- Autore: Teresa Frasca
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Un giardino zen e il suo simbolismo nella memoria di una madre e di una figlia attraverso la storia dell’Italia del dopoguerra, dal boom economico ai nostri anni. Due donne e un inatteso cambiamento, il secondo inizio, quando la storia della propria vita sembra già segnata per sempre. Una svolta inaspettata che può ribaltare un destino apparentemente scritto, quando non vi era più speranza e attesa di una trasformazione. Il giardino zen (Via Margutta Edizioni, 2026) è il libro di esordio di Teresa Frasca, genovese, lettrice appassionata e poetessa che, ispirata dalla visione del film Perfect days di Wim Wenders, ha voluto approfondire la cultura e la filosofia giapponese da lei sempre amata, per poterne poi scrivere.
Sul lago di Como, nella splendida villa familiare dove Egle ha vissuto lontano dalle città, Denise, sua figlia, raccoglie le sue ultime volontà. Ha amato sua madre pur non assomigliandole, mai a suo favore per le sue scelte di vita, eppur nonostante la distanza tra loro ora si apprestava a ciò che le aveva lasciato nelle sue disposizioni. Denise era in pensione, dopo aver lavorato in una biblioteca prestigiosa e dopo aver diviso la sua esistenza tra il lavoro e sua figlia Dafne, voluta con tutta se stessa dopo una breve relazione, e senza mai rinunciare alla sua indipendenza. Era immersa come gli altri partecipanti nei propri pensieri, “si sentiva esausta nel dover vivere nel reame della madre con la quale da molto tempo non intratteneva rapporti idilliaci”. Era presa da pensieri e ricordi; il padre, Vittorio, imprenditore nel ramo dei circuiti di gara delle auto, venuto su da solo nel periodo nel quale l’Italia si stava lasciando alle spalle gli orrori della guerra, la villa, e la madre che volle destinare un angolo di quel splendido luogo alla realizzazione di un giardino zen. “Un’inestimabile meraviglia” che Egle considerava il suo rifugio.
Era una donna dall’aspetto sereno ma profondamente infelice. Vittorio non era l’uomo che avrebbe desiderato nonostante il suo fascino non lasciasse indifferenti le donne. Lei aveva compreso che doveva far finta di nulla, acconsentire alle richieste del marito era un suo dovere anche se non riusciva più a sopportarlo. Un amore vero e profondo era entrato nella sua vita in maniera fugace, così come ne era uscito, e non lo aveva mai dimenticato. La vita andava avanti e nel mentre si susseguivano eventi storici dolorosi, dalla diga del Vajont all’assassinio di John Kennedy, dalla Primavera di Praga alle stragi terroristiche; Egle continuava a vivere immersa nei suoi ricordi. Fin quando realizzò il suo sogno, un giardino zen, con l’aiuto di un giovane garden designer, Yamada Yakusho.
Per i giardini all’inglese non esisteva alcun problema ma un giardino zen avrebbe potuto idearlo una persona che abbracciava e viveva secondo quella filosofia orientale e questa poteva essere, all’epoca, essenzialmente giapponese.
Yakusho raggruppò ciliegi, bambù, magnolie, salici piangenti e aceri rossi e li dispose assecondando un cammino che non era solo visivo ma soprattutto un percorso interiore. Quel luogo sapeva accogliere l’esistenza di Egle, divenne la sua filosofia di vita. Imparò ad ascoltare il silenzio mentre il suo cuore riprendeva a vivere. Aveva impiegato tanti anni per cucire e ricucire il dolore delle sue ferite, tenute nascoste al mondo, e della sua storia d’amore lontana nel tempo che sembrava quasi appartenere a un’altra vita.
Il giardino zen farà incontrare, in un tempo che non si aspettava più nulla dal destino, Denise e Yakusho; entrambi si ritrovarono meravigliati e pieni di gratitudine verso la vita che aveva permesso loro di amarsi. Un amore inatteso alla loro età, che era riuscito a lenire il dolore del loro passato e dare una nuova speranza al loro presente. Kitai è la parola che racchiude l’attesa fiduciosa di qualcosa che deve ancora arrivare, ciò che di più bello si fa attendere. E Kitai sarà il significato dell’unione di Denise e Yakusho, della loro relazione, non solo un sentimento d’amore senza età ma un legame che sembrava già esistere.
Il giardino Zen è il racconto di ciò che ognuno di noi custodisce dentro di sé, un mondo segreto e invisibile agli altri, fatto di ricordi, contraddizioni, ferite e desideri, dopo dolori e profonde solitudini. Uno spazio intimo tra flussi di pensieri e silenzio interiore, di emozioni vere, autentiche, della mutevolezza della vita, di sogni mai detti, paure profonde, desideri inconfessabili e ricordi silenziosi che formano il nostro vero io.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il giardino Zen
Sono l’autrice del romanzo Il Giardino Zen e ringrazio Teresa D’Aniello per aver centrato il cuore pulsante della storia: la Speranza che non muore, che nulla è mai definitivo nella propria esistenza, nulla è scontato: la vita può sempre sorprenderci. Guardando più volte il film Perfect Days di Wnders, mi sono innamorata di Hirayama/Yakusho Koji e, così, ho voluto regalargli un’altra storia da vivere, qui in Italia, sulle sponde magiche del lago di Como.
Spero vivamente che vi piaccia. Lo dedico a tutte noi donne che desideriamo vivere l’Amore vero. 🌹