- Autore: Vittorio Colitta
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788822791634
Molte persone si chiedono se sia davvero possibile riuscire a scrivere un bellissimo romanzo in giovane età. Il venticinquenne pugliese Vittorio Colitta, indirettamente, risponde affermativamente attraverso il suo romanzo d’esordio I fiori della morte. La prima indagine del commissario Rinaldi, un giallo pubblicato da Newton Compton nel gennaio del 2025.
Il ritmo di questo romanzo potrebbe essere definito altalenante, in quanto le descrizioni, in particolare dei luoghi, sono rese molto poetiche e, di conseguenza, il ritmo della lettura si adatta a quella quiete, a quella dolcezza trasmessa dallo stile di scrittura. A questi momenti si alternano le indagini, dal ritmo sempre più serrato, così tanto che da un certo punto il ritmo di lettura rimarrà costantemente alto perché la sete del conoscere la fine sarà più forte di qualsiasi altra cosa. Gli ambienti evocativi, le indagini e la caratterizzazione coerente dei personaggi rispetto al loro passato creano un quadro di equilibrio e consapevolezza da parte dell’autore; niente è lasciato al caso e ogni singola parola è dosata, che sia ai fini della trama o semplicemente per arricchire dei dettagli, mostrando una maturità artistica e psicologica molto sviluppata per la sua età.
L’audacia dello scrittore si nota già dall’inserire come protagonista secondaria una profiler nel team che indagherà su una serie di omicidi avvenuti a Brunico, un paesaggio suggestivo alpino. Il protagonista è, come si potrebbe intuire, il commissario Rinaldi, trasferitosi da Bari in questo paesino in maniera non spontanea, e questo motivo darà vita a una sottotrama che non si concluderà in questo romanzo, e questa è la prova definitiva che il commissario, con la sua squadra, farà parte di una trilogia di romanzi, se non di una serie.
Precedentemente ho parlato di audacia, riferendomi all’aggiunta della figura della profiler, senza spiegarne i motivi, spingendo voi al ragionamento prima di procedere. Audacia perché in Italia una figura simile è quasi inesistente; quindi, collocarla in un gruppo investigativo di un piccolo e tranquillo paesino sarebbe stato difficile, ma se questo personaggio fosse stato parente al questore? Non solo darebbe senso al suo inserimento nella squadra, ma affronterebbe una problematica italiana ancora attuale, la raccomandazione. Elena, la profiler, avrà una notevole evoluzione, passando dal sentirsi a disagio come nipote del questore a rivelarsi una risorsa fondamentale per le indagini.
Un ulteriore punto a favore de I fiori della morte: per le persone a cui piace indovinare gli assassini nei gialli, questa è una bella sfida che vi metterà a dura prova. Punto a sfavore: alcuni personaggi e alcuni momenti li trovo inutili ai fini di questo romanzo, come l’agente Sorianello, sfruttato per sdrammatizzare, mi aspettavo potesse essere utile anche alle indagini, mentre per quanto riguarda i momenti mi riferisco alle dinamiche di relazione complesse tra Moser e Kofler, sfruttate per comprendere il loro passato e i loro caratteri. Tutto ciò potrebbe rivelarsi utile per i prossimi romanzi. Consiglio vivamente la lettura di questo libro e di tenere d’occhio l’autore; sono sicuro che potrebbe diventare uno dei migliori scrittori di gialli italiani.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I fiori della morte. La prima indagine del commissario Rinaldi
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