una certa critica costruttiva, e ciò per conoscere bene il Risorgimento – nelle sue luci e nelle sue ombre – e per costruire ancora un presente e un futuro. Italia incompiuta è un saggio per storici, studenti, insegnanti, ma anche lettori consapevoli, che non si accontentano di una narrazione oleografica, ma vogliono scoprire l’altra faccia della nascita dell’Italia, vista da Sud, quel sud tuttora vilipeso.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Un libro perfetto per...
A chi vuole conoscere la storia d’Italia anche dalla parte dei popoli del sud
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Italia incompiuta
Lascia il tuo commento