- Autore: Gian Luca Campagna
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788868515577
La solitudine è assenza di vita dentro di sé, non attorno a sé. Una prospettiva capovolta, quella indicata da Gian Luca Campagna, in un incipit fuori testo che anticipa un’espressione cara al protagonista del suo mystery d’azione più recente, Il giardino dei nani solitari, quarto episodio delle vicende non facili, non spensierate e mai banali del detective che non ha uguali, José Cavalcanti, pubblicato da Arkadia, Cagliari (aprile 2025, collana “Senza rotta”, 276 pagine).
Un romanzo scritto in un momento di vuoto, da qui la frase iniziale del cinquantacinquenne narratore di Latina, giornalista e comunicatore d’azienda, scrittore molto attivo da oltre dieci anni. L’isolamento, il dubbio, l’interrogarsi introspettivo sono tratti caratteristici di Josè, l’anarcodetective creato e amato da Campagna. Quando papà Cavalcanti gli inventava da bambino storie di loro due che combattevano mostri, ripeteva che i veri mostri vivono dentro di noi.
E ridagli con “dentro”, una fissazione per il tabagista italo-argentino, investigatore on the road, nel senso che non sta mai fermo. Ora è a Ceuta... ora, nel 2020 del romanzo, tempi di Coronavirus.
Sempre il padre insisteva che si dovrebbe guardare sempre la linea dove scompare il mare, per raggiungerla e poi superarla, cercando di guardare oltre. Josè è così - assonanza voluta, non causale e nemmeno cacofonica - “dentro” di sé ha tanto spleen, ma altrettanta disponibilità un po’ indolente a scoprire il nuovo. Un brav’uomo, il babbo? Macchè, un fallito. Era giovane e già consapevole di non avercela fatta. Josè si è reso conto di amarlo quando ha capito di odiarlo e ha finito per crescere strano, senza padre, con i sogni dentro di sé, però con orizzonti lontani, da raggiungere e scavalcare.
Puoi startene a Buenos Aires, a Puerto Toro, a Capo Agulhas, a Kaffeklubben. A Ceuta. Solo con i tuoi pensieri. E scorgere dimensioni sempre diverse, con i limiti da superare ogni volta. La solitudine fa ritrovare se stessi.
Aridaje pure con la solitudine. È qui che arriva la frase citata sopra ed è qui a Ceuta, nel marzo 2020, che parte la quarta Cavalcanti story. “Picaresca”, quanto piace a Gian Luca sentirlo dire!
Non stupiscano i contorcimenti nei ragionamenti interiori a bocca aperta, quasi dei non sense: lo stile di Campagna è come la capacità di pensiero del suo protagonista, alluvionale, un’esondazione di sintassi veloce, una prosa straripante e con tante parole, aggettivi, frasi in argentino, a intercalare il periodare italiano. Il risultato è un insieme vivacizzato da una freschezza narrativa disinvolta, a volte provocatoria.
José Cavalcanti, ex calciatore, ex giornalista, ex cuoco, ex fidanzato, detective privato “provato” dalla vita e dagli eventi convenzionali. Passa le giornate sulla spiaggia, in quel lembo di Spagna sul territorio marocchino, Ceuta. Vive, anzi, sopravvive, “smarrito nelle sue riflessioni di uomo irrisolto”. Sigarette, birra, orizzonti ignoti, alcune volte una donna a pagamento, altre un romanzo, ma non gli colmano i vuoti dentro e fuori di sé. Lo sguardo rivolto su Plaza de los Reyes intercetta per la seconda volta Lei & Lui. I due li ha già notati un paio di giorni prima al Bar Lisbona, uno più piccolo, l’altra più grande, ragazzina ancora acerba, ma con le premesse e promesse fisiche di una futura modella. Un movimento aveva interrotto il filo del pensiero, la ragazza si era precipitata a sollevare il bambino caduto, la gamba del pantalone, scostata, aveva scoperto una protesi di metallo, intaccata in più punti. Sono Latifa, tredici anni, e Mohamed, sette. Del popolo Saharawi. Del tutto soli. I genitori sono fuggiti dal Sahara occidentale per cercare una nuova vita in Spagna e finiti a Roma, dove vivono stentatamente. Josè lo apprende, perché si è obbligato ad aiutarli, non sa nemmeno lui per quale motivo. Vengono dalla piccola Tifariti, assediata dall’esercito marocchino. Hanno attraversato il deserto - una mina ha fatto perdere la gamba a Mohamed - e sono entrati a Ceuta scavalcando la valla, l’alta parete di filo spinato, gli hanno detto con orgoglio i due giovanissimi. Sono lì da tre mesi. Un sacerdote, don Alonso, si sta impegnando a ricongiungerli a papà e mamma. Intanto li ha fatti trasferire dal campo temporaneo per immigrati a un Centro di educazione infantile, dove possono studiare. Però, occorre raggiungere l’aeroporto di Malaga, in Spagna, oltre lo Stretto di Gibilterra. Il problema è trovare qualcuno disponibile ad accompagnarli a prendere il volo per Roma.
Quindi, quello che manca è chi assicuri un passaggio da Ceuta a Malaga. Mica facile, ci sono pure le restrizioni anti Covid, poi la polizia spagnola è severissima con i minori e Vox, il partito di estrema destra nelle Cortes, pretende l’espulsione degli immigrati clandestini, piccoli o grandi che siano. Si tenga presente, in aggiunta, che altrove si vanno precisando i progetti perversi di terroristi islamici fondamentalisti, che faranno di tutto per mettere i bastoni nelle ruote del Cavalcanti percorso, già di per sé non troppo oliate. In sidecar, tra l’altro. E non abbiamo presentato Sua Maestà, la scimmietta che si appiccica al gruppo e viene aggregata alla spedizione. Né abbiamo detto di Monica, ma quella era stata anticipata a Josè da una cartomante. Il viaggio deve ancora cominciare e già si capisce che non sarà facile né risparmiato da contrattempi, avversità e avversari. Però, state certi che è anche e soprattutto un romanzo leggero. Si ride, non mancano sorprese, si partecipa.
I tre episodi precedenti di Cavalcanti: 2017, Il profumo dell’ultimo tango, col terrore della junta militare argentina; 2020, La scelta della pecora nera, ancora dittatura; 2021, Il teorema dei vagabondi pitagorici, fino in Perù.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il giardino dei nani solitari
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