I bambini sono molto concentrati sulla realtà e sanno osservarla di più e meglio di quanto tanti adulti ritengano. L’errore più grave che i grandi tendono a fare, e purtroppo a ripetere di continuo, è quello di non prestare la dovuta attenzione alle modalità che i più piccini utilizzano per esprimersi e cercare di farsi comprendere da loro.
A questa grave mancanza ne segue quasi sempre un’altra, non meno seria, e cioè quella di non fare domande e di non chiedere spiegazioni nell’erronea convinzione "di aver capito tutto" senza che occorra compiere alcuno sforzo, dando per scontata, e dunque banalizzando, la forza comunicativa dei bimbi, che è invece più complessa e articolata di quanto comunemente si pensi.
Lo sapeva bene Gianni Rodari, che in tanti anni di insegnamento aveva avuto modo di conoscere ed apprezzare appieno il mondo dell’infanzia: ne Il sole nero, una sua famosa poesia/filastrocca appartenente alla raccolta Il libro degli errori (1964) che analizziamo di seguito, ci dà una lezione sull’argomento che dovremmo imparare e tenere sempre a mente.
“Il sole nero”: testo della filastrocca
La mia bambina ha disegnato un sole nero di carbone
Appena circondato di qualche raggio arancione.
Ho mostrato il disegno ad un dottore.
Ha scosso la testa, ha detto: “La poverina, sospetto,
È tormentata da un triste pensiero che le fa vedere tutto nero
Nel caso migliore è un difetto di vista: la porti da un oculista”
Così il medico disse ed io morivo di paura.
Ma poi guardando meglio, sotto al foglio, vidi che c’era scritto,
in piccolo “l’eclisse”.
“Il sole nero”: l’espressività dei bambini e la distrazione degli adulti
Cosa fareste se un giorno vostro figlio o nipote vi mostrasse un disegno nel quale ha rappresentato un sole nero? La reazione, molto probabilmente, sarebbe simile al quella del papà descritto da Gianni Rodari in Il sole nero. Agitato riguardo al possibile significato recondito di una raffigurazione tanto inquietante fatta dalla sua bambina, l’uomo non esita a rivolgersi ad un medico, preoccupato dall’eventualità che essa potrebbe nascondere o essere il sintomo di un disturbo psichico che necessita di essere indagato a fondo. E in effetti la diagnosi del dottore non è per niente rassicurante, oscillando fra la possibilità di una grave forma di depressione che "fa vedere tutto nero" e un problema oculistico.
Il timore aumenta ma poi, ad uno sguardo più attento, il genitore nota che sotto al foglio, a corredo del disegno, c’è scritto “l’eclissi”. Dunque la bambina, che evidentemente è anche una brava scolara e ha studiato l’argomento, ha solo illustrato un’eclissi totale di sole.
Nessuna turba mentale, niente che abbia a che vedere con la depressione, patologie agli occhi inesistenti, ansia del tutto immotivata insomma, poiché la verità, per fortuna, è tutt’altra e, soprattutto, positiva. Un papà distratto dunque, ma anche superficiale, fermo all’apparenza, pronto a giudicare con troppa fretta e senza prendersi la briga di indagare, di cercare di andare oltre ciò che vede.
Eppure sarebbe bastato parlare con la figlia, chiedere direttamente a lei quale fosse il senso di quel disegno.
Troppo spesso gli adulti sono disattenti nei confronti dei bambini e ciò li porta a trarre conclusioni sbagliate su ciò che li riguarda. In particolare, e su questo il maestro Rodari non poteva lasciarsi cogliere impreparato, il disegno rappresenta da sempre il canale preferenziale attraverso il quale i più piccoli raccontano il mondo che li circonda; spetta ai grandi imparare a interpretarlo e a cogliere i messaggi che gli vengono affidati. Se il padre protagonista de Il sole nero lo avesse fatto si sarebbe risparmiato un bello spavento, ma di sicuro ha imparato la lezione e, con lui, anche tutti noi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il sole nero”, la filastrocca di Gianni Rodari sull’importanza di ascoltare i bambini
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