«Io son donna di me». Giraldi e il mondo femminile tra novelle e tragedie
- Autore: Susanna Villari
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Giovan Battista Giraldi, detto il Cinzio (1504-1573), fu uno dei principali protagonisti della cultura ferrarese e italiana del Cinquecento: umanista, docente di retorica, teorico della tragedia e autore prolifico di novelle, trattati e opere teatrali. Durante la sua vita fu anche medico e unì una profonda erudizione classica a un interesse costante per i problemi morali e civili del suo tempo. Giraldi è stato il primo drammaturgo moderno a mettere in scena una tragedia “regolare”, l’Orbecche, seguendo rigidamente i canoni della Poetica di Aristotele, e i suoi Ecatommiti, una vasta raccolta di novelle sul modello del Decameron, ebbero un enorme successo e influenza anche fuori d’Italia, basti solo pensare che da una di queste novelle trasse ispirazione Shakespeare per il suo Otello, ma se ne servirono anche autori come Cervantes o Lope de Vega (l’opera infatti fu precocemente tradotta in spagnolo).
Le sue opere rivelano un autore attento alla complessità psicologica dei personaggi e animato dall’intento di educare il pubblico attraverso la letteratura. Giraldi fu anche un innovatore: elaborò una teoria della tragedia che influenzò il teatro europeo e offrì rappresentazioni sorprendentemente moderne dei rapporti di genere, affrontando temi come la violenza contro le donne, il potere, la giustizia e la responsabilità individuale. Figura centrale ma a lungo trascurata del Rinascimento italiano, oggi è riconosciuto come uno dei più lucidi interpreti delle tensioni etiche e sociali del suo secolo.
Susanna Villari, professoressa ordinaria di Filologia italiana all’Università di Messina, è una delle più autorevoli studiose dell’opera di Giraldi (sua è, tra le altre cose, l’imponente edizione critica in tre volumi degli Ecatommiti, Salerno, 2012). Nel saggio recentemente pubblicato, «Io son donna di me». Giraldi e il mondo femminile tra novelle e tragedie (Aracne, 2025), la studiosa indaga la varietà delle rappresentazioni della donna nell’opera di Giraldi Cinzio, intrecciando analisi critico-letteraria e riflessione storico-culturale sulla condizione femminile nel Cinquecento. Come spiegato nella Premessa, il libro nasce sia dal bisogno di approfondire un tema che in una monografia generale sull’autore resterebbe sacrificato, ma anche dal desiderio di inserirsi nel dibattito contemporaneo sulla violenza di genere, alla luce della sorprendente modernità con cui Giraldi affronta la questione.
Senza proiezioni anacronistiche, l’autrice mostra la straordinaria capacità dei testi di parlare al presente, ricollegando l’affermazione “Io son donna di me” pronunciata da Altile (personaggio di una novella degli Ecatommiti e poi di una tragedia eponima) a una lunga tradizione di rivendicazione dell’autonomia femminile, dalla Marfisa di Ariosto (“né d’altri son che mia”), fino alle lotte femministe del Novecento (si ricordi lo slogan degli anni Settanta “Io sono mia”).
Il primo capitolo ricostruisce il quadro ideologico del Cinquecento, mettendo in luce le radici aristoteliche e cristiane della subalternità femminile e l’ambivalenza della trattatistica rinascimentale, oscillante tra prescrizioni misogine e aperture in senso egualitario. La distanza tra idealizzazione letteraria e artistica della donna e sua reale condizione sociale è efficacemente illustrata anche tramite esempi iconografici come Le due dame veneziane di Carpaccio, che la studiosa analizza a conclusione di questa prima parte.
Il secondo capitolo, cuore del volume, offre una rilettura in chiave storico-antropologica delle figure femminili all’interno degli Ecatommiti, l’opera maggiore di Giraldi e una delle più importanti raccolte novellistiche del Rinascimento. L’autrice analizza la cornice narrativa e il dialogo costante tra posizioni misogine e filogine, mostrando come il sistema ideologico di Giraldi sia decisamente favorevole alla donna, riconosciuta come agente razionale, educatrice e cardine dell’ordine civile. La studiosa esamina ampiamente le figure delle meretrici, attraverso cui lo scrittore denuncia ipocrisie sociali e morali; la gelosia maschile, raccontata come passione autodistruttiva e violenta; la condizione della moglie-oggetto nel sistema patriarcale; il conflitto generazionale tra padri e figlie che rivendicano la libertà di scegliere il proprio amore. Ampio spazio è riservato alla capacità della donna di incarnare una virtù “attiva”, fondata su prudenza, fermezza e discernimento, che si manifesta soprattutto nei casi di violenza sessuale, dove Giraldi ribalta la logica dell’onore patriarcale, proclamando innocenza, dignità e diritto al riscatto delle vittime. Anche il suicidio femminile, nei casi estremi, diventa atto estremo di protesta contro un sistema oppressivo. Il capitolo si chiude con un articolato repertorio di donne che, attraverso esempi di ingegno, sacrificio, fermezza, generosità e capacità di perdono, completano il quadro dell’eccezionale statuto morale del femminile giraldiano.
Il terzo capitolo amplia la prospettiva al teatro e alla produzione storica di Giraldi. Poiché molte tragedie derivano dalle novelle, esse approfondiscono la psicologia di eroine come Orbecche e Altile, combattute tra amore, dovere e convenzioni sociali. L’autrice analizza inoltre le riscritture di Didone e Cleopatra, restituite alla loro fragilità e complessità, e le figure di donne perseguitate come Eufimia e Arrenopia, la cui virtù resiste all’abuso patriarcale. Particolarmente attuali risultano le tragedie di Selene ed Epizia, entrambe vittime di violenza sessuale che trovano forme diverse di riscatto pubblico e legale. Completano il quadro le donne dei cori, depositarie della coscienza collettiva, e le figure storiche (tra cui Lucrezia Borgia e Renata di Francia) che testimoniano l’interesse di Giraldi per l’eccellenza e il ruolo pubblico del femminile.
Il volume dimostra così l’unitarietà del progetto etico di Giraldi: novelle, tragedie e trattati costituiscono un’unica meditazione sulla vita civile e sulla centralità della “questione femminile” come indice della salute morale della società. La scrittura limpida, sostenuta da un ricchissimo apparato di note e da un’ampia bibliografia, rende il libro un contributo di grande rilievo non solo per gli studi giraldiani ma anche per la riflessione contemporanea sulla violenza di genere. Infine, il volume è impreziosito dalla Postfazione di Giorgio Forni, che ribadisce il valore conoscitivo dei classici e la loro capacità di illuminare il presente, prospettiva all’interno della quale il lavoro di Susanna Villari si colloca pienamente.
«Io son donna di me». Giraldi e il mondo femminile tra novelle e tragedie
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