Intellettuali, artisti, scienziati, compositori, poeti e scrittori: fino al 5 maggio la Pinacoteca Ambrosiana, nel cuore di Milano, racconta personaggi d’eccezione adottando un punto di vista inedito. Protagonista di una mostra dal sapore retrò sarà Il fascino degli autografi e il carattere inconfondibile della scrittura a mano.
Monsignor Francesco Braschi, vice prefetto e dottore della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, curatore dell’esposizione, spiega così l’iniziativa:
vorrebbe favorire un accostamento personale ai personaggi storici, la possibilità di fare esperienza di un’umanità non così dissimile dalla nostra, per farci apprezzare – in un’epoca apparentemente concentrata sul virtuale – tutta la forza dei “realia”, delle “cose concrete” che testimoniano la storia dell’umanità.
La storia scritta da inchiostro, penna e calamaio
La storia, quella vera, d’altronde è fatta di lettere, documenti ufficiali o riflessioni private, prime stesure di opere memorabili. Di volta in volta vergati con la penna d’oca e il calamaio, o il pennino, trasferiti su pergamena e carta, corredati di sigilli e firme autografe, sono e restano istantanee di vita.
Di più: rappresentano l’impronta di individui, disegnata dalla calligrafia inconfondibile o dalla firma. Nelle sale 2 e 3 della Pinacoteca sfilano così documenti che rimandano a volti, pensieri, percorsi intensi, itinerari di genio o passioni irrefrenabili. Dallo sconfinato patrimonio della Biblioteca Ambrosiana emergono tratti solenni e istituzionali, svolazzi che a fatica sembrano contenere la creatività. O, ancora, lettere dimesse, dettate dalla necessità di piegarsi a incombenze pratiche o esigenze concrete, estranee a chi è abituato a vivere di sentimenti alti.
Da Galileo ad Ariosto, da Bembo a Napoleone
Così, fianco a fianco, ci sono la lettera di Galileo Galilei che accompagna il dono di una copia del suo Saggiatore a Federico Borromeo, l’autografo di un canto dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto per restare in tema letterario. Ma anche la meno poetica lettera di raccomandazione firmata da Giuseppe Verdi e una corrispondenza tra Lucrezia Borgia e l’umanista Pietro Bembo. O, ancora, la grazia firmata da Napoleone che salva la vita a un soldato condannato a morte per insubordinazione. E poi San Tommaso d’Acquino, Michelangelo, Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni, Gabriele d’Annunzio.
Tutti superano l’aura irraggiungibile acquisita durante le ore di storia, letteratura e filosofia che compongono il percorso scolastico comune. Come spiega Monsignor Braschi:
Attraverso questi fogli, che spaziano nell’arco di quasi ottocento anni, ci svelano non solo parole e concetti, bensì persone concrete, dal momento che la scrittura a mano è davvero una sorta di “specchio dell’anima”.
Un promemoria tutto da coltivare, specie in epoca tecnologica.
La mostra sarà visitabile fino al 5 maggio tutti i giorni dalle 10 alle 18 (mercoledì chiuso).
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il fascino degli autografi”: una mostra a Milano celebra lo “specchio dell’anima” della scrittura a mano
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