Il dormiente
- Autore: Johan Ehn
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fandango Libri
- Anno di pubblicazione: 2026
Ha le fattezze della tragedia e un andamento da thriller, la storia raccontata nel nuovo romanzo di Johan Ehn Il dormiente, arrivato da appena qualche giorno in Italia nel catalogo Fandango, grazie alla traduzione di Samanta K. Milton Knowles. Sono colossali le coliche dell’anima e dello spirito che il protagonista è costretto a vivere, straziante la sua ricerca di una via di uscita e la corrispettiva, spasmodica caccia di un ritorno in sé, e se si erge spesso isolato proprio come un eroe tragico da estreme, nordiche latitudini, si ritrova ugualmente invischiato in una claustrofobica vicenda da cardiopalma.
Christian, il protagonista del romanzo, è un giovane svedese dal vissuto assai difficile; una serie di incomprensioni familiari, inciampi emotivi e dubbi esistenziali lo hanno spinto verso l’abuso d’alcol. Salvifico per lui è stato quindi l’incontro con gli Alcolisti Anonimi, un gruppo all’interno del quale, per la prima volta, ha saputo, non senza difficoltà iniziali, condividere la propria esperienza e ascoltare quelle altrui, fino a ripulirsi e trovare un apparente equilibrio. Le cose si complicano però quando, a pochi mesi di distanza, entra in contatto con la Fonte della conoscenza, un movimento che sembra proporgli un nuovo cammino.
Christian è sempre stato attratto dalle forze altre, quelle che ruotano tutto intorno agli individui proponendo, se ben canalizzate e utilizzate, un miglioramento interiore. Il suo lato più spirituale, quindi, si incolla ai dettami del movimento, applicandosi alle pratiche e alle letture con talmente tanto entusiasmo e talmente tanta concentrazione da arrivare, in pochissimo tempo, a un livello di conoscenza molto alto, quasi ineguagliabile. In questo è aiutato, sorretto e guidato da una coppia che funge da guru e maestri della pratica, allontanandosi al contempo da tutti quegli individui che scorgono già, nel rigido, asfissiante e inglobante sistema della Fonte della conoscenza, dei meccanismi che la avvicinano assai alle sette. Il moto istintivo di Christian è una chiusura a riccio, un allargamento di terra bruciata tutto intorno a sé.
Arriva, immancabile, un punto assai critico da superare, però. Christian viene infatti a sapere che le rigide regole che costellano il cammino proposto non accettano, nella complessa gestione della sessualità degli adepti, l’unione fra individui dello stesso sesso. Problema non da poco per il protagonista, che fino a quel momento ha vissuto appieno, pur dimostrandosi un disastro nella gestione emotiva, la propria omosessualità. Tutto crolla, soprattutto le certezze, e le pagine trasudano della delusione di Christian, una delusione che ha il sapore amarissimo del tradimento: il traguardo indicato, per il quale ha così tanto faticato, si è così tanto speso, gli è stato strappato via dalle mani, e gli è stato strappato via proprio da (o per) sé stesso.
Si era immaginato di vivere un’esperienza come quella del principe Siddharta seduto sotto il suo sacro albero della Bodhi, quando aveva finalmente raggiunto l’illuminazione. Aveva letto da qualche parte che quell’albero era un gigantesco fico, un ficus religiosa. Che ironia del destino, visto che la parola fikus in svedese veniva usata per dire frocio, ed era proprio quello il motivo per cui lui non avrebbe mai potuto raggiungere l’illuminazione.
Eppure le sette e i movimenti difficilmente lasciano andar via i propri adepti, costruite come sono a ricoprirli di una membrana impermeabile fra loro e il mondo esterno, quello dei “dormienti”. Viene così proposto a Christian un viaggio in Inghilterra, tutto pagato, per permettere al giovane di ritrovare la strada perduta. Ed è proprio in questa landa frustata dalle onde che Christian farà due incontri decisivi: quello con un giovane ragazzo, bello e aperto all’ascolto, e quello con una figura di prestigio della Fonte della conoscenza, che lo invita a raggiungerlo in un antico castello che cela non pochi misteri al suo interno. Da qui prendono le mosse le pagine più sanguinolente e intime, dolci e violente del romanzo, scandite costantemente dalla voce interiore di Christian, che gli urla nelle orecchie e gli sussurra rimproveri e accuse la sera, senza permettergli di chiudere gli occhi. Lo strazio è violento, il sano percorso di salvezza costellato di difficoltà e dolore.
Quella raccontata ne Il dormiente è una declinazione delle orribili situazioni in cui si ritrovano molti giovani, costretti da sistemi familiari e religiosi a combattere contro se stessi, in una lotta falsamente e tragicamente spacciata come contro il malsano morbo dell’omosessualità. Scrive l’autore nelle ultime pagine del libro, a romanzo concluso:
Secondo un rapporto […] il 18 percento delle giovani persone Lgbtqi+ in Svezia ha dichiarato che qualcuno aveva tentato di influire sul loro orientamento sessuale oppure sulla loro identità o espressione di genere. Il 5 percento è stato sottoposto a tentativi di conversione più gravi, sotto forma di terapia farmacologica, terapia di gruppo, preghiere o esorcismo. Può anche trattarsi di essere portati fuori dal paese, costretti a sposarsi oppure essere mandati a fare un viaggio educativo.
Col suo romanzo, Johan Ehn ci permette di addentrarci all’interno di questa tortura, dissezionando con delicatezza ma senza abbellimenti lo stritolamento di una giovane anima errante nell’incomprensione e nelle funeste catene altrui.
Il dormiente
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