- Autore: Maurizio Ternavasio
- Genere: Sport
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788877078124
Su tutti si eleva Fausto Coppi, da Castellania (AL), ma figurano anche un torinese, Mazzola, e un alessandrino, Rivera, che hanno mietuto successi in formazioni calcistiche meneghine e ben otto titolatissimi calciatori juventini, tra I grandi sportivi del Piemonte. Un secolo di sfide e di trionfi (settembre 2025, 160 pagine), volume fittamente illustrato con immagini anche a colori nel testo e firmato dal giornalista, anche lui della Mole e già della “Stampa”, Maurizio Ternavasio, per i tipi del Capricorno, casa editrice di casa, Corso Francia. La prefazione è del biellese Giampaolo Ormezzano, completata poco prima della scomparsa, il giorno di Santo Stefano del 2024.
I profili proposti sono cinquanta, in stretto ordine alfabetico, dal cestista Alessandro Abbio al tennista Lorenzo Sonego. I campioni rappresentano svariate discipline sportive e vantano tutti un palmares da applausi, oltre ad appartenere al gotha sportivo dal primo dopoguerra del 1900 a oggi (Filippo Ganna, ad esempio, pedala ancora a tutta, in pianura). Certo, il numero è ristretto. Sulle ragioni della selezione dei candidati a queste pagine, si soffermano tanto l’indimenticabile giornalista e scrittore nella prefazione, che l’autore stesso. Maurizio lo fa in maniera notevolmente esaustiva nell’introduzione. Cinquanta sono pochi, riconosce. C’è il rischio di qualche ingiustizia, vista l’esclusione di altri atleti piemontesi, ad esempio Giovanni Ferrari, otto scudetti vinti, i tennisti Ocleppo e Caratti, i ciclisti Zilioli e Defilippis, lo sciatore Paolo De Chiesa. Fatto sta che Ternavasio non ha seguito un “criterio unico” per individuare i protagonisti di questo volume. Ha voluto prendere in considerazione alcuni indicatori significativi, come le medaglie olimpiche e mondiali (in particolare d’oro), le competizioni e coppe europee, gli scudetti in serie A, le numerose maglie azzurre. Inoltre, ha cercato di non insistere troppo sul calcio (presente comunque in 13 profili) e sul ciclismo. Va poi considerata l’esigenza di vedere rappresentato il più ampio ventaglio di discipline sportive, anche l’alpinismo, il bob, le bocce e il pallone elastico, e di privilegiare “un minimo le quote rosa, per evitare antipatiche querelle”. Inoltre, sono stati “dolorosamente” esclusi atleti che hanno gareggiato all’inizio del Novecento, più di un secolo fa.
Detto che gli otto bianconeri nel libro sono Luigi Allemandi, Roberto Bettega, Giampiero Boniperti, virgola felice Borella, Giampiero Combi, Claudio Marchisio, Carlo Parola e Pietro Rava, ci soffermeremo sui protagonisti effigiati in copertina, mettendo però da parte per una volta lo sport maggiore, il calcio, proprio perché tale e fin troppo trattato in genere, a discapito degli altri. Sandro Mazzola perciò dovrà accontentarsi di questa mera citazione (già la seconda, comunque, nella recensione).
Non basterebbe un libro intero per raccontare la breve vita di Fausto Coppi, originario dell’Alessandrino (Castellania, 15 settembre 1919-Tortona, 2 gennaio 1960). Quarto figlio di una famiglia di braccianti agricoli, “alto, ricurvo ed esile, affetto da rachitismo, col naso aquilino e le gote incavate”, scrive Maurizio, pedalava per distribuire le consegne della salumeria di Novi Ligure in cui lavorava. Toccante e rara la fotografia a pagina 78, che riprende il Campionissimo quarantenne composto nella camera ardente, con la signora Occhini riversa disperata a baciare il volto affilato del marito. Era stata fatale per Coppi una trasferta africana, per un criterium, seguito da una battuta di caccia. Rientrato in Italia il 27 dicembre 1959, manifestò uno stato febbrile per una malaria mal diagnosticata, scambiata per influenza. Il 31 dicembre venne ricoverato all’ospedale di Tortona, dove morì prima che i medici capissero e potessero somministrargli del banale chinino. Giorgio Bocca ha scritto nel 1963 che Fausto Coppi è stato “un eroe possibile e accessibile a tutti. Correva sulla bici, che anche i poveri potevano acquistare. Con il suo respiro calmo e lungo, vinceva per meriti suoi senza rubare niente a nessuno”. Numeri impressionanti: in 18 stagioni, 151 corse su strada vinte, il 40% per distacco; 83 su pista; 5 Giri d’Italia e 22 tappe; 2 Tour de France, con 9 successi parziali; 1 Campionato del Mondo su strada, a Lugano nel 1953; 3 Milano-Sanremo, una Parigi-Roubaix, Freccia Vallone, 5 Giri di Lombardia e 2 Campionati del Mondo d’inseguimento al coperto.
Spazio a una piccola grande donna, alta 158 cm per un peso di 45 chili, uno “scricciolo” - ma con mezzi fisici, tecnici e agonistici incredibili - soprannome che l’ha accompagnata per tutta la carriera, con il piemontese trapulin, trappolino. Stefania Belmondo da Pontebernardo di Pietraporzio, in Valle Stura, nel Cuneese, è stata votata come la migliore fondista italiano del secolo scorso. Non si dimentichi che l’oro conquistato ad Albertville, nel 1992, è stato il primo olimpico vinto da un’italiana nella sua specialità. Vanta 10 medaglie olimpiche, meglio di lei solo la norvegese Marit Biorgen e 13 titoli mondiali, oltre a 23 vittorie in gare di Coppa del Mondo, con 64 podi, azzurra più vincente di sempre nel circuito internazionale. Al confronto, quasi scompaiono i 34 titoli nazionali.
Francesco Bagnaia, detto “Pecco”, Torino 14 gennaio 1997, è il presente del motociclismo. Nemmeno trentenne, ha già alle spalle 14 stagioni nel Motomondiale, tra Moto 3, Moto 2 e Moto GP, con 3 titoli. E dire che papà Pietro, appassionatissimo di cavalli, avrebbe voluto che facesse il fantino. Il soprannome lo deve alla sorellina maggiore, Carola, che alla sua nascita non riusciva a pronunciare Francesco e lo storpiava in Pecco.
I grandi sportivi del Piemonte. Un secolo di sfide e trionfi
Disponibile su Amazon.it
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I grandi sportivi del Piemonte. Un secolo di sfide e trionfi
Lascia il tuo commento