Il maestro sconosciuto Cagliostro
- Autore: Marc Haven
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
Non è impresa facile parlare dell’opera di Marc Haven intitolata Il maestro sconosciuto Cagliostro (Cambiamenti, 2004) e pubblicata nel 1912 (in copertina reca l’immagine del busto di Cagliostro scolpito dal massone Houdon che si trova nel Museo di Aix-en-provence). Curatore è Franco De Pascale, che ha scritto una coltissima prefazione dove ha evidenziato che l’autore
offre generosamente l’indicazione di un intenso operare interiore, vòlto alla resurrezione o alla rigenerazione non solo dell’anima, ma dell’uomo intero.
Tra le motivazioni che l’hanno spinto a pubblicare il suo studio, c’è quella di ridare dignità a Cagliostro: un martire della libertà, presentato negativamente dal Sant’Uffizio. Il Compendio di Barberi, si legge nella prefazione, è “un capolavoro di odio e di ipocrisia”:
i libelli dei signori Sachi e Morande, di M.me de la Motte impallidiscono a fianco di quella requisitoria, e tuttavia questi tre personaggi non avevano risparmiato Cagliostro.
Prendendo le distanze dagli studiosi che quasi sempre hanno omesso di citare l’opera di Haven, pur avendola saccheggiata (non si può dire che sia stata veramente conosciuta), De Pascale afferma:
è un’opera dalla documentazione ricchissima che mostra quanta dedizione, quanta tenacia e fatica abbia richiesto al nostro Autore il raccoglierla, il valutarla, il trascegliere da essa quanto era necessario alla sua ricerca.
L’opera, che è del 1921, ha una struttura complessa: comprende undici capitoli nei quali Cagliostro è seguito nei viaggi intrapresi per dare vita al Rito Egizio fino alla sua morte. Un epilogo è intitolato “Il maestro sconosciuto” e chiude il volume la trascrizione dello scritto di Clementino Vannetti sul soggiorno di Cagliostro a Rovereto (nel Novecento da Pericle Maruzzi sarà intitolato Il Vangelo di Cagliostro Il Gran Cofto). Inedita è la documentazione prodotta, tra cui la “Memoria difensiva” di Cagliostro al processo della Collana. Di Arturo Reghini è presentata Una pagina esoterica di Cagliostro. Denso di significati, è il capitoletto intitolato ”Rudolf Steiner su Cagliostro e il rito egiziano”.
Leggendo le pagine cristalline dell’opera di Haven ci si accorge subito del colloquio da anima ad anima, senza per questo sacrificare la scientificità del discorso sorretto da un’ampia documentazione. Egli penetra nel mistero dell’anima di Cagliostro e fa toccare con mano la sua incredibile energia che gli consentiva di viaggiare per l’Europa in compagnia di Serafina, al fine di diffondere il suo Rito Egizio e di prestare le cure a beneficio degli ammalati.
Non poteva esserci epigrafe migliore come quella scelta per far sentire le vibrazioni che suscita l’anima di Cagliostro, condannato al carcere a vita:
Voi avete messo a morte il Principe della vita: ma Dio l’ha resuscitato dai morti; di questo noi siamo testimoni.
(Atti degli Apostoli , III, 15)
Nell’introduzione, curata dallo stesso autore, si legge che gli adepti del Rito Egizio furono persone d’ogni paese e di culture diversissime, e il lavoro in loggia veniva svolto senza urtare nessuno e senza svegliare sentimenti ostili.
Lo studio comincia con l’apparizione di Cagliostro a Londra nel 1777, perché è a partire da questa data che si hanno documenti provenienti da lui e dai suoi avversari. Haven entra nel personaggio descrivendolo fisicamente e facendone risaltare la modestia dell’abbigliamento; aveva un’autorità che s’imponeva, una grandezza e una potenza misteriose irradiavano da lui. Era amabile e spesso scherzava; si esprimeva correttamente in francese; parlava il portoghese e l’italiano. Riconosceva che i suoi poteri gli erano stati donati da Dio; non ripudiava la ragione ma si rivolgeva allo spirito.
Nelle città d’Europa da lui raggiunte era onorato dai massoni di tutti i riti. Attuava le pratiche divinatorie-profetiche con fanciulli aventi tutta l’innocenza della prima età ed era il maestro che dialogava con i discepoli sulle “scienze divine”. La gelosia dei medici fu la prova del suo successo:
sapeva medicare le ferite del cuore, restituire l’energia e la felicità ai poveri esseri scoraggiati schiacciati dalla tristezza.
Quando in un luogo la sua opera era compiuta, se ne andava per operare altrove. Marc Haven parla di Cagliostro con assoluta devozione e lo sente come “l’essere di luce e di bontà” gettato nelle tenebre dalla lupa romana. Il conte Alessandro era un pericolo per Roma e doveva sparire. Sul contributo di Rudolf Steiner è appena il caso di dire che si sofferma sul significato della pietra filosofale e del mistico pentagono. La pietra filosofale ha uno scopo determinato, individuato da Cagliostro nel prolungamento della vita umana:
Per colui che ha imparato ad adoperare la pietra filosofale […] la morte è soltanto un evento apparente. La morte così non è più possibile, poiché da molto tempo ha imparato a vivere senza il corpo fisico deposto in modo simile a come ci si toglie un manto. Viene di conseguenza assunto un nuovo corpo così come si indossa un mantello.
Simbolo potentissimo è il pentagono, armonia di un amore totale di cui si avverte il bisogno in un mondo schiacciato dalla violenza delle parole e da meschini tatticismi senza verità.
Chiude l’opera lo scritto di De Pascale "Cagliostro e l’Italia. La nascita del rito egiziano", in cui lo studioso trova nell’antico Egitto le origini dell’arcana sapienza, di quella spiritualità giunta molto presto in Italia: una “ininterrotta continuità” che ha consentito la migrazione del culto di Iside a Roma, in Sicilia, nel napoletano.
In conclusione, gli va riconosciuto il merito di aver riproposto l’opera di Marc Haven: diverrà compito del lettore leggerla con intelligente attenzione.
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